dal 15 gennaio telecamere nel 118

Dai sequestri di ambulanza alle aggressioni: ecco perché i medici invocano l’esercito

Sono 1200 l'anno le aggressioni denunciate dai camici bianchi. L’annuncio del ministro dell’Interno Lamorgese: dal 15 gennaio a Napoli telecamere sulle ambulanze

di Marzio Bartoloni


Violenza contro gli infermieri, scenari di guerra

3' di lettura

I casi più clamorosi sono accaduti a Napoli nei giorni scorsi: prima un petardo contro un’ambulanza il 1 gennaio poi qualche giorno dopo un gruppo di minori hanno sequestrato un’ambulanza e operatori sanitari del 118 all'ospedale Loreto Mare di Napoli per costringerli a soccorrere un amico 16enne con una distorsione al ginocchio. Un episodio grave già accaduto poco più di un anno fa nello stesso ospedale che ha fatto invocare l’intervento dell’esercito a Manuel Ruggiero, presidente di «Nessuno tocchi Ippocrate», il medico che ha denunciato il sequestro del mezzo.

Il fenomeno non riguarda solo l’area di Napoli dove l’allarme è sicuramente più forte, ma tutta Italia. Secondo l’Ordine dei medici sono 1200 l'anno le aggressioni denunciate dai camici bianchi, e quasi tre volte di più sono quelle reali. Mentre il sindacato Nursing up denuncia episodi di violenza fisica per un infermiere su dieci e minacce con tanto di pistola per il 4 per cento.

A Napoli telecamere sulle ambulanze
«Dal 15 gennaio saranno attive le prime telecamere sulle ambulanze in servizio nel territorio di Napoli come sollecitato il 16 dicembre scorso in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica mentre è prevista la realizzazione da parte dei presidi ospedalieri di sistemi di videosorveglianza collegati con le centrali delle Forze di polizia». L’annuncio è arrivato i direttamente dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese di fronte all’escalation di aggressioni e violenze a danno del personale sanitario che già nei primi giorni del 2020 hanno confermato l’allarme. Per ora l’introduzione delle telecamere riguarderà solo l’area di Napoli. Ma l’emergenza aggressioni e violenze in corsia, soprattutto nei pronto soccorso, riguarda tutta Italia

Le richieste dei medici
Per il presidente dell’Odine Filippo Anelli - che chiede al ministro Speranza di riconvocare al più presto l'Osservatorio sulle violenze riattivato proprio dal nuovo titolare del dicastero della Salute - si tratta di «una vera carneficina silenziosa, perché spesso le aggressioni non vengono rese note per vergogna, per senso di pudore verso una denuncia che porterebbe allo scoperto situazioni di inadeguatezza o perché, addirittura, le aggressioni sono considerate una naturale componente del rischio professionale». E così a fronte del ripetersi di aggressioni e violenze a danno del personale sanitario l’Ordine chiede misure urgenti: dalla presenza di posti di pubblica sicurezza di Polizia nei Pronto soccorso di maggiore affluenza al ricorso. Per prevenire gli episodi di violenza nei confronti di medici e operatori sanitari, sottolinea inoltre Anelli, «fondamentale è anche aumentare le condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro. Per questo, sarebbe opportuno trasferire tutte le postazioni di guardia medica territoriale in ambienti protetti e sicuri come, ad esempio, gli ospedali o le caserme di vigili urbani e carabinieri». In questo modo, «i medici non rimarrebbero isolati e ciò sarebbe un deterrente».

La legge sulle aggressioni agli operatori è ferma
Intanto in Parlamento, dopo il via libera del Senato a settembre, è ferma alla Camera la legge che prevede sanzioni penali più pesanti per chi aggredisce un operatore sanitario. Una frenata che ha fatto dire al ministro della Salute Roberto Speranza che se ci sarà bisogno si interverrà con un decreto legge. il testo finale dovrebbe contenere rispetto a quello approvato a Palazzo Madama anche la procedibilità d'ufficio per chi aggredisce un operatore nell'esercizio delle sue funzioni. In pratica sarebbe come aggredire un pubblico ufficiale. Intanto secondo i dati dell’Agenas, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali quasi tutte le Regioni, almeno sulla carta, hanno adottato la Raccomandazione n. 8 del ministero della Salute, che prevede l’analisi di ogni episodio di violenza e il monitoraggio dei meccanismi attivati dall'azienda sanitaria per comprendere ed eliminare le falle dei sistemi organizzativi e prevenire nuovi episodi, evitando il ripetersi degli “eventi sentinella” si ripetano. Le aggressioni però continuano e medici e infermieri sono i primi operatori sanitari a subirle.

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