Transizione energetica

Dai giacimenti di petrolio e gas un accordo da 700 milioni per la Basilicata

Firmata l’intesa fra la Regione e l’Eni per le riserve di greggio nascoste nel sottosuolo della val d’Agri. In tutto benefici per 2 miliardi in dieci anni

di Jacopo Giliberto

4' di lettura

Il valore totale è difficile da prevedere nel dettaglio, perché dipenderà dal prezzo del greggio nei prossimi dieci anni, però si può già fare una stima con una buona approssimazione.
Sulla Basilicata sta per arrivare una pioggia di denaro petrolifero. Sono in vista tra i 120 e i 140 milioni l’anno dalle royalty per l’estrazione di greggio, metano e Gpl dai due giacimenti nel sottosuolo della val d’Agri (Potenza). Ma, ecco la novità, alle royalty di legge vanno aggiunti tra i 60 e i 70 milioni l’anno — in tutto fino a 700 milioni in dieci anni — di compensazioni aggiuntive concordate l’altra settimana dall’Eni con la Regione.
Una cifra molto più alta, sei o sette volte, rispetto agli accordi che erano stati concordati vent’anni fa e che erano scaduti nell’ottobre 2019.
L’insieme fra royalty di legge e nuove compensazioni appena concordate significa più di 200 milioni l’anno, cifra da moltiplicare per dieci anni: in tutto un paio di miliardi di euro sulla Regione e sui Comuni interessati.

Intanto comincia a estrarre a rubinetti spalancati l’altro colossale giacimento, quello della Total a Tempa Rossa sulle montagne che uniscono le province di Potenza e Matera, dove per esempio giovedì 13 maggio sono stati estratti 39.667 barili . Per ora non è possibile elaborare stime dettagliate sul gettito che Tempa Rossa darà alla Basilicata.

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Quanto è lontana la Norvegia

Come si fa la transizione verso nuove forme di energia, più sostenibili dei combustibili fossili? Molti invocano di chiudere i giacimenti nazionali a beneficio di gas e petrolio d’importazione; invece la Basilicata vorrebbe imitare ciò che all’altra estremità d’Europa sta facendo la Norvegia. Cioè: chi continua a usare il petrolio paga ai norvegesi (e in futuro forse anche ai lucani) la costosa transizione senza farne ricadere i sovraccosti sulle tasche dei cittadini.
La Norvegia estrae petrolio e gas, li esporta e si fa pagare così gli incentivi ambientali oppure il ricorso a vetture esclusivamente elettriche, e così la Norvegia si è consentita di vietare la commercializzazione di automobili alimentate con combustibili fossili.

In modo simile, la Basilicata potrebbe usare quei 50-70mila barili estratti ogni giorno dal sottosuolo della Val d’Agri e i 30-50mila da Tempa Rossa per sfilare dalle tasche delle compagnie petrolifere e dai consumatori di prodotti petroliferi quanta più ricchezza possibile con cui finanziare la transizione energetica, l’innovazione delle imprese, l’abbandono delle fonti fossili, una migliore qualità ambientale e sociale, il benessere della cittadinanza ma anche per valorizzare le tradizioni e le qualità agricole e per promuovere gli artisti e la cultura.
Purtroppo finora la Regione Basilicata non ha mostrato un’efficienza norvegese nell’investire gli incassi del greggio.

La sorgente dove sgorga il petrolio

Sui monti della Basilicata ci sono due grandi aree petrolifere, cioè i due giacimenti della Val d’Agri (Eni al 60,77% e Shell al 39,23%) e il nuovo giacimento di Tempa Rossa (Total con Shell).

L’area petrolifera della val d’Agri è da sempre legata al petrolio. Per esempio c’è la sorgente naturale del petrolio: salendo nel bosco alle spalle della cittadina di Tramutola, di là dal campo sportivo, oltre gli spiazzi dove a pasquetta le famiglie fanno picnic e dove di notte si trovano le coppie clandestine, lì c’è un ruscello venato dalle iridescenze degli idrocarburi e il profumo tra gli alberi non è d’erba bagnata bensì di distributore di carburanti.

Il centro della Val d’Agri è il centro oli di Viggiano. Vi confluiscono greggio e gas dai pozzi sulle montagne; nell’impianto sono tolti l’acqua sgorgata dal sottosuolo insieme al petrolio (il cui trattamento è stato oggetto di un processo e di una condanna recente) e i composti pericolosi. Da lì parte l’oleodotto verso la raffineria di Taranto, alla quale arriva anche il greggio della Total da Tempa Rossa.

I dettagli dell’intesa

L’accordo con la Regione Basilicata è retroattivo all’ottobre 2019 e consentirà al ministero della Transizione ecologica di rinnovare la concessione mineraria, ormai pronta e in attesa della sola intesa appena firmata con la Regione.

Fuori dall’accordo ci sono le royalty fissate dalla legge per ogni barile estratto, le quali assommano fra i 120 e i 140 milioni l’anno, secondo l’attività estrattiva e secondo le quotazioni di mercato del barile. Il 90% andrà alla Regione e il 10% sarà distribuito ai Comuni in cui si trovano i pozzi.

In aggiunta alle royalty di legge, ed è questo l’accordo appena firmato, l’Eni pagherà alla Regione nei prossimi 10 anni una cifra complessiva sui 700 milioni (una settantina di milioni l’anno) divisa in varie voci.

O In due rate quinquennali da 95 milioni, la Regione riceverà 190 milioni da destinare a progetti sociali e sostenibili, pari in media a 19 milioni l’anno.

O Del metano estratto dai due giacimenti della Val d’Agri, ogni anno verranno donati alla Regione 160 milioni di metri cubi di gas (il consumo residenziale della Basilicata è stimato sui 140 milioni di metri cubi). Inizialmente questa quantità di metano sarà donata sotto forma di controvalore economico, pari a 20-25 milioni di euro l’anno. Il gas in natura o il suo corrispettivo in denaro servirà soprattutto ad abbassare le bollette delle famiglie e delle imprese.

O Per ogni barile di petrolio estratto (un barile sono 159 litri) l’Eni darà alla Regione un diritto di 1,05 euro, pari a 25-30 milioni l’anno. L’entità di questo diritto ha una leggerissima flessibilità legata alla quotazione di mercato del greggio, con una limatura qualora il prezzo dovesse crollare.

Ora il centro olio di Viggiano è fermo per la manutenzione decennale; ripartirà ai primi di giugno. Il piano di investimenti dell’Eni non prevede di perforare alcun nuovo pozzo né di ampliare impianti — al contrario, l’Eni ha ridotto l’area interessata dalla concessione mineraria — ma saranno apportati miglioramenti tecnologici, ambientali e di efficienza produttiva.

Commenti sì e no

Come è normale, l’accordo è stato accolto con pareri differenti e opposti. «La nostra idea di gestione delle risorse rivenienti dal petrolio è finalizzata a garantire un’elevata tutela dell’ambiente e della salute: abbiamo a cuore solo gli interessi dei lucani», ha promesso il presidente della Regione, Vito Bardi.

«La situazione in Val d’Agri, dopo venti anni di estrazioni, è peggiorata dal punto di vista socio-economico, ambientale e sanitario», ha replicato Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata.

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