consumi alimentari

Dai grissini ai taralli, in tavola più spazio ai sostituti del pane

Acquisti per 1,5 miliardi con picchi del +15%, così la pandemia cambia i gusti delle famiglie

di Manuela Soressi

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(Lsantilli - stock.adobe.com)

3' di lettura

Macché pane! Dateci piuttosto taralli e tigelle, focacce e piadine, crostini e bruschette. E se pane dev'essere allora sia azzimo o in cassetta, senza crosta oppure a misura di hamburger. Ci voleva la pandemia, con le sue conseguenze sulle abitudini quotidiane degli italiani (alimentazione compresa) e i timori riguardo la sicurezza di filoni e michette venduti sfusi, per mettere il turbo alle vendite dei tanti (e sempre più numerosi) sostitutivi del pane.

Negli ultimi 12 mesi gli italiani hanno acquistato oltre 1,1 miliardi di confezioni tra pane industriale e prodotti sostitutivi e così il sell-out del bakery salato è arrivato a sfiorare gli 1,5 miliardi di euro (fonte Nielsen). Rispetto all'anno finito a novembre 2019, il mercato è cresciuto del 6%, trainato dalle maggiori occasioni di consumo dettate dal lockdown e da un aumento della spesa media.

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Ma dell'effetto Covid hanno beneficiato soprattutto alcuni prodotti. Ossia quelli che risolvono pranzi e merende in modo semplice e veloce, gustoso e sfizioso, ma soprattutto conviviale. Come i pani e panini morbidi, che nel 2020 hanno più che raddoppiato il “solito” trend di crescita annuo (+11%). Tra i prodotti spicca il pane senza crosta (+15% annuo), nato come prodotto-servizio per consentire ai baristi di velocizzare la preparazione dei classici tramezzini veneziani ma ormai diventato il preferito da bambini e ragazzi. «Oggi il nostro target centrale è quello degli 8-14 enni mentre quando lo abbiamo introdotto in Gdo, per primi, nel 2010, ci rivolgevamo ai 25-50enni – spiega Massimiliano Anzanello, amministratore delegato di Arte Bianca, leader con il 25% di mercato –. Nel 2020 la chiusura delle scuole ha creato due nuove occasioni di consumo in famiglia, la colazione e il pranzo, e questo, insieme alla diffidenza per il pane sfuso, ha spinto il mercato e anche il nostro Pan Piuma, tanto che le linee di produzione avviate due anni fa sono già sature».

Nel ricco mondo delle specialità “healthy” si sta facendo strada anche il pane azzimo, che nel 2020 ha segnato il record storico aumentando di un quarto i volumi venduti. «Dopo il crollo della domanda nel primo lockdown, appena si è tornati a fare attenzione alla forma fisica e, quindi, a comprare alimenti salutistici e free from, c'è stata un'ottima ripresa del mercato» conferma Dario Mapelli, direttore della business unit Náttúra, brand leader di mercato (40% di quota) e che con questo pane senza lievito realizza il 10% del fatturato del gruppo Eurofood (10 milioni di euro nel 2020).

E mentre continua il successo delle piadine, che sembrano inarrestabili (+12% annuo) si profila all'orizzonte un nuovo competitor, sempre di matrice emiliana: le tigelle, nicchia emergente cresciuta in un anno del 15% e arrivata a 2,2 milioni di euro. Ben poca cosa rispetto ai 93 milioni delle piadine: ma se si considera che a presidiarla sono solo un paio di competitor allora lo scenario si fa interessante. «Le tigelle piacciono e guadagnano spazio nei punti vendita, e quindi potrebbero davvero diventare le “nuove” piadine» dice Marco Vespasiano, amministratore delegato del Gruppo CRM, che le produce entrambe e che, grazie al loro successo, nel 2020 ha aumentato il fatturato del 30% arrivando a 30 milioni di euro totali. «In realtà la nostra è una crescita sana, che prosegue da anni ed è accelerata non solo per l'aumento della domanda domestica generata dalla pandemia ma anche grazie al nuovo corso aziendale seguito all'ingresso del fondo di private equity Aksìa e all’acquisto dell'azienda Gastone, con cui siamo entrati anche nel mondo della piadina Igp».

Di mergers and acquisitions nel mondo del bakery se ne sono visti tanti, di recente. Molto attiva è la vicentina Morato Pane, che in due anni ha comprato prima i grissini Roberto e poi i prodotti gluten free Pandea, completando così il portafoglio prodotti in vista di un'espansione internazionale, confermata anche dallo shopping di uno stabilimento in Spagna. Oggi il gruppo vicentino realizza all'estero il 30% dei suoi 250 milioni di euro di fatturato, e copre un quarto della produzione italiana di pani industriali, con posizioni di forza nei panini per hamburger con il brand American Sandwich. «Il 2020 per noi è stato un anno decisamente positivo, in particolare nei pani da sandwich, nei panini dolci e nelle bruschette – spiega la marketing manager Silvia Raffaello – Ora puntiamo su nuovi prodotti che soddisfino bisogni diversi, come quelli nell'area del wellbeing, caratterizzati da clean label e pack innovativi, sempre più pratici e green».

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