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Dai Neet ai lavoratori in Cig: ecco il piano nazionale sulle nuove competenze

Pronta la strategia del governo. In pista: percorsi di aggiornamento di breve durata. Moduli di riqualificazione professionale. Integrazioni per potenziare le competenze di base.

di Claudio Tucci

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3' di lettura

Percorsi di aggiornamento di breve durata. Moduli di riqualificazione professionale. Anche per fronteggiare la necessità di nuove competenze alla luce delle transizioni digitali ed ecologiche o per gestire l’uscita, si spera presto, dalla pandemia. Il governo è pronto a mettere in pista un maxi piano sulla formazione che punta a diventare parte integrante dei percorsi lavorativi, e ad affiancarsi, strutturalmente, alle misure di sostegno al reddito (in costanza o senza un impiego). A delineare i nuovi indirizzi sulla formazione è un allegato di oltre 30 pagine al decreto Lavoro-Mef che ha adottato il piano nazionale nuove competenze.

Gli obiettivi

Gli obiettivi, sulla carta, sono ambiziosi: arrivare ad almeno 800mila lavoratori, nell’ambito dei 3 milioni complessivamente presi in carico da Gol, coinvolti in attività di formazione, di cui 300mila per il rafforzamento delle competenze digitali (più del 55% degli individui di età compresa tra i 16 e i 74 anni è privo di competenze digitali di base rispetto a una media Ue del 44%). Si tratta di coinvolgere poi anche gli oltre 2,1 milioni di giovani che non studiano, non si formano e non lavorano (Neet), numero cresciuto con la pandemia.

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I ritardi italiani

Sono noti i ritardi italiani. In base ai dati contenuti nell’allegato, viene ricordato che oltre metà della popolazione adulta in età lavorativa è potenzialmente bisognosa di riqualificazione (tra il 53 e il 59% dei 25-64enni). Sono circa 13 milioni gli adulti con un basso livello di istruzione (pari al 39% dei 25-64enni). Per non parlare di un mismatch galoppante, al 37,5%, ultima fotografia Anpal-Unioncamere, e delle difficoltà a far parlare scuola e mondo del lavoro.

Gli strumenti da mettere in campo

Sono diversi gli strumenti da mettere in campo. Si spazia dai percorsi di aggiornamento, caratterizzati da interventi di breve durata, volti a fronteggiare i fabbisogni di nuove competenze, in particolare derivanti dalle transizioni digitali ed ecologiche e/o dagli effetti della pandemia. Di norma, hanno una durata fino a 150 ore, a cui possono aggiungersi eventuali ulteriori ore di alternanza/tirocinio/formazione interna. Ci sono poi i percorsi di riqualificazione professionale, di durata più ampia (oltre 150 ore e fino a 600 ore). Si potranno prevedere moduli integrativi di potenziamento delle competenze di base che si caratterizzano come formazione di breve durata, erogabile in funzione del fabbisogno individuale per rafforzare le competenze di base con particolare riguardo a quelle digitali, alfabetiche, matematiche e finanziarie e multi linguistiche (fino a 60 ore).

La strategia “a tre gambe” del governo

Sono tre i programmi guida inseriti nel Piano nazionale nuove competenze: il piano Garanzia occupabilità dei lavoratori (Gol), che prevede cinque diversi percorsi di attivazione (in base al diverso grado di occupabilità) e si rivolge a disoccupati, cassintegrati, percettori del reddito di cittadinanza, persone svantaggiate con percorsi di aggiornamento o riqualificazione. La seconda gamba è il Sistema duale per i giovani tra i 15 e i 25 anni, con l’obiettivo di avere, entro il 2025, almeno 135mila ragazzi in più impegnati in percorsi che coniugano lezioni in aula e formazione direttamente “on the job”, valorizzando anche strumenti come l’apprendistato; oggi quello di primo e di terzo livello - gli unici due a contenuto formativo - interessano poche centinaia di giovani, soprattutto nella provincia autonoma di Bolzano. Terzo: il Fondo nuove competenze rivolto ai lavoratori delle imprese che hanno stipulato accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro, in risposta alle innovazioni di processo, prodotto o di organizzazione. Le ore impiegate dai dipendenti per formarsi sono a carico del Fondo.


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