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Dai migranti di Soros al pizzagate di Clinton, tutte le tesi complottiste della destra Usa (e Trump)

di Marco Valsania

La marcia dei migranti, migliaia diretti dall'Honduras agli Usa


6' di lettura

New York - La carovana di rifugiati partita dall'Honduras è infiltrata da pericolosi elementi mediorientali, finanziata da George Soros , organizzata da correnti della sinistra radicale statunitense in combutta con socialisti latinoamericani. Pronta all'invasione degli Stati Uniti. I pacchi-bomba inviati a numerosi esponenti democratici e critici della Casa Bianca erano “bombe” tra virgolette, False flags, ordigni fasulli costruiti ad arte per screditare Trump e le sue coorti repubblicane. E che dire delle subdole trame del Deep State, quella cabala dello stato profondo che ha la missione di sabotare la presidenza.

O del Pizzagate, la rete tessuta da una pizzeria dove Hillary Clinton , quando non era un camuffato rettile alieno impegnato a conquistare il mondo, avrebbe gestito un redditizio business di pedofilia. O ancora del gran segreto di Barack Obama, della Birther conspiracy che gli attribuisce un falso certificato di nascita statunitense mentre lui era invece una sorta di quinta colonna africana, intento all'avvento di barbari di colore per distruggere l'identità bianca e cristiana.

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Usa, il Pentagono manda i soldati al confine con il Messico per bloccare la carovana dei migranti

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Le teorie cospiratorie negli Stati Uniti hanno una tradizione lunga e radicata. Dal serio al faceto, dai dubbi sull'omicidio di John Fitzgerald Kennedy ai finti allunaggi fino appunto alla Hillary lucertola del Deep Space anziché portavoce del Deep State. Mai in epoca recente l'ossessione dei complotti è però parsa gravida di drammatiche conseguenze come oggi, intrecciati tra loro e ad antichi pregiudizi - razzisti, nazisti e anti-semiti. Miti dell'oscurantismo dei nostri tempi, spiegazioni facili per problemi difficili. Diffuse e improvvisamente influenti perché predicate spesso dal massimo e impenitente sacerdote di questa nuova religione, il Presidente Donald Trump in persona. E perché rilanciate impunemente, oltre che dal pulpito della Casa Bianca, da “anchor” d'una Tv militante quale Fox e amplificate a dismisura da social network grandi e piccoli, che si dichiarano innocenti ma finora sono stati assai più interessati a monetizzare eserciti di utenti che a controllare i rischi di contenuti odiosi.

Così i complotti sono diventati leggende consumate fedelmente, in una società frammentata e polarizzata, da ansiose e arrabbiate tribu' che si sentono emarginate o assediate da malesseri economici e culturali. E da alcuni, non importa quanto folli, sono state ora tramutate in arsenali letali: queste teorie sono state recitate, parola per parole, da chi ha impugnato mitra per uccidere anziani riuniti in sinagoga e spedito ordigni a leader progressisti. Come è stato scritto: la normalizzazione di teorie cospiratorie può avere effetti mortali in un'America armata fino ai denti (in media 4,8 fucili e pistole a testa). Una guida alle tuttora circolanti tesi di complotti è un esercizio in divenire, ma un breviario di quanto viene disseminato si impone davanti al suo prepotente ingresso nella politica e alle crescenti tragedie che ispira.

La Carovana dei migranti
È la colonna di qualche migliaio di centroamericani che si sta lentamente dirigendo verso gli Usa attraverso il Messico per chiedere asilo da brutale violenza e crimine in una regione disastrata dove Washington ha reponsabilità storiche. Nata il 12 ottobre in un quartiere della città di San Pedro Sula, inizialmente formata un centinaio di persone, si è ingrossata a qualche migliaio di migranti strada facendo, soprattutto donne e bambini. Questa realtà non ha fermato le teorie che sia tutto un complotto: Trump ha rilanciato senza alcuna prova la nozione che sia composta da criminali e teppisti e che tra le sue fila si nascondano pericolosi elementi mediorientali. Ha parlato di “invasione” del Paese e promesso di spedire 15mila soldati per fermarla al confine, che potrebbe anche non rggiungere. E ha dato legittimità anche alla teoria piu' estrema e assurda, già ripetuta non solo online ma sui teleschermi Fox e da almeno un candidato repubblicano in Florida: che la carovana sia stata finanziata da George Soros, diventato simbolo steso di cospirazioni globalità e liberali. Alla domanda esplicita su un ruolo di Soros ha risposto «non lo so, ma non ne sarei sorpreso. Molti dicono che è così».

Con la Carovana dei migranti - una più piccola a marzo aveva subìto lo stesso trattamento complottista ma senza echi nazionali - l'estremismo di destra anti-immigrati si è così fuso esplicitamente con l'antisemitismo. Soros è ebreo ed è un superstite dell'Olocausto oltre ad essere un noto critico di Trump e contribuente democratico. Questa fusione delle «trame» è emersa anche nel tragico attentato alla Sinagoga di Pittsburgh di sabato scorso: lo stragista Robert Gregory Bowers ha lasciato scritto sui social media, in particolare sul sito estremista Gab, di voler combattere gli «invasori», la carovana terzomondista, e nell'attaccare la Sinagoga ha denunciato in particolare l'organizzazione ebraica Hias, che da sempre aiuta rifugiati a integrarsi nel Paese. Hias, ha scritto, porta «invasori che uccidono la nostra gente. Non posso stare fermo a guardare mentre la mia gente viene massacrata».

