Scienze della vita, Come cambia il mercato

Dai fondi europei fiducia nel biotech. Il business vale oltre 7 miliardi

di Silvia Pasqualotto

(Fotolia)

2' di lettura

Creare nuovi farmaci con meno effetti collaterali, sviluppare terapie per la cura di malattie che ancora non hanno risposte, ma anche potenziare gli attuali metodi diagnostici così da renderli più veloci e accessibili. Sono solo alcuni degli ambiti in cui si concentrano le startup del settore biotech e life science: quelle cioè che attraverso un grande investimento in ricerca e sviluppo cercano di dar vita a tecnologie capaci di migliorare la salute dell’uomo. Nel corso degli ultimi quattro anni, quello che era un lavoro tradizionalmente svolto dai dipartimenti di R&D delle case farmaceutiche o dai grandi centri di ricerca pubblici e privati, è diventato ambito di attività di numerose piccole realtà sparse in tutto il mondo che stanno attirando sempre di più l’attenzione degli investitori. Considerando il solo settore della digital health, queste startup sono passate infatti – a livello globale - da 2 miliardi di dollari scarsi di finanziamenti nel 2013 a oltre 7 nel 2017, come attestano i dati di Cb Insight. E si tratta di una cifra destinata a crescere visto che secondo gli esperti - nonostante la necessità di investimenti molto ingenti e tempi più lunghi della norma per vederli fruttare - è proprio il biotech uno dei settori su cui sono puntati gli occhi dei venture capital sia negli Usa che in Europa.

Nel Vecchio Continente sono sempre di più i fondi dedicati a questo settore: Edmond de Rothschild, Life Sciences Partners, Medicxi, Forbion, Abingworth, Ysios Capital, Truffle Capital, BioMedPartners, Seventure Partners e Sofinnova Partners. Quest’ultimo, in particolare, opera anche in Italia da circa 20 anni e ha contribuito a realtà come Enthera, Erydel, Eos e Novuspharma, entrambe protagoniste di importanti exit. «L’Italia è un mercato con un grande potenziale di crescita, in 10/15 anni potrebbe raggiungere la dimensione di quelli europei più maturi. Tuttavia – spiega Graziano Seghezzi, managing partner di Sofinnova - gli imprenditori italiani sono ancora concentrati soprattutto sulla diagnostica e i servizi. Noi invece vediamo che i settori con maggiori possibilità di sviluppo, e che producono i ritorni migliori, sono quelli dei farmaci e degli strumenti medicati terapeutici per curare malattie importanti». Con un volume totale di fondi in gestione di oltre 1,9 miliardi , Sofinnova sta cercando di sostenere il mercato italiano con investimenti seed ed early stage e attraverso la creazione di realtà – come BiovelocITA - che accelerino e accompagnino la crescita delle startup italiane “meno mature” delle colleghe europee.

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Curare le malattie e migliorare la vita dei pazienti è la chiave del successo nel biotech anche secondo Diana Saraceni, general partner di Panakès, fondo nato in Italia nel 2016 e dedicato agli investimenti nei cosiddetti “medical device”. «Attualmente – chiarisce la manager - abbiamo una dotazione di circa 100 milioni e abbiamo chiuso 8 investimenti. Siamo però solo a metà del periodo di investimento e ci aspettiamo un portafoglio di 14/15 startup con tecnologie validate e risultati terapeutici». Due caratteristiche che secondo Saraceni continuano a essere sottovalutate da molti startupper. «Vediamo ancora troppe soluzioni a metà che puntano sì sull'efficienza e sulla tecnologia ma che dimenticano che ciò che convince un finanziatore è il fatto che quel prodotto cambi davvero la vita dei malati».

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