professioni emergenti

Dai content strategist ai community manager: ecco le nuove figure digitali

di Gianni Rusconi


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(REUTERS)

3' di lettura

Quali sono le nuove professioni emergenti del mondo digital e del Web? Chi sono queste figure e quali caratteristiche le contraddistinguono? Domande che, probabilmente, sono di ordinaria quotidianità per head hunter e responsabili di risorse umane in cerca di “talenti” da inserire in organico per affrontare le sfide imposte dalle nuove tecnologie. Domande, questo è sicuro, a cui hanno provato a dare risposta gli esperti di Show Reel, agenzia milanese specializzata nella realizzazione di contenuti branded.

La premessa che accompagna questo lavoro di identificazione dei profili più ambìti è la seguente: i grandi marchi stanno comprendendo la potenzialità degli «artisti del digitale» nel parlare alle nuove generazioni, per le quali l’intrattenimento ruota intorno a piattaforme social e on demand come Instagram, YouTube e Netflix. Se il valore di un brand oggi si può sviluppare attraverso attività di engagement e di storytelling mirate, dietro ai vari protagonisti del Web (influencer e youtuber in testa) devono operare figure professionali, dotate di competenze trasversali e diversificate, in grado di organizzare e gestire i canali di comunicazione e i linguaggi necessari alla costruzione di un valore aggiunto per le aziende.

Ecco le cinque individuate da Show Reel.
1) Il professionista che coordina e gestisce la piattaforma che ospita i contenuti branded e cura il piano editoriale, i relativi format e la community di riferimento è il content strategist. Il suo ruolo è quello di ottimizzarne al massimo la pianificazione in modo da agevolarne il più possibile la fruizione da parte degli utenti e stimolare una reazione (engagement) positiva di questi ultimi. Il suo impegno è esteso a tutte le fasi di vita del progetto di comunicazione, dalla sua definizione fino alla valutazione dell’andamento dello stesso.

2) Il compito dell’autore, invece, è più creativo e riguarda nello specifico la scrittura di una storia attorno al brand, in modo tale da farlo diventare protagonista, credibile e godibile sulla piattaforma in cui verrà ospitato, rispettandone il linguaggio e i principi per farlo risultare rilevante per il target/obiettivo.

3) Più complessa, almeno in apparenza, è l’attività che rientra nel profilo dell’influencer strategist, figura incaricata di guidare l’azienda nel valutare l’efficacia del possibile coinvolgimento di chi sul Web genera condizionamento (gli influencer, per l’appunto) e nel selezionarne i profili più in linea con i valori del brand. Il suo compito, operativamente, è quello di studiare e proporre i meccanismi di engagement e le proposte editoriali di ingaggio in base agli obiettivi prefissati per la costruzione di valore nel lungo periodo.

4) Il digital analyst, figura che rientra spesso nelle hit delle professioni più ambite sui portali di job recruitment, è un professionista ritenuto fondamentale nella costruzione della strategia di comunicazione. La sua mansione, infatti, è quella di studiare e tradurre in linee guida per il team di lavoro gli insight e gli analytics relativi ai diversi canali e al comportamento degli utenti, aumentarne la fidelizzazione online (il tempo speso sui contenuti e la volontà di tornare a vederne altri) e il traffico in entrata.

5) L’ultima figura “digital”, di cui molte aziende potrebbero presto avere bisogno è il community manager, cui è demandata la responsabilità di ascoltare e analizzare i feedback degli utenti che seguono una pagina/sito o che sono iscritti a un canale ufficiale del brand. È considerato il «front desk» (digitale) dell’azienda, interagisce direttamente con gli utenti, è il soggetto che più di altri conosce e può prevedere le reazioni e i comportamenti di una community e deve disporre delle abilità necessarie per gestire eventuali crisi. Il suo ruolo è strategico proprio perché di interfaccia con il consumatore/utente, verso il quale è chiamato a mantenere un confronto sempre positivo. Dipende anche da lui la salvaguardia della brand reputation, un asset che nell’era del digitale può valere moltissimo.

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