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Gas a basso costo: ultime ore per sfruttare i giacimenti italiani sottoutilizzati

Sta per scadere la candidatura al Gse per estrarre metano aggiuntivo, ma le compagnie potrebbero chiedere qualche giorno in più

di Jacopo Giliberto

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3' di lettura

Le compagnie petrolifere potrebbero chiedere qualche giorno in più: mercoledì 14 settembre scadrà il mese di tempo concesso loro per presentare al Gse, il Gestore dei servizi energetici, le candidature all’estrazione di metano aggiuntivo dai vecchi e sfiatati giacimenti italiani. Difficilmente si guarderà a molti giacimenti nuovi, i quali per essere attivi esigono tempi babilonesi e investimenti ingenti. Nel frattempo il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, emanerà il decreto attuativo che regolerà il processo di vendita di quel gas in più; il decreto è atteso nei prossimi giorni.

Metano a basso costo per le imprese

L’obiettivo è raddoppiare quegli esausti 3,34 miliardi di metri cubi di metano estratti nel 2021 dal sottosuolo italiano, arrivare a circa 6 miliardi di metri cubi. Estrarre quel poco metano sarà fatica inutile visti i consumi annui italiani di circa 75 miliardi, dicono i soliti malcontenti; e invece quei 3 miliardi di metri cubi in più potrebbero essere un soffio prezioso di energia a basso costo per i settori industriali a maggiore rischio di fermata, come è già accaduto per le fornaci storiche del vetro veneziano di Murano che hanno dovuto spegnersi una dopo l’altra per insostenibilità economica.

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Il Gse dovrà firmare contratti pluriennali di acquisto a prezzi convenzionati e, assicurata la fornitura, dovrà cedere alle imprese quel gas senza lucrarvi un margine.Una riserva di almeno un terzo del metano in più sarà destinata alle sole piccole e medie imprese. Il metano estratto in più verrà offerto a prezzi di realizzo, assai inferiori rispetto alle ferocie dei mercati olandesi.

Dove sono i giacimenti

Oggi ogni mese si estraggono circa 250-300 milioni di metri cubi di metano dai giacimenti italiani, soprattutto in Valpadana, in val d’Agri (Potenza) e da sotto ifondali dell’Adriatico centrale e settentrionale. I giacimenti minori, una costellazione di centinaia di piccole sacche di gas sotto tutta la penisola, sono poco sfruttati perché danno poche centinaia di milioni di metri cubi di gas contro investimenti ingenti di ricerca, perforazione e sviluppo. Però ci sono ancora riserve importanti e appetitose.

È il caso dei giacimenti nel golfo di Venezia, chiamati Alto Adriatico, non meno di 30 miliardi di metri cubi ma fermi per timore di effetti sulla laguna. Le principali compagnie attive in Italia sono le italiane Eni e Gas Plus, la francese Total, l’anglolandese Shell, l’angloellenica Energean, la Mitsui. Più facilmente fra le offerte che verranno presentate dalle compagnie petrolifere ci saranno due tipologie di giacimenti. Quelli vicini alla produzione e quelli dormienti.

Giacimenti in arrivo

In altre parole potrebbero essere candidati all’offerta del Gse i giacimenti già vicini all’avviamento, come i giacimenti Argo e Cassiopea nel Canale di Siciliache potrebbero erogare alcune centinaia di milioni di metri cubi l’anno per una dozzina d’anni o il futuro giacimento Longanesi da 5 miliardi di metri cubi a Lugo di Romagna. E poi c’è il gran numero di giacimenti sfiatati perché da una ventina d’anni sono impediti gli investimenti in ricerca e sviluppo delle riserve.

Giacimenti da scoprire

Le riserve finora misurate con i pozzi di perforazione sono per circa un centinaio di miliardi di metri cubi (che a un ritmo intensivo di estrazione potrebbero dare una decina di miliardi di metri cubi per una decina d’anni), ma se ne stimano quantità ingentissime, centinaia di miliardi di metri cubi, in zone indicate dai geologi ma mai verificate per i blocchi e i divieti. Per esempionel golfo di Taranto la Shell aveva individuato aree di grandissimo interesse, ma venne bloccata; e poi nel marea nord-ovest della Sardegna; e ancora nel Canale di Sicilia.

L’ultimo pozzo esplorativo in mare venne perforato nel 2008, e da allora i Governi che si sono succeduti (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte1, Conte2, Draghi) hanno rigettato qualsiasi investimento per cercare nuovi giacimenti sotto i fondali.

Giacimenti da risvegliare

Tra le candidature per la gara del Gse potrebbero esserci alcuni dei moltissimi giacimenti vecchi, ancora in produzione ma chiedono investimenti per essere ravvivati, oppure i giacimenti dormienti, fermati per qualche divieto o vincolo e ormai persi. L’odio collettivo verso la ricchezza del sottosuolo ha paralizzato gli investimenti e ha spento molte riserve.

Ci sono giacimenti che lavorano verso l’esaurimento i quali avrebbero bisogno di nuove perforazioni per raggiungere grandi sacche di metano rimaste isolate e lontane dal pozzo. E ci sono moltissimi giacimenti chiusi dai sigilli dei divieti, come quel punitivo piano regolatore Pitesai, i quali senza investimenti chiedono di essere risvegliati con nuove perforazioni.

Riproduzione riservata ©
  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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