Lo studio dell’Università Cattolica

Vaccini, le soluzioni per convincere 2,7 milioni di indecisi

L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha appena pubblicato su EclinMedicine-The Lancet uno studio internazionale sull'esitazione vaccinale, condotto con il New York Medical College e le Università di Belgrado e Verona: lo zoccolo duro dei no vax si ridurrebbe a una manciata di 850mila irriducibili

di Barbara Gobbi

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6' di lettura

Un’alternativa all'obbligo di immunizzarsi contro il Covid - sempre più plausibile se non si raggiungeranno entro ottobre le coperture previste ma che rischia di spaccare il Paese - c’è e potrebbe far recuperare alla campagna vaccini almeno 2,7 milioni di indecisi. Che sarebbero convinti senza coercizione, se solo si mettesse in campo una ricetta basata sulla chiarezza e su una comunicazione più efficace anche tramite social network. Mentre lo zoccolo duro dei no vax si ridurrebbe a una manciata di 850mila irriducibili. Non sono chiacchiere da bar: a elaborare per il Sole-24Ore la stima dei recuperabili alla causa del vaccino èl'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che ha appena pubblicato su EclinMedicine-The Lancet uno studio internazionale sull'esitazione vaccinale, condotto con il New York Medical College e le Università di Belgrado e Verona.

«Nonostante le robuste evidenze sull'efficacia del vaccino, la schiera degli ‘esitanti', una popolazione molto diversa dai no-vax, continua a essere numerosa e l'immunità di gregge resta una chimera. Per questo – premette Fidelia Cascini dell'Istituto di Igiene della Cattolica di Roma e prima autrice dello studio - in aggiunta ai risultati della nostra pubblicazione internazionale su EclinMedicine abbiamo applicato la metodologia utilizzata nel sondaggio Flash Eurobarometer 494 commissionato dalla Commissione Ue a maggio 2021: da qui la stima che oggi in Italia si possano contare circa 2,7 milioni di esitanti e 850mila no-vax».

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Esitanti divisi in tre fasce

In particolare, in Italia la percentuale di chi manifesta un atteggiamento di ridotta/nulla accettazione del vaccino contro il Covid-19 secondo Cascini è divisa in tre: chi vorrebbe vaccinarsi “in qualche momento del 2021” (10% degli attuali non vaccinati); chi potrebbe vaccinarsi “più avanti” (15.4% degli attuali non vaccinati) e chi non si sottoporrebbe “mai” al vaccino (8.3 % degli attualmente non vaccinati). «In sostanza – rileva Cascini - la popolazione su cui si può agire con strategie comunicative sono quelli del gruppo ‘più avanti' e ‘in qualche momento del 2021' che in totale, in base alle inferenze fatte sugli attuali non vaccinati, sono circa 2.700.000. Nella previsione ottimistica di convincerli tutti, le persone che non si vaccineranno mai e che possiamo definire “no-vax” sono circa 850.000, circa l'8% della popolazione ancora non protetta/parzialmente protetta».Ma come convincere gli esitanti? «La letteratura scientifica – commenta la professoressa Cascini - suggerisce di mettere in campo strategie innovative per rispondere direttamente ai bisogni espressi dalle persone, che sono i driver dei loro comportamenti, affrontando i motivi alla base dell'esitazione». Lo studio su EclinMedicine ha individuato in quattro pilastri dell'esitazione gli ostacoli principali all'accettazione del vaccino, su cui si può intervenire.

Il fattore tempo

La disponibilità delle persone a farsi vaccinare aumenta quando viene consentito loro di attendere più a lungo, prima di ricevere il vaccino. Da questo punto di vista – spiegano i ricercatori - la velocità alla quale sono stati messi a punto i vaccini contro il Covid rappresenta paradossalmente un problema perché aumenta la percezione di una loro scarsa sicurezza. La ragione dell'esitazione, in questo caso, è espressa dal dubbio: “forse il vaccino non è stato testato abbastanza e ci usano come cavie”. Le persone chiedono alle industrie farmaceutiche e alle autorità sanitarie più informazioni sulle fasi del processo di sviluppo dei vaccini e dei nuovi farmaci, prima che questi arrivino sul mercato. Il fattore tempo può essere inoltre considerato sotto altri punti di vista, e in particolare quando sia correlato a distanze o difficoltà che favoriscono la rinuncia al vaccino. Uno dei comuni italiani con il più basso tasso di vaccinati (meno del 40% di vaccinati) è Fiumedinisi in provincia di Messina; colpa anche del fatto che l'hub vaccinale più vicino dista oltre un'ora di auto, su strade peraltro poco agevoli secondo il sindaco del Paese.

