Famiglie e studenti

Dai pionieri della California al boom anti-virus

di Riccardo Barlaam

5' di lettura

L’Unesco ha misurato l’impatto del Covid-19 sul sistema educativo. Al 30 marzo la chiusura delle scuole ha interessato l’87% degli studenti nel mondo, secondo le stime dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Vale a dire che 1,5 miliardi di studenti si sono ritrovati a casa lontani dalle aule e dai banchi. Non di meno è accaduto negli Stati Uniti, dove con l’avanzare della pandemia tutte le scuole sono state chiuse nei 50 stati e nei territori. Gran parte non riapriranno prima dell’autunno.

In queste settimane di quarantena ci si è sbizzarriti per trovare alternative e continuare a studiare. Sono venute alla ribalta le app per i webinar video come Zoom, Live Storm, Zoho. I sistemi educativi offerti da Google: G Suite che permette agli insegnanti di vedere lo stato di avanzamento dei compiti dei loro studenti e Google Scholar, il motore di ricerca per i testi accademici.

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Alzi la mano chi un mese fa conosceva l’esistenza dei Mooc, acronimo che sta per Massive open online courses, il luogo virtuale dove i ragazzi di tutto il mondo passano le giornate per continuare a studiare con gli atenei chiusi.

Il debutto

I primi Mooc, ossia i corsi di formazione interattivi sul web, vennero lanciati senza questo nome nel 2002 dalla piattaforma californiana Lynda. Il termine Mooc fu coniato nel 2008 da due professori canadesi, Stephen Downes e George Siemens, dell’Università di Manitoba, che per raggiungere i loro studenti nei luoghi più remoti della provincia, lanciarono un corso di formazione interattivo e lo chiamarono così. Nel 2011 l’Università di Stanford offriva tre Mooc gratuiti. Un anno dopo due professori di computer science nello stesso ateneo, Andrew Ng e Daphne Koller fondarono una startup chiamata Coursera. Agli italiani ricorderà il quotidiano di via Solferino, ma non c’entra niente: la sigla significa letteralmente l’era dei corsi (digitali), un piattaforma formativa partecipata con le università di tutto il mondo per offrire, appunto, Mooc ora diventata un colosso. In parallelo l’Mit di Boston lanciò una sua piattaforma per offrire corsi a distanza in partnership con Harvard chiamata edX.

Coursera ed edX oggi sono tra i principali provider di formazione online, assieme a Class Central, Udacity e Lynda, l’ex start up che nel 2015 è stata comprata da Linkedln per 1,5 miliardi, quest’ultima a sua volta acquisita da Microsoft l’anno dopo per 26 miliardi.

Coursera è il leader del mercato: ha 53 milioni di studenti registrati, offre 3.800 corsi universitari e 400 specializzazioni da 200 tra le migliori università mondiali e programmi formativi di 2.300 società, anche grandi come Google, Ibm, Airbus, Danone. Viene valutata oltre 1 miliardo di dollari ed è controllata dai venture capital Kleiner Perkins, New Enterprise Associates, Learn Capital, e Seek Group.

Per favorire l’apprendimento durante la pandemia del Covid-19 diversi provider di formazione online hanno deciso di rendere gratis parte del catalogo dei corsi universitari.

Su Class Central si possono frequentare gratuitamente 500 corsi universitari offerti dalla Ivy League, i migliori atenei del Nordest degli Stati Uniti. C’e di tutto, dai big data alla poetica di Shakespeare.

Alcuni esempi di corsi gratis disponibili: Introduzione alla Computer Science dell’Università di Harvard; la Storia del capitalismo americano, Cornell University; Economia della moneta e delle banche, Columbia; Bitcoin e criptomonete, Princeton; Viral Marketing, Università della Pennsylvania; Machine Learning, Brown University. E tanti altri. Basta entrare nel corso e troverete il ciclo delle video lezioni dei professori universitari, puntata dopo puntata. Coursera offre 100 corsi universitari gratuiti fino al 31 luglio, che possono essere completati entro il 30 settembre. I corsi durano diverse settimane. Senza spendere un dollaro, con un clic. Con in molti casi l’attestato di frequenza rilasciato al termine del percorso formativo. Anche qui, non c’è che l’imbarazzo della scelta per chi è assetato di conoscenza ed è costretto a stare in casa per il Covid-19.

Il rating

Ogni corso ha un rating, indicato con le stellette, che risulta dal gradimento degli studenti alla fine della frequenza. Ecco alcune delle proposte offerte free of charge per aggiungere sapere e anche una riga al proprio curriculum vitae: Meccanica dei Materiali, Georgia Institute of Technology; Psicologia sociale, Wesleyan University; la Scienza del Sistema Solare, California Institute of Technology; Introduzione alla Filosofia, University of Edinburgh; Elementi di fisiologia umana, Duke University; Elementi di Fisica, Università della Virginia; Cinese elementare, Università di Pechino, un corso di chitarra a Berklee o un corso di design al Moma.

In questo periodo anche edX ha reso libero l’accesso al suo programma con i corsi forniti da college e università. La comunità accademica condivide le risorse per le traduzioni delle classi usando sistemi sperimentali e format online. Altre piattaforme come Merlot opencourse o il LabXchange di Harvard offrono programmi gratis per la formazione a distanza.

Difficile contare in ogni caso tutte le risorse disponibili online per le scuole, di ogni ordine e grado, per ogni argomento o interesse. Tanto materiale gratuito si può consultare o scaricare per continuare l’apprendimento offline. Molte biblioteche pubbliche americane inoltre permettono di scaricare i libri in remoto attraverso una semplice registrazione dei dati personali o con il rilascio di una tessera di iscrizione. Esistono anche applicazioni studiate per i più piccoli, come Sora, per avere accesso agli e-books.

Il digital divide

Le piattaforme tech più avanzate sulla scuola nate nelle università americane non rappresentano però la situazione educativa degli Stati Uniti. Un problema delle scuole americane è il cronico assenteismo degli studenti, più evidente nei quartieri popolari, con situazioni di disagio sociale o povertà. Il digital divide, con le scuole chiuse per il coronavirus, ha accentuato questo problema. A Los Angeles un terzo degli studenti non si collega ai corsi online, non si è registrato o non ha completato i compiti assegnati: Los Angeles è l’area urbana più sviluppata e ricca del paese assieme a New York, ed è il secondo più grande distretto scolastico dell’intera nazione, ma il 13% degli studenti delle scuole superiori, secondo le statistiche, non ha accesso a Internet. Un fenomeno che avviene nelle grandi aree urbane ma è evidente anche nelle aree rurali, come in Ohio dove tanti studenti vivono in zone remote non servite dagli internet provider.

Cleveland è una delle città americane con la più alta percentuale di bambini poveri della nazione. I genitori continuano a lavorare e a uscire da casa per non perdere il reddito nonostante il lockdown, e tanti studenti non hanno nessun adulto che supervisiona la frequenza dei corsi online. Le stime delle autorità scolastiche dicono che nel distretto di Cleveland tra il 30 e il 40% degli studenti non ha l’accesso a Internet. Non deve stupire più di tanto se si pensa che appena il 42% degli americani possiede un passaporto.

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