l’italia delle donne

Dai suggerimenti della task force alla vita reale

Lotta agli stereotipi, occupazione, conciliazione lavoro famiglia e contrasto alla violenza sulle donne sono fra i cardini della proposta del comitato guidato da Vittorio Colao

(Shutterstock / GDmitry)

3' di lettura

La forza delle immagini a volte vale più di interi trattati. E c’è un’immagine grafica, nel rapporto finale del comitato di esperti in materia economica e sociale che ci racconta di un cambiamento epocale. Per esemplificare gli obiettivi e assi di rafforzamento per un’Italia più forte, resiliente ed equa è stata disegnata una torta divisa in 3 direttrici di intervento: digitalizzazione e innovazione, rivoluzione verde, parità di genere e inclusione. Chi si sarebbe aspettato di vedere quest’ultima voce fra le priorità solo qualche mese fa?

La task force guidata da Vittorio Colao ha deciso di puntare sulla lotta alle differenze di genere come volano per uno sviluppo sociale ma anche e soprattutto economico. Certo non sembra estranea a questa scelta l’iniezione di un surplus di 5 donne verso fine maggio nel team di lavoro. Sta di fatto che ora, nero su bianco, è stato posto il problema da un organismo voluto dal governo. E non si tratta di un libro dei sogni, ma di direttrici concrete che in altri Paesi hanno dato frutti.

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Tutto inizia con l’educazione e la formazione. Per cambiare è necessario mettere in atto una contrasto agli stereotipi di genere che ancora oggi passano sotto pelle alle nuove generazioni anche attraverso libri scolastici, trasmissioni televisive, mancanza di formazione da parte del corpo docente. «Il programma spazia dall’avvicinamento fin da bambine alle materie STEM e all’educazione finanziaria, all’attenzione al linguaggio e alla rappresentazione dei generi nei libri di testo, nei media e nella pubblicità, fino alla presenza di statistiche ufficiali annuali su stereotipi e discriminazioni» si legge nel rapporto. Semplice da mettere in atto? Tutt’altro, ci vorrà tempo ma è ora di iniziare.

Il tasto dolente in Italia è certamente l’occupazione femminile, ferma al 49,5%. E non si tratta di una questione solo di realizzazione femminile fuori casa. Studi negli anni hanno indicato come le famiglie con un solo reddito siano più a rischio povertà; come l’Italia potrebbe guadagnare fino a 7 punti di Pil se l’occupazione femminile equiparasse quella maschile; come le imprese con board caratterizzati da un mix di genere abbiano risultati migliori. Ma ancor di più ora è importante una riflessione sul merito. Una delle cose che ci ha insegnato questa crisi sanitaria e ora economica è che non si può prescindere dalle competenze. Abbiamo bisogno di medici, manager, imprenditori, insegnanti, operai, dipendenti della PA (e politici) competenti e preparati se vogliamo un Paese in grado di reggere agli urti e alle crisi e di saper disegnare il futuro. L’Italia si deve chiedere ora che Paese vuole essere da grande e deve tracciare le strategie per crescere in quella direzione. Come potrebbe farlo escludendo metà dei talenti, che ha a disposizione, da questo progetto?

Si arriva così ai successivi due punti del rapporto. Il primo: adottare la valutazione dell’impatto di genere quale metodologia di progettazione e analisi di ogni iniziativa legislativa, regolamentare e politica. E il secondo relativo alle misure per la conciliazione dei tempi di vita e sostegno alla genitorialità. Perché è vero che figli e casa sono incombenze che dovrebbero ricadere in modo equo fra le due parti della coppia, ma purtroppo, come dimostrano le ultime indagini, in tempo di lockdown il lavoro di cura è ricaduto per oltre il 70% sulle donne penalizzandole nella carriera. Tanto che addirittura il 15% sta valutando di lasciare il proprio impiego non riuscendo a far fronte alle aumentate responsabilità con scuole chiuse. Allora se alcuni ostacoli si possono togliere è giusto che la politica se ne faccia carico e che l’Italia rientri a pieno titolo nelle classifiche europee per disponibilità di posti negli asili nido o per politiche di welfare dedicate alle famiglie, ad esempio.

Non da ultimo il rapporto ha voluto sottolineare l’urgenza di un intervento organico per la lotta alla violenza contro le donne che in Italia è diventato un problema strutturale da affrontare con misure che non tamponino solo le emergenze.

Certo ora starà alle istituzioni e alla politica capire come mettere in atto queste sollecitazioni e la speranza è che il rapporto non finisca sul fondo di qualche cassetto di palazzo Chigi. Nella società civile, però, le iniziative non mancano per tenere desta l’attenzione: dal progetto Dateci Voce a Girl Restart, dal gruppo Il Cantiere delle donne ai gruppi degli ordini professionali. E in questa stessa direzione va l’iniziativa di Alley Oop - Il Sole 24 Ore, che lunedì 15 giugno alle 17.00 (in diretta streaming sul sito di questo quotidiano) porterà sul palco di #Trustyourself, in partnership con Accenture, eccellenze italiane dello sport, dell’imprenditoria, dell’arte e delle professioni, che raccontino da dove è possibile ripartire in questo particolare momento storico. Le loro storie di antifragilità saranno la metafora di quell’Italia al femminile in grado di contribuire alla rinascita del Paese.

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