Montagna

Dai boschi alla cucina, prove di turismo sostenibile in Alta Badia

Colfosco e Corvara e poi i tetti di La Villa e di Badia e lo splendido anfiteatro in cui sono incastonate, con il Sassongher da un lato e il Sas dla Crusc dall’altro

di Giovanni Rusconi

5' di lettura

L’atmosfera delle Dolomiti si inizia a respirare da lontano. Dopo pochi chilometri dall'uscita di Chiusa, si imbocca la Val Gardena e quasi per incanto, dietro una curva, appare l’inconfondibile sagoma del Sasso Lungo con la cima spruzzata dalla prima neve stagionale. Una vista che è emozione, che si stratifica nell’anima man mano si sale attraverso Ortisei, Santa Cristina e Selva di Val Gardena e (soprattutto) percorrendo i tornanti del passo Gardena per arrivare ai piedi del Gruppo Sella, di cui sembra di poter toccare le rocce maestose. L’Alta Badia è lì, sotto il passo, ti accoglie con Colfosco e Corvara e poi la vallata si apre ancora per rivelare i tetti di La Villa e di Badia e lo splendido anfiteatro in cui sono incastonate, con il Sassongher da un lato e il Sas dla Crusc (Sasso di Santa Croce) dall’altro.

E-bike e montagna per tutti ed esperienze ladine

In estate qui si può fare di tutto. Le due ruote spopolano e con le e-bike ci si arrampica agevolmente sugli altopiani sopra i 2mila metri, in molti alberghi l’area wellness è una costante (quella dell’hotel Dolasilla a La Villa offre una piscina interna e un’ampia vasca idromassaggio a sfioro con vista sulle montagne) e il piatto forte sono le escursioni in quota su tutti i versanti della valle, resi accessibili a tutti dall’apertura di una buona parte degli impianti di risalita invernali. Non mancano inoltre proposte alternative, dai corsi di cucito nell’atelier di una stilista locale (Anita, a San Cassiano) alla preparazione di una vera cena ladina al fianco di un’esperta cuoca fino al tour in compagnia di un vero contadino impegnato nella transumanza del bestiame, dagli alpeggi al fondovalle.

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La bellezza e l’unicità dell’Alta Badia hanno oggi un valore attrattivo in più, ed è quello della sostenibilità, che si riflette nel modo di fare “hospitality” a 360 gradi e che guarda a un futuro in cui questa parte di Sud Tirolo punta a conseguire la certificazione del Global Sustainable Tourism Council delle Nazioni Unite.

Il turismo sostenibile dell'Alta Badia, tra gastronomia e natura

Il turismo sostenibile dell'Alta Badia, tra gastronomia e natura

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Il parco dei cervi e le degustazioni in un maso del 1600

Fra La Villa e Badia, appena fuori dai due centri abitati, c'è il maso Sompunt, una costruzione del 1590 (una delle più vecchie di tutto l'Alto Adige) con annesso vecchio mulino che fu residenza saltuaria dell'imperatore austriaco Francesco Giuseppe. Qui vive Lukas. Lo chiamano il contadino del futuro, è il presidente dei Giovani Agricoltori della zona e accompagna turisti e visitatori a scoprire i segreti dell'azienda agricola di famiglia (dal 2014 votata alla coltura biologica) e a vivere l'esperienza di incontrare da molto vicino (fino a dar loro da mangiare) gli ospiti del suo personalissimo parco: cervi e daini. In oltre 8 ettari fra prati e boschi recintati vivono circa 30 esemplari, seguiti personalmente da Lukas e nutriti solo con i prodotti della natura, dalle mele al mangime di foraggio fino alla corteccia degli alberi abbattuti dalla neve. La componente più godereccia della visita al parco/allevamento dei cervi è all'interno del maso, nella cantina secolare completamente ristrutturata, dove fra un aneddoto e l'altro si degustano vini, salumi (anche di cervo, naturalmente) e formaggi locali. In un ambiente in cui il tempo sembra essersi fermato.

