ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla polemica sul raddoppio dello stipendio

Dai ritardi della Cig ai furbetti del bonus, ecco le altre volte che Tridico è finito nella bufera politica

Quest’estate il presidente dell’Inps non ha voluto fare i nomi dei politici che avevano chiesto i bonus del governo. In primavera Tridico è finito nel mirino sul click day per i 600 euro agli autonomi, con il sito dell’Istituto subito in tilt.

di Claudio Tucci

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(ANSA)

Quest’estate il presidente dell’Inps non ha voluto fare i nomi dei politici che avevano chiesto i bonus del governo. In primavera Tridico è finito nel mirino sul click day per i 600 euro agli autonomi, con il sito dell’Istituto subito in tilt.


4' di lettura

Che la carica di presidente dell’Inps sia una delle “poltrone” di maggior peso nell’orbita Pa, probabilmente assieme a quella dell’agenzia delle Entrate, è noto da tempo. Ma negli ultimi mesi, Pasquale Tridico, economista, come il suo predecessore, Tito Boeri, si è reso conto, anche, di come la delicatezza (e le responsabilità) legate al suo incarico facciano finire velocemente la persona sulla “graticola” e spesso nella bufera politica. La storia, anticipata da Repubblica, sul raddoppio dello stipendio di Tridico, ma anche dei cda di Inps e Inail, è solo l’ultimo di una serie di “episodi” che direttamente o indirettamente hanno chiamato in causa l’attuale presidente dell’Inps.

Il click day per gli aiuti agli autonomi, e il sito Inps subito in tilt
Negli ultimi mesi ne sono accaduti altri tre. In primavera, Pasquale Tridico, a onor del vero male interpretato, annunciò l’avvio delle erogazioni dei 600 euro, allora previsti dal decreto Cura Italia, per autonomi e partite Iva di spettanza Inps parlando, impropriamente, di “click day”. Due parole infelici, che ricordano gli assalti alla diligenza accaduti in passato con altre misure, e infatti subito fecero scattare una levata di scudi bipartisan. Si è arrivati a parlare perfino di “guerra tra poveri” in piena emergenza sanitaria. Per placare gli animi, dovette intervenire il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, per precisare che non ci sarebbe stato alcun click day, ma semplicemente - come poi è stato - la comunicazione della data a partire dalla quale fare le domande. Una precisazione necessaria, in quanto, aggiunse tutto il governo, «le risorse stanziate sono sufficienti a coprire l’intera platea dei beneficiari». Tuttavia la “frittata” era stata fatta, e il primo giorno delle domande il sito Inps è andato subito in tilt, preso d’assalto dagli autonomi che, preoccupati dalla parola click day, non volevano perdere il sussidio. I 600 euro sono poi divenuti mille, per alcune categorie di autonomi, con provvedimenti successivi, e, sempre a onor del vero, sono la misura che è stata quasi subito pagata a tutti gli interessati, secondo l’ultimo dato Inps più di 4 milioni di lavoratori.

I ritardi nella Cig
Superata, con perdite, questa vicenda, ad aprile-maggio se ne è aperta subito un’altra. Quella relativa ai ritardi nelle erogazioni della Cig, soprattutto di quella in deroga, visto che quella ordinaria, emergenziale, è stata in larga parte anticipata dalla imprese. Qui Tridico fu costretto a fornire report a cadenza quasi settimanale per evidenziare lo stato dei pagamenti, andò perfino in Parlamento a riferire, finirono sotto accusa anche le regioni, che hanno, o meglio dire, avevano ai quei tempi, un ruolo nella procedura per ottenere il sussidio. A criticare i ritardi nei pagamenti della Cig è stato, per la prima volta, anche il premier, Giuseppe Conte, che ha pubblicamente chiesto scusa per la vicenda. La procedura per riconoscere l’ammortizzatore d’emergenza è stata poi semplificata, a luglio/agosto si sono recuperati, parte, dei ritardi. L’ultimo dato di pochi giorni fa lo ha fornito lo stesso Tridico: sono in attesa, tra ritardi ed errori nelle domande, circa 30mila lavoratori, a fronte di 11 milioni di prestazioni erogate. Anche qui però su Pasquale Tridico si è accesa una bufera politica, con le opposizioni a chiederne nuovamente le dimissioni.

I furbetti del bonus partita Iva
Il terzo “passo falso”, questa volta indiretto, del presidente dell’Inps è legato all’erogazione del bonus partite Iva anche a parlamentari. La vicenda, legale ma quanto politicamente meno poco opportuna, uscì fuori questa estate e venne subito cavalcata in chiave referendum sul taglio di onorevoli e senatori, che si è svolto il 20 e 21 settembre. L’Inps, anche qui a onor del vero, applicò la legge, Tridico non fece mai i nomi dei percettori (per ragioni di privacy). Ma non riuscì ad evitare la solita ondata di polemiche, e nuove richieste di dimissioni.

Il raddoppio dello stipendio
Arriviamo così ai nostri giorni, con la bufera sul raddoppio dello stipendio, passato da 62mila euro a 150mila euro, per effetto di un decreto interministeriale firmato dai mnistri Catalfo e Gualtieri il 7 agosto 2020 che definisce gli emolumenti lordi annui del presidente, del vice presidente e dei consiglieri di amministrazione di Inps e Inail. L’Inps ha chiarito che i nuovi compensi sono 40mila euro che possono arrivare a 60mila in caso di deleghe per il vice presidente, 23mila euro per i consiglieri di amministrazione. Il decreto interministeriale, come precisato dal ministero del Lavoro (che vigila su Inps e Inail) porta a compimento un percorso avviato dal precedente governo per la determinazione dei compensi, che si è perfezionato al momento dell’insediamento dei Cda dei due enti, che come noto sono stati ripristinati. Nel caso dell’Inps, il 15 aprile 2020. Solo a partire da quella data, quindi, il presidente dell’Istituto ha diritto a percepire i compensi determinati dalla legge. Una risposta, normativa, molto fredda, che suona come mera difesa d’ufficio. Del resto, lo stesso premier, Conte, ha chiesto verifiche, al termine delle quali, darà le sue valutazioni.

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