Pandemia e media

Dai microscopi ai microfoni: perché i virologi cantano?

Perchè il governo non è riuscito a utilizzare efficacemente i virologi, che si ritrovano a cantare “Sì sì vax” in un discutibile video natalizio? Il vero problema della campagna nazionale di vaccinazione anti covid è la mancanza di un messaggio unico e condiviso

di Riccardo Pirrone *

“Sì sì vax”, polemiche social per i virologi che cantano

3' di lettura

La campagna vaccinale italiana è partita con un fiore e, arrivati a questo punto, credo proprio che venisse da Sanremo, vista l'ultima performance del trio di medici e scienziati Andrea Crisanti, Matteo Bassetti e Fabrizio Pregliasco. E se pensate che sia l'ennesima trovata comica realizzata dalla fantastica trasmissione “Un giorno da pecora” su Radio 1, da prendere quindi come puro intrattenimento e non come campagna di comunicazione, vi sbagliate di grosso. Bassetti, infatti, ha risposto alle critiche affermando che a lui non importa, i messaggi che ci sono nella canzone sono importanti e spera che arrivino.

Tutto è iniziato con una primula

Questo ci fa capire che, secondo lui, si trattava effettivamente di una comunicazione per sensibilizzare la popolazione a vaccinarsi attraverso le note di Jingle bells. Non voglio però soffermarmi su questa prova canora, considerata cringe quasi all'unanimità, perché è stata solo l'ultima delle innumerevoli apparizioni di questi personaggi che, per la campagna vaccinale, sono importantissimi. Perché il governo non è riuscito a utilizzare in maniera efficace i virologi? Perché sembrano delle schegge impazzite alla ricerca dei salotti di Barbara D'Urso? Che cosa ha prodotto il governo per convincere gli italiani a vaccinarsi? La prima campagna vaccinale è partita a dicembre 2020 e l'Italia sarebbe dovuta rinascere con un fiore: la primula, per sbocciare in primavera dopo un gelido inverno. Scelta discutibile, ma almeno il fiore non spaventa nessuno.

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La stanza degli abbracci

Poi a gennaio è arrivato il famosissimo spot di Giuseppe Tornatore: “La stanza degli abbracci”, dove l'atmosfera tetra e gli inesauribili dubbi dei protagonisti hanno convinto solo Greta Thunberg a denunciarci per i chilometri di PVC utilizzati senza motivo.

Mentre gli italiani, un po' scettici, cominciavano a vaccinarsi, abbiamo attraversato un periodo di calma comunicativa. Nel frattempo, sui media e sui social, virologi, novax e politici si alternavano a colpi di interviste, con dichiarazioni contrastanti tra i tipi di vaccino da inoculare e la necessità o meno del green pass.

Il caso della Spagna: niente green pass e pochi no vax

A proposito del green pass, lo sapete che in Spagna non c’è un obbligo a livello nazionale? Insieme all'Italia, la Spagna è stato uno dei paesi europei più colpiti dalle prime ondate di Covid-19. I tassi di mortalità sono stati elevatissimi. Eppure, oggi anche senza green pass, più dell'80% della popolazione è vaccinata e per gli over 70 si è toccato il picco del 99%.Tutto questo è stato possibile grazie all'atteggiamento proattivo del governo che ha contrastato sul nascere i complottismi (i movimenti no-vax sono quasi assenti) e oggi il popolo ha piena fiducia nella sanità e i politici non parlano mai di medicina.

Insomma, il governo spagnolo è riuscito a scongiurare altre chiusure, perché agli spagnoli puoi levargli tutto, ma non devi toccargli la fiesta ai bar della Rambla.

Arriva settembre ed esce una nuova campagna del Governo Italiano: “Riprendiamoci il gusto del futuro” dove personaggi famosi del mondo dello spettacolo, dello sport e della cultura invitano i cittadini a vaccinarsi. Credo che sia stata l'unica campagna di sensibilizzazione centrata e funzionante.

Avevo dichiarato da tempo che le uniche persone in Italia che possono convincere tutti a vaccinarsi sono Maria De Filippi, Totti e Piero Angela.

In Italia è mancata un vera strategia

Ma a prescindere dagli spot, il vero problema della campagna nazionale di vaccinazione Anti-Covid19 è stato la mancanza di una strategia programmata e di un messaggio unico e condiviso. Siamo stati inondati di contenuti diversi, di interlocutori diversi, di spot diversi, di manifestazioni in piazza inverosimili e di talk-show che sembravano dei combattimenti di galli balinesi. Ho visto virologi litigare via Twitter con i cittadini, politici cambiare idea a seconda del tasso di contagio e no-vax interpellati in prima serata come se fossero dei luminari, il tutto senza un minimo di strategia e controllo. I virologi, invece, sarebbero dovuti essere arruolati e guidati dal governo, interpellati programmaticamente e sporadicamente solo per mandare un messaggio univoco alla popolazione.

Il principio di scarsità afferma che il valore attribuito a una persona o a un oggetto aumenta quando quest'ultima risulta poco disponibile. La comunicazione di sensibilizzazione, invece, dovrebbe essere inequivocabile e mirare ai sentimenti più che ai benefici materiali: “proteggiti, ma soprattutto proteggi le persone a cui vuoi bene perché potresti farle morire. Siamo tutti potenziali assassini”. In tutta questa pandemia comunicativa l'unica soluzione è tornare a quando i medici facevano i medici, i cantanti facevano i cantanti e i cittadini facevano i cittadini. Anche io dovrei tornare a fare il pubblicitario e invece ho appena scritto questo pezzo.

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