FASE DUE 

Dai bus turistici in Campania agli artigiani di San Gregorio Armeno, dagli asili privati agli ambulanti lombardi: le categorie che hanno scelto la piazza

Nelle ultime ore Napoli ha fatto da palcoscenico alle proteste di due categorie: i lavoratori del turismo e quella dei bus turistici con conducente. A Milano gli ambulanti hanno manifestato davanti alla sede del Comune e a quella della Regione

di Andrea Carli

Dal taglio Irap al bonus per le partite Iva, le dieci misure chiave del decreto Rilancio

Nelle ultime ore Napoli ha fatto da palcoscenico alle proteste di due categorie: i lavoratori del turismo e quella dei bus turistici con conducente. A Milano gli ambulanti hanno manifestato davanti alla sede del Comune e a quella della Regione


3' di lettura

Sono i delusi della Fase due. Titolari di aziende e dipendenti che si sentono abbandonati da governo ed enti locali o che chiedono a gran voce di poter riaprire quanto prima. E sono quelli che “hanno scelto la piazza” e i flash mob per dare voce alla denuncia. Lavoratori del turismo, conducenti di bus turistici, ambulanti, ristoratori romani, asili privati fino ai leggendari presepiai di San Gregorio Armeno, celebri in tutto il mondo.

In piazza a Napoli i lavoratori del turismo

Nelle ultime ore Napoli ha fatto da palcoscenico alle proteste di due categorie: i lavoratori del turismo e quella dei bus turistici con conducente. Nel primo caso i lavoratori di 1000 agenzie di viaggio, 30 tour operator e centinaia di strutture ricettive si sono dati appuntamento in Piazza del Plebiscito: distanti un paio di metri l’uno dall’altro, indosso magliette bianche con la scritta “Noi siamo il turismo”, hanno occupato tutto l’emiciclo di fronte alla Prefettura e a Palazzo Reale. Nel decreto Rilancio approvato dal governo, hanno sottolineato, sono state prese in considerazione tante categorie ma non la loro.

A Milano e in altre 6 città flash mob degli asili privati

Un flash mob silenzioso con i simboli dell’infanzia - bambole, ciucci, coccarde e fiori bianchi - abbandonati sul selciato, «così come siamo stati abbandonati noi». È questa l’iniziativa che i gestori e i titolari degli asili nido e dalle scuole per l’infanzia privati hanno organizzato nel pomeriggio del 21 maggio a Milano, in piazza Città di Lombardia, e in altre sei città italiane (Venezia, Roma, Palermo, Torino, Firenze e Terni). «Il silenzio sui servizi educativi 0-6 è tombale dopo il Dpcm sulle riaperture firmato dal Presidente Conte: parliamo di più di 10.000 strutture in tutta Italia dimenticate anche dal Decreto Rilancio che oltre a non essere oggetto di alcun piano di riapertura, si vedono negare la proroga della cassa integrazione per i lavoratori, il che significa per le strutture chiuse fine febbraio, in Lombardia e da inizio marzo nel resto d’Italia, la copertura massimo fino a metà giugno» ha detto Cinzia D'Alessandro, presidente del Comitato Educhiamo che riunisce gestori, genitori e operatori e che ha organizzato la protesta. «In Lombardia i nidi privati danno posto a 70 mila bambini e le scuole per l'infanzia private a 185 mila. Sono circa 3 mila le strutture a rischio chiusura. Al Governo chiediamo la proroga della cassa integrazione e alla Lombardia che metta fondi propri per compensare le chiusure, come hanno già fatto altre Regioni» ha sottolineato D’Alessandro.

Il primo corteo post lockdown: i bus turistici

La manifestazione dei lavoratori del turismo a Napoli è giunta a poche ore di distanza da quella dei bus turistici con conducente. Mercoledì 20 maggio questi lavoratori si sono dati appuntamento davanti alla sede della Prefettura, a Napoli, per chiedere di essere ascoltati. È stato il primo “corteo” post lockdown, che ha attraversato parte della città. Con i loro autobus, circa una dozzina, hanno raggiunto Largo di castello e, a colpi di clacson hanno sfilato intorno alla fontana in piazza Trieste e Trento, prima di dirigersi verso la Stazione marittima. I lavoratori, oltre 200, hanno proseguito a piedi, da piazza Municipio fino a piazza del Plebiscito, davanti alla sede della Prefettura, rispettando le misure di sicurezza imposte dall'emergenza sanitaria da Covid-19, indossando le mascherine e hanno innalzato striscioni: «Turismo petrolio d’Italia: dimenticati», «Cassa integrazione fantasma», «Bloccati dalle banche».

In piazza anche i presepiai di San Gregorio Armeno

Il 18 maggio, il giorno della riapertura di gran parte delle attività, davanti alla sede della Prefettura, a Napoli,si sono dati appuntamento i presepiai di San Gregorio Armeno. Erano una sessantina. Dopo aver appeso alle saracinesche chiuse la scritta «Io non apro, senza aiuti le botteghe chiudono», e dopo aver ricordato che «San Gregorio Armeno è tutelata dall'Unesco», hanno chiesto di essere ascoltati. «Siamo pronti ad andare avanti almeno fino a quando il governatore Vincenzo De Luca non ci ascolterà», è stato il messaggio. Nelle stesse ore, gran parte dei ristoranti del centro storico di Roma decidevano di non riaprire. L’ennesima protesta contro misure economiche considerate troppo deboli per fare i conti con una crisi economica di questa portata.

Ambulanti lombardi sul piede di guerra

Gli ambulanti lombardi prima si sono dati appuntamento in piazza della Scala, davanti alla sede del Comune di Milano, per chiedere il via libera alla riapertura in tempi stretti della loro attività; poi hanno deciso di manifestare davanti agli uffici della Regione Lombardia. In occasione della prima protesta, hanno ottenuto la garanzia che i 96 mercati scoperti riapriranno «tutti al massimo entro il 25 maggio».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...