Le False Flags
Gli oltre dieci pacchi-bomba spediti a esponenti democratici e ancora a Soros e altre celebrità progressiste dall'attentatore Cesar Sayoc hanno a loro volta trovato ragioni in teorie del complotto e ne hanno al contempo generate di nuove - in particolare la tesi che l'operazione sia stata una finta minaccia per screditare i conservatori. Sayoc, il cui furgone era coperto di adesivi pro-Trump e contro i suoi avversari, su Twitter aveva lanciato ripetute e pesanti invettive contro Soros, Barack Obama e Hillary Clinton, nutrendosi di tutte le tesi di complotti. Il suo gesto ha dato tuttavia vigore a una ricorrente teoria cospiratoria, la False Flag, o falsa bandiera. È una teoria che, come già accennato, sostiene come un atto apparentemente ai danni di critici di Trump sia in realtà ideato e realizzato da forze progressiste allo scopo di ingannare il pubblico e attaccare l'ultra-destra, tanto piu' alla vigilia delle elezioni di Midterm per il Congresso. Numerosi blogger e personalità tv della destra hanno sposato la tesi, da troll pro-Trump quali Jacob Wohl su Twitter a Lou Dobbs su Fox Business. Trump stesso in un suo tweet aveva messo la parola “bombe” tra virgolette, dando automaticamente credito ai teorici del complotto. Neppure l'arresto di Sayoc e la verifica che gli ordigni erano davvero letali hanno spinto tutti i promotori della tesi complottista a fare marcia indietro.

Le ipotesi di cosiddette False Flag non sono nate con le bombe. Se il nome deriva da una manovra della marina militare dove un vascello inganna il nemico issando la bandiera avversaria, ormai definisce ricorrenti quanto infondate denunce: le più note finora vedevano gli attentati dell'11 Settembre come orchestrati dallo stesso governo americano e la strage alla scuola di Sandy Cook come un'invenzione della lobby anti-armi. Tra i casi degli ultimi anni, anche la tesi che nel 2015 il massacro da parte d'un suprematista bianco di nove afroamericani in una Chiesa di Charleston fosse stato a sua volta una messa in scena. Finora queste tesi non avevano tuttavia trovato la cassa di risonanza odierna.

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QAnon
È la teoria-ombrello cospiratoria più ampia e che può sussumere un po' tutte le tesi complottiste. Racconta di una cospirazione del cosiddetto Deep State, cioè di influenti parti dell'establishment politico ed economico, contro Trump e i suoi fedeli. Il nome QAnon deriva da un messaggio anonimo apparso sul sito 4Chat, tra i privilegiasti dall'estrema destra, e scritto sotto il “soprannome” online di Q. L'autore o autori vantavano informazioni top secret - e la lettera Q designa tradizionalmente qualcuno con accesso ai dati piu' delicati. Sotto questo ombrello, democratici e liberal sono stati accusati dai seguaci di QAnon di organizzare abusi sessuali ai bambini, e Obama, Clinton e Soros di progettare colpi di stato. Questa meta-teoria del complotto è stata battezzata anche con altri nomi quali La Tempesta (The Storm) e The Great Awakening (Il grande risveglio). E militanti con magliette che inneggiano a QAnon compaiono abitualmente ai rally del Presidente. Un fautore della di QAnon e' stato persino ricevuto da Trump nello Studio Ovale. Con buona pace per le origini dell'espressione Deep State, nata per definire apparati statali e militari oscuri in Turchia e nella Russia post Unione Sovietica.

Pizzagate
È considerato l'antesignano dei presunti complotti, una sorta di prova generale o ispirazione per QAnon. Durante l'ultimo scorcio della campagna elettorale presidenziale del 2016 circolò tra siti di estrema destra la tesi che il partito democratico avrebbe coperto un vasto traffico di persone e bambini a fini di abusi sessuali e che nelle e-mail di esponenti del partito sarebbero esistite espressioni in codice che lo dimostravano. Il “sex ring” sarebbe ruotato attorno a un ristorante di Washington, da cui il nome di Pizzagate. Tra le voci screditate ma che circolarono con insistenza, anche quelle di interventi della polizia contro il suddetto complotto. Un uomo si reco' armato presso il ristorante e aprì il fuoco per ripulire il Paese dai «degenerati», fortunatamente senza fare vittime.

I Birther
Questa è la tesi che sostiene come Obama non sia nato alla Hawaii bensì in Africa. E che quindi sarebbe stato, in tutto e per tutto, un Presidente illegittimo. La teoria aveva già trovato spazio durante la sua presidenza e Trump ne era stato per anni uno dei grandi promotori pubblici, arrivando a promettere di finanziare indagini che avrebbero provato la falsificazione del certificato di nascita di Obama. Trump non ha mai davvero e con convinzione ripudiato quella tesi, ripetutamente smentita dai fatti e considerata una neppure tanto velata campagna razzista contro il primo Presidente afroamericano. Si limitò solo a riconoscere, in una brevissima e formale dichiarazione ai margini di un discorso nel 2016, che Obama era americano. Che passò inosservata alla sua base più militante e sensibile alle denunce di complotti.

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