primo maggio

Dai cassintegrati agli smartworker, ecco tutti i numeri e i nodi del lavoro

La crisi sanitaria ha acuito molte fragilità. La formazione continua potrebbe essere la carta vincente per proteggere i lavoratori e preparare la ripresa dell’economia

di Claudio Tucci

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La crisi sanitaria ha acuito molte fragilità. La formazione continua potrebbe essere la carta vincente per proteggere i lavoratori e preparare la ripresa dell’economia


4' di lettura

Si scrive ancora “lavoro”, ma è ormai chiaro a tutti, e non da oggi, che il mercato del lavoro italiano è ormai composto da diverse categorie di lavoratori, che hanno discipline, retribuzioni, tutele differenti. I numeri complessivi parlano di poco più di 23 milioni di occupati e 2,1 milioni di disoccupati. C’è poi un’area grigia, che sfugge alle statistiche, perché “sommersa”, e che riguarda, secondo le stime, oltre 3 milioni di persone.

Le protezioni per i contratti stabili
L’emergenza sanitaria che ha fatto irruzione nella nostra vita e una economia in caduta da mesi hanno acceso una spia, e confermato, se ce ne fosse ancora bisogno, la divaricazione ormai forte del nostro mercato del lavoro. I dati provvisori dell’Istat sul mese di marzo, diffusi il 30 aprile, parlano chiaro: chi è occupato, soprattutto a tempo indeterminato, è stato “colpito, ma non affondato” dallo tsunami, per via dei massicci ammortizzatori sociali accordati dal governo e dal simultaneo divieto di licenziare. Oggi, è il dato dell'Inps, ci sono qualcosa come 8 milioni di lavoratori in cassa integrazione, un esercito. Persone che restano attaccate al posto di lavoro, con una penalizzazione retributiva.

Smart working e pubblico impego
Lo smart working, introdotto nel 2017, e finora poco utilizzato, sta invece dilagando: dopo il primo Dpcm dell'esecutivo dello scorso 1 marzo i lavoratori attivati in modalità agile, da casa, sono stati 1,1 milioni. Questo strumento, c'è da scommetterci, cambierà il volto e l'organizzazione di molti lavori. Oltre al mondo privato, c'è il pubblico impiego che si è praticamente fermato, pur continuando i dipendenti pubblici a percepire stipendio pieno e conservando il posto (la Pa è soggetta ancora al vecchio articolo 18).

Inattivi in forte aumento, contratti a tempo senza rinnovo
Chi è invece fuori dallo zoccolo duro del lavoro subordinato ha pagato, e sta pagando, di più il periodo estremamente difficile: il crollo di disoccupati (-267mila unità in un sol mese) si è riversato per intero nell'area dell'inattività (+301mila), a testimonianza di come chi un lavoro non ce l'ha, oggi, non riesce a ottenerlo e finisce così tra gli “scoraggiati”. E' un campanello d'allarme. Come lo è il mancato rinnovo dei contratti a termine (ogni mese scadono e rischiano circa 300mila rapporti temporanei) per via di regole rigide pensate a luglio 2018 quando ancora sul mercato del lavoro non si era abbattuto lo tsunami, e che ora vanno subito cambiate se non si vuole addirittura peggiorare le cose. Anche perché le stabilizzazioni auspicate non sono arrivate per via della congiuntura negativa.

Dagli autonomi a colf e badanti: tutele dimenticate
Il mondo dei “lavori e lavoretti” sta uscendo con le ossa rotte: basta leggere in questi giorni gli appelli di colf e badanti, misteriosamente esclusi dai sussidi emergenziali. O parzialmente dimenticati, come gli autonomi: ci stanno volendo settimane per ottenere il ristoro di 600 euro, ma poi ci si scorda che tutto l'apparato di tutele, dalla malattia alla maternità, disegnato con lo statuto del 2017 è rimasto sulla carta. Finito nel dimenticatoio dei vari governi, che hanno deciso di far scadere tutte le deleghe.

Dall’occupazione femminile alla formazione: i nodi aperti
La crisi sanitaria ed economica sta mettendo un velo ai nodi storici del mercato del lavoro italiano, che sono purtroppo ancora tutti lì presenti: una produttività stagnante da anni, un costo del lavoro monstre, lo scarso link scuola-lavoro, un'occupazione femminile non supportata da adeguate politiche, e che, nei prossimi mesi, rischia di pagare un prezzo elevato, quando si dovrà scegliere tra ufficio o vita privata (leggasi figli).
L'approccio ideologico, e spesso anti-impresa, degli ultimi legislatori è stato ammorbidito dalla contrattazione, che ha dimostrato, dai premi di produttività agli ultimi protocolli su salute e sicurezza, di saper regolare, forse anche meglio delle leggi uguali per tutti, gli aspetti peculiari e diversi della vita nelle “fabbriche”.

La formazione continua potrebbe diventare la vera protezione
La sfida che ci attende ora è superare lo tsunami e far ripartire il Paese. Senza crescita il mercato del lavoro è destinato a galleggiare e ad andare in sofferenza, ampliando le differenze presenti al suo interno. Su un punto però occorre insistere, e subito. Negli ultimi tre mesi l'occupazione è calata di 94mila unità. Praticamente, non si assume più. Ed è qui che bisogna iniziare: mettendo in condizione le aziende di assumere, giovani e senior. La formazione e la riqualificazione professionale saranno, perciò, centrali, e bisogna quindi puntarci con forza. Servirà formare competenze, anche nuove legate all'evoluzione indotta da Industria 4.0. Molti lavori infatti non ci saranno più, altri cambieranno e nuovi ne nasceranno. Per qualcuno, la formazione continua è il nuovo articolo 18 dei lavoratori. Forse, è tempo di pensarci.

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