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Dai Pir solo 43 milioni sulle matricole Aim

di Gianfranco Ursino


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3' di lettura

Circa un miliardo: con esattezza 929 milioni di euro. A tanto ammontano le risorse affluite nelle casse delle 17 società approdate all’Aim nel corso del 2017. Somme raccolte perlopiù con aumenti di capitale per finanziare i progetti di espansione aziendali. La quasi totalità delle risorse - ben 833 milioni - sono state indirizzate su 7 Spac, speciali veicoli d’investimento costituiti per reperire capitali in Borsa e finanziare acquisizioni e fusioni con altre realtà societarie più operative.

Quel “cip” dai gestori
Ma l’apporto diretto dei Pir a questo flusso di risorse da destinare all’economia reale è solo residuale. Dall’inchiesta condotta da Plus24 dall’incrocio dei dati sui portafogli dei singoli fondi Pir e sulle partecipazioni societarie forniti dai database di Morningstar e Facset, emerge che solo 43 milioni sono arrivati dai gestori di Pir e, perdipiù, non tutti in fase di collocamento iniziale (Ipo-initial pubblic offering). I Pir, quindi, almeno finora hanno avuto il merito di dare maggiore visibilità alle aziende quotate all’Aim, senza però contribuire a sostenere con mezzi freschi le Pmi.

Questioni di taglia
Sono soprattutto le piccole e medie realtà del risparmio gestito tricolore a investire con i Pir – nei limiti delle loro possibilità – nelle Pmi, in particolare sull’Aim. Un approccio positivo verso investimenti in imprese della loro “stessa taglia” che è presente nel loro stesso dna, dovendo fare una gestione attiva degli investimenti per emergere dal mare magnum di prodotti presenti sul mercato. Per vendere i fondi le piccole Sgr non possono, infatti, contare sulla spinta commerciale delle grandi reti distributive dei gruppi bancari.

Le Sgr più “attive”
Tra i più presenti nell’azionariato delle società quotate all’Aim nel 2017, figurano i tre Pir di Zenit Sgr: dei 166 milioni complessivamente gestiti da Zenit Obbligazionario, Pianeta Italia e Multistrategy Stock Picking, 3,5 milioni sono stati investiti quest’anno aderendo agli aumenti di capitale a servizio del collocamento di 7 Ipo dell’Aim. «Condivido l’idea di privilegiare le Ipo per indirizzare nuovi capitali alle Pmi - spiega Stefano Fabiani, responsabile azionario e gestioni patrimoniali di Zenit Sgr -, ma un gestore deve essere attivo anche sul mercato secondario per cercare di massimizzare il valore aggiunto per i sottoscrittori del fondo. E poi un mercato secondario liquido è vitale per la crescita delle società quotate». Sono presenti nell’azionariato di diverse matricole 2017 dell’Aim, anche i Pir di NordEst Fund, Soprarno, New Millenium, AcomeA, Symphonia, Sella Gestioni ed Euromobiliare. Molto attive anche Kairos Partners e Nextam Partners, che detengono importanti partecipazioni con altri fondi - non tanto con i Pir - su quattro recenti Spac: lo storico gruppo fondato da Paolo Basilico detiene il 5,11% di Spactiv e il 7,69% di Capital For Progress 2; mentre la casa di gestione guidata da Carlo Gentili, possiede una partecipazione del 6,7% di Eps Equita e il 7,5% di Crescita. In particolare quest’ultima Sgr ha realizzato diversi investimenti con il fondo Nextam Partner Bilanciato, che è diventato Pir a tutti gli effetti solo il 2 ottobre scorso.

I pesi massimi
Con investimenti in valore assoluto più consistenti, figurano anche alcuni Pir delle big del risparmio gestito. Da Arca a Eurizon, da Anima a Mediobanca Sgr, da Mediolanum a Ubi, finanche Ersel. Tra questi non mancano le “puntate” anche superiori al milione di euro su singole realtà dell’Aim. L’investimento più consistente (4,5 milioni di euro) è stato realizzato dal fondo di matrice estera Fidelity Funds Italy sulla Spac Eps Equita.
A livello di singola matricola la più gettonata dai Pir in assoluto è la società Wiit, che opera nel cloud computing e conta nel suo azionariato partecipazioni, più o meno consistenti, di 16 Pir . In questo caso, però, più della metà delle risorse raccolte (17 milioni) sono state utilizzate per consentire a fondi di private equity di uscire dalla compagine sociale.
Nel complesso, quindi, degli oltre 5 miliardi raccolti finora dai fondi Pir solo 43 milioni sono stati utilizzati dai gestori per aderire agli aumenti di capitale realizzati dalle società approdate all’Aim nel 2017. Legare le agevolazioni fiscali concesse ai Pir a più stringenti vincoli di destinazione delle risorse verso l’economia reale, sarebbe stato più opportuno per dare un’immediata e diretta efficacia a uno strumento che ha la sua validità, ma va perfezionato.

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