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Dai rifiuti energia per 2,8 milioni di famiglie


Dai rifiuti energia per 2,8 milioni di famiglie

3' di lettura

Dai rifiuti energia per 2,8 milioni di famiglie. In Italia ci sono oltre 180 impianti tra inceneritori e digestione anaerobica della frazione organica e dei fanghi di depurazione che hanno prodotto 7,6 milioni di MWh di energia, vale a dire un quantitativo in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 2,8 milioni di famiglie. Il dato emerge dal “Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti in Italia” realizzato da Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia) in collaborazione con Ispra e presentato oggi a Roma. Lo studio mette in luce come il recupero di energia da rifiuti sia essenziale per arrivare agli obiettivi fissati dalle direttive europee sull’economia circolare.

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Gli impianti in Italia
Nel 2017 erano operativi nel nostro Paese 55 impianti di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani che hanno trattato 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti. Ben 47 al Nord, 2 al Centro e 6 al Sud. Nei prossimi anni saranno operativi altri 31 impianti. L'organico, con 6,6 milioni di tonnellate raccolte, rappresenta il 41,2% dei rifiuti urbani che entrano nel circuito della raccolta differenziata, con una crescita media annua dell'8%. Sul fronte della digestione anaerobica dei fanghi di depurazione nel 2017 erano operativi 87 impianti: 45 al Nord, 17 al Centro e 25 al Sud. In Italia si registra una forte carenza di impianti nelle regioni del Mezzogiorno. Attualmente, infatti, gli impianti sono concentrati soprattutto al Nord. Se non si inverte questa tendenza, avverte Utilitalia, il nostro Paese continuerà a ricorrere in maniera eccessiva allo smaltimento in discarica: attualmente ci attestiamo al 23%, mentre le direttive Ue impongono di scendere sotto al 10% entro il 2035.

I numeri degli inceneritori
Nel 2017 erano operativi 39 impianti di incenerimento: 26 al Nord, 7 al Centro e 6 al Sud. Al loro interno sono stati trattati 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti, 5,3 dei quali di rifiuti urbani, una tendenza in leggera diminuzione rispetto ai 5,6 milioni del 2015. Attualmente gli impianti sono ridotti a 37 per la chiusura di Colleferro e Ospedaletto. Gli impianti esistenti sono ormai saturi e non si prevedono nuove aperture nei prossimi anni. L'85% delle scorie prodotte sono state avviate a riciclaggio, un dato in crescita rispetto all'ultima rilevazione del 2013 (82%). Sul fronte del controllo delle emissioni in atmosfera, per diversi inceneritori i limiti applicati risultano più stringenti rispetto a quelli determinati dalla normativa vigente, soprattutto per quanto riguarda le polveri, gli ossidi di zolfo e il monossido di carbonio.

GLI IMPIANTI IN ITALIA
GLI IMPIANTI IN ITALIA
GLI IMPIANTI IN ITALIA

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La produzione di energia
Nel dettaglio gli impianti di digestione anaerobica hanno prodotto 1,2 milioni di MWh e gli inceneritori 6,4 milioni di MWh, tra produzione elettrica e termica: questa energia, come sottolineato sopra, è in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 2,8 milioni di famiglie. Il 100% dell'energia prodotta dagli impianti di digestione anaerobica e il 51% di quella prodotta dagli inceneritori, inoltre, è energia rinnovabile. E dunque contribuisce, sostituendo l'utilizzo di combustibili fossili, alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti e alla lotta ai cambiamenti climatici. É anche energia prodotta localmente che contribuisce a ridurre la dipendenza dall'estero. Il 38% dell'energia prodotta dagli inceneritori è stata oggetto di incentivi, ma questa percentuale si ridurrà progressivamente nei prossimi 10 anni; nel 2017, diciotto dei trentanove impianti non hanno usufruito di forme di incentivazione.

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Forti squilibri territoriali
Il report evidenzia che l’Italia ha urgentemente bisogno di nuovi impianti soprattutto per il trattamento della frazione organica, in mancanza dei quali sarà impossibile mantenere lo smaltimento in discarica al di sotto del 10%. É anche previsto un aumento delle percentuali di raccolta differenziata, che si tradurrà in un incremento degli scarti di lavorazione e dei rifiuti organici da trattare. «Serve una strategia nazionale – spiega Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia - per definire i fabbisogni che operi un riequilibrio a livello territoriale, in modo da limitare il trasporto fra diverse regioni e le esportazioni, abbattendo le emissioni di CO2». Non mancano peraltro degli ostacoli normativi: «Dal rifiuto organico – continua Brandolini - si produce compost e biometano; per quest'ultimo, un carburante pulito realizzato in perfetta ottica di economia circolare, manca ancora un quadro normativo certo e stabile».

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