Emergenza coronavirus

Dai ristoranti ai cinema, ecco a quali condizioni potrebbero riaprire

Se non fossero state vietate le zone gialle dall’ultimo decreto legge, cinque regioni (Alto Adige, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise) avrebbero potuto riaprire bar e ristoranti a pranzo da lunedì

di Andrea Carli

Aggiornato l’11 aprile 2021, ore 18:30

Italia arancione e vede ripartenza. Sardegna rossa

4' di lettura

Non ancora una porta aperta, ma un primo spiraglio probabilmente sì. Sebbene ancora una data ufficiale non ci sia, l’attenzione di ristoratori, gestori di cinema, teatri e palestre è focalizzata sul giorno in cui si riaprirà.

Una boccata d’ossigeno dopo una serie di misure restrittive che, tra Dpcm e decreti legge, hanno travolto intere categorie. «Vogliamo riaprire il Paese in sicurezza - ha spiegato Mariastella Gelmini, ministro degli Affari regionali -. In questo mese abbiamo riaperto le scuole, fatto ripartire i concorsi, maggio deve essere il mese della riapertura delle attività economiche e ci auguriamo, ovviamente sulla base dell'andamento dei contagi e delle vaccinazioni, che si possa aprire qualcosa già dal 20 aprile».

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Una speranza, quella di ripartire, che è di tutti gli italiani. Ma prima bisogna liberare gli ospedali, mettere in sicurezza gli anziani e le persone fragili con il vaccino. Il ministro della Salute Speranza e il Cts stanno lavorando per mettere a punto un indicatore da utilizzare per le prossime scelte sulle riaperture. Già dalla prossima settimana il Governo potrebbe fare il punto.

Covid: fonti, in settimana valutazione dati per riaperture

Il governo potrebbe decidere di anticipare alcune riaperture prima della fine di aprile, dopo aver valutato la situazione epidemiologica. Secondo diverse fonti di governo, non è ancora stata fissata una data ma è probabile che la cabina di regia politica possa tenersi a metà della settimana 12-18 aprile. Saranno in ogni caso «essenziali» i dati, ha messo in evidenza una fonte qualificata, sia quelli relativi al contagio che alle vaccinazioni. Solo se si registrerà un trend positivo potrebbe dunque essere anticipata la riapertura di qualche settore nelle successive due settimane.

I criteri indicati da Draghi

Che bisogna ripartire, d'altronde, lo ha detto chiaramente anche il presidente del Consiglio Draghi nella conferenza stampa di giovedì 8 aprile, indicando le «prossime settimane» come quelle in cui si parlerà di «riaperture e non di chiusure». Legando la ripresa alla capacità delle regioni di vaccinare la popolazione più anziana. Più vaccini saranno somministrati, prima si potrà tornare alla normalità. Se non fossero state vietate le zone gialle dal decreto legge anti coronavirus attualmente in vigore, cinque regioni (Alto Adige, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise) potrebbero riaprire bar e ristoranti a pranzo da lunedì.

“Parola” ai protocolli di sicurezza

Se la linea è quella di cominciare a entrare nell’ottica di riaprire, bisognerà farlo in sicurezza. I prossimi giorni serviranno a fare il punto sui protocolli, che dovranno individuare regole e paletti per i singoli settori. Gli attori di questa fase della trattativa sono Governo, Comitato tecnico scientifico e le associazioni in rappresentanza degli operatori dei diversi comparti.

Ristoranti aperti a pranzo

La ristorazione chiede di riaprire in sicurezza le attività con un allungamento degli orari. Il comparto preme per definire rapidamente una road map per far ripartire il settore eventi che rischia di veder andare in fumo quasi due anni di fatturato. Una richiesta che ristoranti, bar, gelaterie e pasticcerie avanzano anche ricordando gli sforzi già compiuti sul piano della sicurezza: hanno adeguato le proprie attività alle regole dei protocolli. Il settore chiede al governo di prolungare l'esercizio delle attività di ristorazione fino alle ore 23 prevedendo il vincolo di consumo al tavolo e l'accesso al locale entro le ore 21. Inoltre l'obbligo di prenotazione con la quale fornire una serie di informazioni quali generalità di chi la effettua, numero delle persone e stato di convivenza.

Per quanto riguarda il comparto eventi, la proposta degli operatori è di prevedere che in una prima fase l'apertura riguardi solo le cerimonie civili e religiose, paragonabili al pranzo in ristorante in zona gialla con relativi protocolli ma con alcune condizioni aggiuntive: informare le autorità competenti almeno sette giorni prima della cerimonia, predisporre l'elenco degli invitati, assicurare il distanziamento di almeno un metro e mezzo tra gli ospiti, divieto dell'attività di ballo. Fin qui le proposte degli operatori.

La Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) vedrà martedì 13 aprile il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti per sottoporre nuovamente il protocollo che chiedeva l'apertura dei ristoranti in zona gialla anche la sera e in zona arancione solo a pranzo. Documento bocciato già a gennaio dal Cts.

L’ipotesi che il Governo potrebbe sottoporre al Cts per riaprire dopo il 20 aprile potrebbe prevedere il via libera dei ristoranti aperti a pranzo sebbene sulla base di un orario ridotto, ad esempio alle 15 o alle 16. Una soluzione che consentirebbe di scongiurare gli assembramenti fuori dai locali nell’orario dell’aperitivo.

Cinema e teatri, da dove partiamo

In alcuni casi, come ad esempio per i cinema e i teatri, una piattaforma di base con le regole da adottare c’è già. Il Dpcm del 2 marzo aveva infatti previsto nelle zone gialle, a decorrere dal 27 marzo, la riapertura dei spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all'aperto. Gli spettacoli sarebbero dovuti “andare in scena” esclusivamente con posti a sedere preassegnati e distanziati e a condizione che fosse comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi. La capienza consentita non poteva essere superiore al 25% di quella massima autorizzata e, comunque, il numero massimo di spettatori non poteva essere superiore a 400 per spettacoli all'aperto e a 200 per spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Successivamente, dopo la decisione presa nella cabina di regia del 26 marzo, con lo stop del giallo fino al 30 aprile, la riapertura è slittata.

Spettacoli all’aperto, obiettivo aumentare capienza

La settimana prossima il ministro della Cultura Dario Franceschini avrà una riunione con che porterà al Comitato tecnico scientifico «proposte concrete» per riaprire prima possibile e in sicurezza cinema, teatri, musei ma anche spettacoli all'aperto o “show dal vivo”. Le proposte vanno nella direzione di un aumento della capienza attualmente prevista, 200 persone al chiuso e 400 all'aperto. Tampone negativo per accedere e mascherina Ffp2. E un occhio costante alla curva dei contagi.

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