IL FUTURO

Dai microchip sottopelle ai Bitcoin: le nuove frontiere dei pagamenti per chi viaggia

La criptovaluta potrebbe potenzialmente essere la moneta migliore per un viaggiatore che porta con sé un wallet digitale nello smartphone e in tempo reale verifica la spesa e con costi di commissione quasi azzerati

di Gianni Rusconi

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La criptovaluta potrebbe potenzialmente essere la moneta migliore per un viaggiatore che porta con sé un wallet digitale nello smartphone e in tempo reale verifica la spesa e con costi di commissione quasi azzerati


4' di lettura

«La tokenizzazione e gli smart contract potrebbero portare grandissime novità nel mondo dell'’hotellerie e della ristorazione, attraverso applicazioni che gestiscono la conversione di punti fedeltà in buoni pasto oppure la distribuzione automatica sulla blockchain dei compensi per i provider di pacchetti viaggi. Parliamo di servizi di nicchia? Per i viaggi, una criptovaluta come Libra o Bitcoin potrebbe essere la risposta migliore alla necessità di una moneta che sia veramente universale e facile da utilizzare». L'analisi di Edoardo Colombo, grande esperto di tecnologie digitali applicate al mondo del turismo (è stato, fra le altre cose, consigliere per l'innovazione del Ministro del Turismo e advisor del network Valica), fotografa in modo sintetico una delle facce del cambiamento che sta interessando l'intero ecosistema dell'hospitality.

La parola chiave: disintermediazione
Ma quali sono gli ingredienti che contribuiranno maggiormente a questo cambiamento? “Il 5G è una grande svolta – ci ha spiegato in occasione di BTO2020 - perché la tecnologia mobile di nuova generazione garantisce connettività indoor senza rischio di interruzioni di servizio, combinandosi perfettamente con la rete WiFi e assicurando una capacità di banda tale da poter gestire senza problemi applicazioni di realtà virtuale e aumentata”. E la blockchain e l'intelligenza artificiale, come vanno a modificare i modelli operativi di ristoranti e strutture ricettive? “L'aumento dell'attenzione alla relazione con il cliente – secondo Colombo - è il punto di partenza, mentre un aspetto sicuramente decisivo per convincere un albergatore a scommettere sui pagamenti in criptovalute è la disintermediazione degli operatori, e quindi sia piattaforme come Booking.com sia i circuiti di pagamento tradizionali”. Gli esempi del nuovo non mancano e sono realtà come Trips Community, aggregatore di viaggi per gestire su blockchain prenotazioni del settore extra alberghiero senza intermediari, Trivium Travel o la più nota Locktrip, attraverso cui poter prenotare voli e hotel in Bitcoin e altre monete virtuali come Ethereum.

Dalla Bitcoin Valley di Rovereto alla Lambruscheria di Modena
In fatto di criptovalute, Nicola Vaccari, co-founder della startup InBitcoin e Ceo di Bmanity, è una delle massime referenze in Italia e a lui si deve, di fatto, il progetto #bitcoinvalley, nato nel 2016 per trasformare un'intera comunità in un laboratorio aperto con il compito di sperimentare nuove forme di utilizzo del denaro in forma digitale, in alternativa ai sistemi di pagamento tradizionali. Alla domanda se i Bitcoin sono una soluzione di grande valenza nell'hospitality, la sua è una risposta scontata ed inequivocabile: “Certamente sì, perché si appoggiano a un'infrastruttura sicura come la blockchain”. La catena dei blocchi, infatti, è alla base di un esperimento che – ha spiegato Vaccari al Sole24ore.com - ha portato in rete e reso attrattivi luoghi di aggregazione come pizzerie e bar, mettendo a disposizione di consumatori ed esercenti prima un sistema per comprare criptovalute, poi un'app per pagare con Bitcoin e quindi un Pos per emettere scontrini basato su Android”. A giugno 2018 si è registrata la prima transazione (a un milionesimo di bitcoin) a zero commissioni ma siamo solo all'inizio. “Credo che i Bitcoin – ha concluso l'esperto – siano potenzialmente la moneta migliore per un viaggiatore che porta con sé un wallet digitale nello smartphone e in tempo reale verifica la spesa nella propria valuta”. Senza dimenticare che, grazie agli smart contract, sarà possibile offrire polizze assicurative sui viaggi con rimborso automatico al cliente in caso di cancellazione a causa di condizioni climatiche e molti altri servizi in modalità pay per use, eliminando il ruolo di qualsiasi intermediario.

Un altro pioniere delle criptovalute in Italia, nel campo dell'hospitality almeno, è anche Alessio Bardelli, titolare della Lambruscheria di Modena, wine shop che l'estate scorsa ha iniziato a testare l'uso dei Bitcoin a supporto delle degustazioni di lambruschi, formaggi e salumi. Cosa ha portato l'esperimento? Lo ha spiegato sempre a BTO2020 il diretto interessato: “Un piccolo aumento di fatturato, perché solo l'11% delle entrate sono arrivate con la criptovaluta, ma l'incremento delle vendite complessive dovuto a questa nuova proposta innovativa è stata sicuramente significativa. I pagamenti digitali nel food sono sinonimo di ottimizzazione di alcuni processi – ha aggiunto – e non bisogna avere paura delle nuove tecnologie perché ciò che conta è migliorare il livello di soddisfazione del cliente. Il pagamento ricevuto in cripto moneta si può convertire immediatamente in euro, riducendo completamente il rischio di insolvenza, e si possono azzerare o quasi i costi delle commissioni sulle transazioni elettroniche fino allo 0,35%”. Gli esempi di chi ha già intrapreso nel mondo questa strada sono nomi noti a tutti come Burger King e Starbucks.

I sistemi di pagamento diventano “corporali”
È sicuramente una nuova frontiera quella che ha tratteggiato la startup svedese Biohax, annunciando una soluzione (in rampa di lancio in occasione del Dubai Expo2020) che permette di pagare qualsiasi somma di denaro tramite un microchip impiantato sottopelle, “sdoganando” di conseguenza il processo di check-out alla cassa con la propria mano. L'acquisto di un caffè, di un biglietto ferroviario o di qualsiasi altro prodotto o servizio senza contanti o carte elettroniche è già possibile in Svezia e negli Stati Uniti mentre in Italia e in Giappone l'azienda scandinava è al lavoro con una serie di provider locali per arrivare in tempi brevi al pagamento tramite chip. E non è finita qui. Come ha assicurato Gianluca Zanframundo, Business Developer di Biohax in Italia, la società può già operare come wallet digitale per le criptovalute utilizzando la tecnologia Nfc (Near Field Communicatione) e ha sviluppato un'app mobile per associare le carte di credito (e ogni altra carta dotata di questa tecnologia) al chip, rendendo così possibile lo spostamento dei dati all'interno della mano e il pagamento tramite la stessa. E la sicurezza e il controllo di questi dati? Ovviamente affidata alla blockchain.

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