Ricostruire la foresta fra didattica e “green care”

Nel 2018, la tempesta Vaia che ha lasciato profonde cicatrici su tutte le Dolomiti Orientali è passata anche da qui, distruggendo vari ettari di bosco di abeti rossi nella vallata che da Corvara sale al passo di Campolongo. Qui ha trovato terreno fecondo l'iniziativa WowNature realizzata da Etifor (Etica Forestale, uno spin off dell'Università di Padova) in collaborazione con il consorzio Alta Badia e Maratona dles Dolomites, per ripristinare le foreste danneggiate da Vaia. Camminare nel bosco certificato Fsc (Forest Stewardship Council) con Alex Pra, uno dei co-ideatori del progetto, è un'esperienza unica a mezza via fra la didattica, l'immersione della natura e il piacere di contribuire alla “ricostruzione” intelligente di una porzione di territorio. Il progetto non prevede solo la piantumazione di nuovi alberi (a cui si può partecipare, attraverso WowNature, adottandoli con una donazione e posandoli di persona) per ripristinare il paesaggio e accelerare la ripresa delle foreste, ma anche la sperimentazione di modelli innovativi che puntano a rinvigorire con nuove specie la biodiversità alpina.

“Food Forest” è il nome di questo orto-bosco alimentato da un'attenta coltivazione multifunzionale composta da abeti e larici, latifoglie, erbe medicinali, bacche e altri frutti di bosco. Evoluzione naturale e progettualità sostenibile a lungo termine: le foreste dell'Alta Badia, oltre che elementi vitali per l'assorbimento della CO2, diventano così un ecosistema dove creare itinerari tematici e scientifico-educativi anche per i turisti della valle (attualmente i pannelli informativi con Qr Code si sviluppano lungo un chilometro) e percorsi di forest bathing. All'insegna della tutela dell'ambiente e del “green care”.

A tavola si riparte con il ritorno alla semplicità

La gastronomia, come in tutto l'Alto Adige, è uno dei pezzi forti dell'ospitalità ladina. Al Bistrot “Saus ySurëdl” di Badia (all'interno dell'hotel Gran Ander) lo chef Andrea Irsara fa della semplicità e della genuinità i cardini della sua cucina, puntando su selvaggina a km zero e ponendo grande cura alla riscoperta dei gusti della tradizione e alla valorizzazione delle materie prime (vedi il pane fatto in casa con la farina macinata nel vecchio mulino). Un appuntamento da non perdere è anche la cena al maso Runch, sempre a Badia, dove da anni la famiglia Nagler propone agli ospiti un menu fisso di piatti tipici ladini come “les tutres” (le frittelle con spinaci e ricotta), la “panicia” (zuppa d'orzo), lo stinco con polenta e lo strudel fatto in casa.

Salvaguardia dell'ambiente e ristoro nella casa dei pellegrini

Per chi ha voglia di camminare, l'escursione da Castalta al rifugio La Crusc, sotto l'imponente Sasso Croce, permette di vivere un'esperienza doppia. Partecipando all'iniziativa Alta Badia Eco-Hiker, nata per sensibilizzare l'escursionista alla protezione dell'ambiente, si sale per oltre un'ora nel bosco raccogliendo piccoli rifiuti in appositi sacchetti forniti dalla guida; una volta arrivati ai 2.045 mt del rifugio, il piacere è nel sedersi ai tavoli all'aperto (o nelle tre 3 stuben interne) di questo edificio in pietra e legno di inizio 1700 (fu costruita come abitazione per ospitare e rifocillare i pellegrini che giungevano in visita al santuario) e farsi servire da Karin, che porta avanti una tradizione di cucina familiare lunga cinque generazioni. Zuppe di vario genere, uova con lo speck e le patate, polenta con formaggio e funghi e come gran finale l'imperdibile “Kaiserschmarren”, il dolce di origini austriache a base di latte, farina e uova accompagnato con confettura di mirtilli. Quello che si mangia a La Crusc, si dice, è fra i migliori di tutta l'Alta Badia.

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