La scarsa consapevolezza di rischi e benefici dei vaccini

Il grado di esitazione verso i vaccini aumenta quando le persone sono poco informate sui benefici, ma anche sui rischi. Tra le popolazioni più esitanti del mondo figurano quelle a basso reddito, le minoranze e le persone con basso livello di istruzione. Informazioni più complete e comprensibili a tutti – rilevano dalla Cattolica - sono la chiave per cancellare i dubbi e la paura del nuovo, e potrebbero ridurre significativamente l'esitazione vaccinale. Un caso-scuola è la vicenda AstraZeneca: «Si è cominciato a parlare della trombocitopenia immune protrombotica indotta da vaccino – ricorda Cascini - solo quando casi clinici con reazioni avverse gravi sono diventati fatti di cronaca. Come mai in fase di sperimentazione farmacologica tali evidenze non sono emerse o non sono state riportate all'opinione pubblica?».

La mancanza di personalizzazione nella scelta del vaccino

Le differenze tra i vaccini disponibili (mRna, vettore virale, ecc.) contribuiscono a influenzare il grado di accettazione e il livello di esitazione. La principale barriera alla vaccinazione è la qualità delle informazioni su sicurezza ed efficacia di un vaccino rispetto agli altri disponibili. Questo aspetto è reso più complesso dalla rapidità con cui viaggiano le informazioni (e la disinformazione) su Internet e sui social media. Migliorare le strategie di comunicazione ufficiali per combattere la disinformazione – suggeriscono i ricercatori - faciliterebbe il dialogo e l'accettazione vaccinale. Anche qui i precedenti negativi non sono mancati ma «sul tema della personalizzazione – annota la professoressa Cascini – ci sono state aperture nel nostro Paese. È accaduto con l'autorizzazione alla vaccinazione eterologa: il 15 giugno una circolare del ministero della Salute ha trasmesso la determina dell’Aifa e il parere della sua Commissione tecnico scientifica in merito alla vaccinazione eterologa nei soggetti under 60 che abbiano già ricevuto una prima dose AstraZeneca. Qualche giorno dopo (18 giugno), il ministero si è di nuovo espresso con circolare che ha riconosciuto la possibilità di completare il ciclo vaccinale con una seconda dose di vaccino AstraZeneca anche per le persone con meno di 60 anni, che dichiarano di voler proseguire nel richiamo con lo stesso vaccino impiegato per la prima dose, dando così la possibilità di rifiutare una seconda dose diversa dalla prima a precise condizioni».

La scarsa fiducia nell’operazione vaccinale

Gli operatori sanitari coinvolti nelle campagne di vaccinazione dovrebbero riuscire a guadagnarsi la fiducia e la simpatia delle persone. Perché avere l'impressione di trovarsi davanti un professionista competente, aperto e onesto, gioca un ruolo fondamentale. «In Italia i messaggi trasmessi da figure pubbliche influenti esprimono spesso forte ambiguità. Penso a esponenti politici che nonostante abbiano scelto di vaccinarsi, e abbiano quindi creduto nel valore della vaccinazione come soluzione contro il rischio di ammalarsi gravemente di Covid, professano il contrario quando parlano al loro pubblico, cadendo in palese contraddizione con le proprie scelte», sottolinea Cascini.

“Sfruttare” i social

Il calcolo degli esitanti è inversamente proporzionale all'età: dall'analisi della distribuzione anagrafica degli incerti del vaccino in Italia emerge che c’è un gradiente di esitanza dai più giovani (i più esitanti per vari motivi) ai più anziani (i meno esitanti). Un dato che va spiegato, anche alla luce dei dati sull'”entusiasmo vaccinale” tra i giovani diffusi dal commissario straordinario Figliuolo e dal ministero della Salute. «Pensando alle ipotesi che potrebbero almeno in parte motivare questa discrepanza tra giovani e anziani, va ricordato che la fascia dei giovanissimi ha avuto accesso più di recente alla vaccinazione, rispetto alle altre – annota Cascini -. E che i giovani tendono a spendere più tempo sui social e sulle nuove piattaforme digitali rispetto agli anziani: questo in teoria dovrebbe aiutarli a essere più capaci di individuare le fake news, ma esiste anche il fenomeno delle echo-chambers in cui le persone si isolano concettualmente e si autoalimentano nelle loro credenze (tra cui anche quella complottistica contro i vaccini), senza avere misure di confronto con l’esterno. Questo aspetto alimenta sia il pilastro della scarsa consapevolezza di rischi e benefici che la scarsa confidenza nei confronti dell'operazione vaccinale».

Come trasformare, quindi, il fattore social in un alleato della campagna vaccinale? «Usandolo proprio – afferma infine Cascini - ben più di quanto si sia timidamente fatto fino a oggi in Italia – per avvicinare la porzione di giovani esitanti. Serve insomma concentrarsi sui social vecchi e nuovi con una forte campagna informativa usando mezzi moderni, con messaggi curati da esperti e appropriati nel linguaggio e contenuto in base al target di età (su Facebook, Instagram, TikTok, Twitter ecc..)».


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