Retail

Dai centri commerciali giro d’affari di 139 miliardi, le strategie per il futuro

Dopo un primo semestre debole, terzo trimestre positivo. Il punto del settore in un convegno Cncc

di Madela Canepa


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(Fotogramma)

3' di lettura

Con investimenti per un miliardo di euro, il comparto immobiliare Retail è il driver della buona crescita del mercato non residenziale nel terzo trimestre 2019, il migliore dell'ultimo decennio grazie a 2,2 miliardi di euro investiti in 50 transazioni. Recupera, anche se solo parzialmente, una performance che non configura positivamente i primi nove mesi dell'anno in cui ha totalizzato il -4%.
Il tutto in un contesto di mercato che, nello stesso periodo, conta 160 transazioni per circa 7,2 miliardi di euro di investimenti: più 40% rispetto al 2018 (140 operazioni).

Sulla base della concretezza dei dati illustrati da Cristiana Zanzottera, head of research BNP Paribas Real Estate, Cncc ha aperto il convegno “Centri Commerciali e Investitori” che si è svolto a Milano. Un momento di analisi e riflessione non solo sull'andamento economico del mercato, ma anche e soprattutto sulle trasformazioni in atto nell'industria dei poli commerciali e sulle incertezze che ne derivano.
“Negli ultimi anni abbiamo raccolto e vinto numerose sfide - ha ricordato il presidente di Cncc e direttore generale di CDS Holding, Massimo Moretti -. Ultime, la previsione delle chiusure domenicali dei centri commerciali e la resilienza ottenuta nei confronti dell'e-commerce. Fatti da valorizzare, insieme ai buoni risultati e ai tanti dati che siamo in grado di fornire, quando l'irrazionalità e la disinformazione condizionano gli investitori globali penalizzando il Retail rispetto ad altre asset class nelle strategie di allocazione”.

Un'attenzione, quella agli spender internazionale, più che dovuta. Dai calcoli di BNP Paribas Re, nei primi nove mesi dell'anno gli investimenti stranieri - in primis provenienti dagli Usa con 1.875 milioni di euro contro i 362 dei paesi del Medio oriente, secondi in “classifica” - hanno rappresentato l'80% dei volumi indirizzati sul Re commerciale nel suo insieme.
Per valorizzare il ruolo, economico e non solo, del comparto Cncc si è avvalso delle parole e dei dati elaborati da Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma. Che ha cominciato con una fotografia dello status quo: sono 1.254 i poli commerciali esistenti in Italia, per 19,6 milioni di mq di gla. Contenitori di attività che, calcolando tre diverse componenti di impatto (dirette, indirette, indotte) totalizzano un giro d'affari di 139,1 miliardi di euro e occupano 783mila persone. Solo il fatturato diretto, 71,6 miliardi di euro genera un contributo erariale complessivo di 27,8 miliardi di euro annui. E' zero quello prodotto dalle attività di Amazon con 71,6 miliardi di euro di fatturato 2018.

“Appare chiaro - ha precisato Dondi - quale sia il peso economico di questa industria, e come una qualsiasi decisione possa condizionarla in modo importante”.
Senza contare, ha aggiunto l'esperto, altri valori che derivano dalla presenza di poli commerciali sul territorio: “parlo del valore sociale e relazionale. E del valore ambientale che discende dalla riqualificazione urbanistica dei territori. Tutto considerato, possiamo considerare queste strutture veri e propri social hub e in questo senso dobbiamo valutarli”.
Ma quali motivazioni hanno spinto gli investitori a prediligere, sin qui nel 2019, fronti d'investimento “altri” rispetto al retail (negli ultimi nove mesi, l'alberghiero ha fatto +247%, gli uffici + 37%, la logistica +15%)? E quali ragioni hanno portato il fronte high street a un +37% e quello dei centri commerciali a un -64% (dati BNP Paribas Re), anche al netto del fatto che gli ultimi mesi del 2018 hanno visto chiudersi ben sei deal al di sopra dei 100 milioni di euro? “Investimenti non associati a comportamenti razionali, come nel mercato finanziario” è una delle ipotesi avanzate durante il convegno Cncc da Savino Natalicchio, managing director special division Duff&Phelps Reag, avvalendosi di una ricerca sulla percezione dei centri commerciali.

L'esperto ha evidenziato aspetti critici: “L'industria di settore offre risposte efficaci per i centri più grandi in termini di evoluzione dei formati e di adozione di modelli ombnichannel. E i centri medio-piccoli, cioè oltre l'80% di quelli presenti nel paese, come dovranno cambiare?”. E ha prefigurato una chiave di lettura positiva: capacità di adattamento rapido e continuo alle preferenze dei consumatori. “Affermando - ha concluso - una funzione sociale e aggregativa del centro, di valorizzazione del fattore umano”.

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