IL CASO «UOMO VITRUVIANO»

Dai Bronzi a Caravaggio a Leonardo: la lunga lista delle opere d’arte contese

Non è certo la prima volta che la questione dei prestiti culturali provoca tensioni e apre dibattiti. E non c’è per forza bisogno di tirare in ballo la diplomazia. Anche quando si tratta di spostare quadri o altro tra musei italiani i divieti non mancano, perché la questione di fondo è sempre la stessa: l’incolumità dell’opera, la sua capacità di resistere agli spostamenti senza subire gravi danni. Da ultimo c’è stato il “no” del ministero a far viaggiare verso il museo napoletano di Capodimonte il dipinto Le sette opere della Misericordia di Caravaggio

di Antonello Cherchi


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(Agf)

3' di lettura

Tutto è rinviato al 16 ottobre, quando la seconda sezione del Tar del Veneto si riunirà in camera di consiglio per decidere se l’Uomo Vitruviano può andare a Parigi per essere esposta nella mostra che il Louvre ha organizzato a partire dal 24 ottobre per celebrare il cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci. È l’ennesimo colpo di scena di una vicenda che si trascina da tempo e che vede come protagoniste le procedure di prestito italiane.

Ventisei opere di Leonardo
Si era partiti con 26 opere: tante ne aveva chieste all’inizio la Francia per celebrare Leonardo quando ancora al ministero dei Beni culturali c’era Dario Franceschini. L’avvicendamento a via del Collegio Romano con l’arrivo del ministro Alberto Bonisoli aveva messo un freno a quelle pretese. La sottosegretaria leghista alla cultura, Lucia Borgonzoni, aveva raccontato di aver trovato un fitto scambio epistolare tra Italia e Francia : 1.200 mail che, però, non avevano portato a nulla. E la contropartita offerta dai cugini d’Oltralpe erano alcuni dipinti di Raffaello, di cui - secondo la sottosegretaria - non si specificava l’identità.

L’ordinanza del Tar Veneto che ha sospeso il prestito dell’Uomo Vitruviano

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L’accordo dell’ultima ora
La mediazione subì, dunque, se non uno stop, di certo un rallentamento. Fino al ritorno al ministero di Dario Franceschini, che a fine dello scorso settembre ha sottoscritto con l’omologo transalpino, Franck Riester, un memorandum d’intesa per il prestito di sette opere di Leonardo, tra cui l'Uomo Vitruviano, alla Francia, la quale ci darà cinque opere di Raffaello e due del suo allievo Giovan Francesco Penni per celebrare i 500 anni della morte del pittore urbinate, ricorrenza che cadrà il prossimo anno.

Il Tar e i tempi della mostra
Sembrava cosa fatta, se non fosse arrivato il decreto cautelare del Tar Veneto, chiesto dall’associazione Italia Nostra. I giudici non sono entrati nel merito della questione, ma hanno solo preso atto che l’udienza per discutere del prestito dell’Uomo Vitruviano si sarebbe dovuta tenere il 24 ottobre, proprio quando si aprirà l’esposizione al Louvre. Hanno, pertanto, sospeso il prestito dell’opera e anticipato al 16 ottobre la trattazione - sempre in sede cautelare - della questione.

La fragilità dell’arte
Non è certo la prima volta che la questione dei prestiti culturali provoca tensioni e apre dibattiti. E non c’è per forza bisogno di tirare in ballo la diplomazia. Anche quando si tratta di spostare quadri o altro tra musei italiani i divieti non mancano, perché la questione di fondo è sempre la stessa: l’incolumità dell’opera, la sua capacità di resistere agli spostamenti senza subire gravi danni. Da ultimo c’è stato il “no” del ministero a far viaggiare verso il museo napoletano di Capodimonte il dipinto Le sette opere della Misericordia di Caravaggio.

Una commissione per i Bronzi
Sempre restando nei nostri confini, nel 2014 ci fu il tira e molla sui Bronzi di Riace, candidati a essere esposti all’Expo di Milano l’anno successivo. In quel caso gli esperti erano divisi tra i favorevoli al viaggio e i contrari. Franceschini, all’epoca ministro dei Beni culturali, insediò una commissione, che alla fine decise che i Bronzi non si dovevano muovere. Per l’Uomo Vitruviano non c’è stato bisogno di alcuna commissione: gli esperti del ministero hanno dato il loro assenso. Che, però, deve fare ora i conti con il Tar e con i tempi della giustizia, da una parte, e della mostra parigina, dall’altra.

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