Il Fondo non è stato rifinanziato

Dai lavoratori privati ai fragili, dal 1° gennaio 2022 la quarantena non è malattia

Il decreto fiscale collegato alla manovra 2022 ha previsto una copertura finanziaria fino al 31 dicembre 2021

di Andrea Carli

Covid, al via la quarantena ridotta

4' di lettura

Il nuovo anno ha portato con sè una novità non positiva per i molti lavoratori dipendenti privati che, a causa della corsa della variante Omicron, sono risultati positivi e si sono messi a casa in quarantena precauzionale. Dal 1 gennaio infatti chi si trova in questa situazione non ha più diritto all’indennità di malattia riconosciuta dall’Inps. Anche per i lavoratori fragili, pubblici e privati, l’assenza dal lavoro a causa di una patologia certificata non è più assimilata al ricovero ospedaliero, e quindi non dà diritto all’indennità economica.

Fino al 31 dicembre 2021, invece, la quarantena dei dipendenti del settore privato era assimilata alla malattia. Lo scorso anno, grazie all’equiparazione tra quarantena e malattia sono stati sostenuti circa 550.000 lavoratori in quarantena, con circa 200 milioni di costo.

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Non è escluso che la nuova ondata di contagi e un numero via via maggiore di lavoratori costretti a isolarsi spinga il Governo a mettere sul tavolo nuove risorse,e a rifinanziare il Fondo per l’indennità di malattia destinato ai lavoratori in quarantena a causa del Covid.

Ecco, allo stato attuale, le “tappe” che hanno segnato il tema della quarantena assimilata a malattia.

L’equiparazione prevista dal Cura Italia nel 2020

Il decreto Cura Italia (decreto legge 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 27/2020) ha disposto per il 2020, ai fini del trattamento economico, l'equiparazione della quarantena alla malattia. Il provvedimento ha stanziato per la copertura di questa misura 663,1 milioni di euro. È stato inoltre previsto che, per i lavoratori dipendenti in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità (articolo 3 della legge 104/1992) o in possesso di una condizione di rischio per immunodepressione, esiti da patologie oncologiche o terapie salvavita, il periodo indicato nel certificato di malattia prodotto dal lavoratore fosse equiparato a degenza ospedaliera.

La mancata copertura nella prima parte del 2021

Dal 31 dicembre del 2020 al 23 marzo del 2021 l’indennità non è stata confermata. Poi il decreto legge 41/2021 (cosiddetto “decreto Sostegni”), entrato in vigore appunto il 23 marzo, ha previsto 282,1 milioni di euro, destinati a coprire il riconoscimento dell’indennità di quarantena, ma solo per i lavoratori fragili.

Il collegato fiscale alla manovra 2022

La copertura finanziaria per i lavoratori dipendenti privati (mentre per i dipendenti pubblici ha continuato a trovare applicazione, in base al dl 18 del 2020 e successive modificazioni, l’equiparazione al ricovero ospedaliero) per tutto il 2021 è giunta solo con il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2022 (dl 146/2021). È stato rifinanziato con circa 800 milioni il Fondo per l’indennità di malattia destinato ai lavoratori in quarantena a causa del Covid. Risorse destinate alla quarantena precauzionale e al periodo prescritto di assenza dal servizio per i lavoratori fragili. Il budget avrebbe coperto anche i casi che si sono verificati nel 2020 e che erano rimasti privi di tutela a causa del raggiungimento del limite relativo al 2020 ( i 663,1 milioni).

Il chiarimento dell’Inps

L’Inps con il messaggio 18 novembre 2021, n. 4027, ha successivamente comunicato che si sarebbe proceduto al riconoscimento della prestazione ai lavoratori privati aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia, secondo le consuete modalità, anche per gli eventi verificatisi nel corso del 2021, seguendo un ordine cronologico, come previsto per legge.

Il rimborso forfettario per i datori di lavoro privati

Non solo: il decreto fiscale ha stanziato 188,3 milioni, per il 2021, che costituisce un limite di spesa per il riconoscimento,a determinate condizioni, di un rimborso forfettario, relativo sia al 2020 sia al 2021, in favore dei datori di lavoro privati, per gli oneri sostenuti per il riconoscimento dei trattamenti. Il tutto con riferimento ai casi in cui il trattamento di malattia sia a carico del datore di lavoro e non dell’Inps, con esclusione dei datori di lavoro domestico e dei datori non assoggettati a contribuzioni previdenziali presso l’istituto di previdenza. Per ciascun anno solare, il rimborso è riconosciuto al datore di lavoro una tantum per ogni singolo lavoratore, ed è previsto solo nei casi in cui la prestazione lavorativa, durante l’evento, non possa essere svolta in modalità agile.
Il rimborso è erogato dall’Inps, per un importo pari a 600 euro per lavoratore, previa presentazione della domanda.

I nodi gestionali

La mancata equiparazione per il 2022 tra quarantena precauzionale e malattia determinerà anche delle difficoltà di tipo gestionale. Secondo il Consiglio nazione dell'Ordine dei Consulenti del lavoro, l’esclusione porterà «estreme difficoltà» nella compilazione del Libro unico del lavoro, poiché per registrare le assenze si dovrà formalmente ricorrere a ferie, permessi o assenze giustificate, pur non rappresentando la realtà tali inquadramenti. Un'alternativa sarà quella di consentire al lavoratore di svolgere la propria attività da remoto utilizzando l'istituto del lavoro agile, purché il soggetto sia in buona salute e non sia stato rilasciato un certificato medico di malattia. In caso contrario, o più semplicemente se lo svolgimento dell'attività del lavoratore non risulta compatibile da remoto, l'assenza dovrà essere giustificata con il ricorso alle modalità appena sopra indicate.

Il rischio che l’Inps richieda indietro ai lavoratori quanto erogato

In aggiunta, il Consiglio nazionale dell'Ordine dei Consulenti del lavoro ricorda che, anche per ragioni di privacy, generalmente dal certificato medico non emerge la circostanza che si tratti di malattia per quarantena o altra motivazione. In tale ambito l'Inps, solo dopo diversi mesi, avrà contezza del fatto che il certificato è stato emesso per malattia o quarantena. Pertanto, in caso di mancato rifinanziamento della misura, l'Istituto potrebbe richiedere ai lavoratori le somme erroneamente erogate. Poiché sino al 31 dicembre 2021 i periodi di quarantena coperti da malattia non si computano ai fini del comporto per la conservazione del posto di lavoro e vista l'impossibilità di verificare la motivazione da cui è derivato lo stato di malattia, «alcuni datori di lavoro - rileva ancora il Consiglio nazione dell'Ordine dei Consulenti del lavoro - potrebbero disporre, illegittimamente, un licenziamento per superamento del periodo di comporto, in base a dati da lui non conoscibili. Di qui la conclusione dei consulenti del lavoro: in ragione della situazione che si sta manifestando in Italia in questo periodo, con la corsa della variante Omicron, «appare evidente la necessità di rifinanziare questa misura per il 2022, in quanto, in mancanza, saranno danneggiati economicamente sia i lavoratori che le imprese».

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