Emergenza Covid

Scuola, tutti i fronti aperti del ritorno in presenza: dai trasporti alla carenza di spazi

Il governo è al lavoro su un piano che proverà a contenere i rischi del rientro il classe. Prevede ingressi in fasce orarie differenti negli edifici scolastici, test a tappeto per rintracciare le positività, scrutini anticipati al primo giugno

di Andrea Gagliardi

Speranza: scuola in presenza fino a giugno in gialla e arancione

3' di lettura

L’obiettivo del governo è riportare in presenza dal 26 aprile tutti gli studenti, compresi quelli delle superiori, nelle aree gialle e arancioni. Nelle regioni rosse invece si punta a far tornare tutti in classe fino alla terza media (ora è fino alla prima), mentre nelle secondarie di secondo grado l’attività si svolgerà almeno al 50% in presenza (rispetto all’attuale 100% di dad). Sembra un déjà vu di settembre, quando la scuola ripartì tutta in presenza, ma stavolta la differenza la fanno i vaccini al personale scolastico, con il 75% che ha ricevuto la prima dose. Perciò, malgrado i timori de i presidi per i quali la sicurezza non può essere garantita, l’allarme trasporti lanciato dai governatori e la contrarietà dei sindacati (la Cgil chiede di «rivalutare la scelta per la ripresa attività scolastiche in presenza al 100% dal 26 aprile»), l’esecutivo sembra compatto: a maggio gli studenti saranno in aula. Il premier Mario Draghi è fermo sulla linea: «Un mese in presenza, con continuità».

Il piano del governo

Il governo è al lavoro su un piano che proverà a contenere i rischi del ritorno il classe. Prevede ingressi in fasce orarie differenti negli edifici scolastici (tra le 8 e le 10 del mattino), test a tappeto per rintracciare le positività, scrutini anticipati al primo giugno. Sarà presentato entro metà di questa settimana alla Regioni, dopo che il presidente del Friuli Venezia Giulia Max Fedriga ha inviato una lettera a nome dei governatori chiedendo di affrontare insieme i problemi da risolvere.

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Il nodo trasporti

La prima sfida è quella del trasporto pubblico. Con il nuovo decreto si porrà di nuovo il problema degli studenti delle superiori. Questa fascia d’età è quella che più sfrutta i mezzi pubblici per andare a scuola. Ma con le limitazioni attuali alla capienza (50%) rischiano di non esserci sufficienti mezzi a disposizione. Il governo spingerà per sfruttare nel modo più efficace possibile i 390 milioni di euro destinati al potenziamento della flotta dei mezzi pubblici, soprattutto attraverso il ricorso a bus privati. Ma è anche consapevole che una parte di queste risorse deve ancora essere assegnate agli enti territoriali. Per il governatore del Veneto Luca Zaia le le soluzioni non sono molte: «Se non ci sono i mezzi sul mercato - argomenta - o si riduce un po' la presenza dei ragazzi a scuola, al 60-70%, oppure, lo ha fatto già la Puglia ad esempio, si rende facoltativa la presenza in aula».

Ingressi scaglionati

Per ridurre la pressione sui trasporti, in realtà, il governo punta a diluire gli ingressi. Del resto la necessità di ingressi scaglionati nasce anche dal problema di spazi a scuola. Con un ritorno massiccio in presenza al 100% in molte regioni emergerà infatti, come segnalato dai presidi, un problema di sovraffollamento degli istituti, con l’impossibilità in molte classi di mantenere il distanziamento. In questi casi, il ritorno alla Dad sarebbe una conseguenza obbligata. L’alternativa sono appunto gli ingressi scaglionati. Il ministero dell’Istruzione sta preparando una circolare che ricorderà alle scuole cosa è possibile fare per evitare assembramenti, come ingressi scaglionati, ore da 50 minuti, didattica digitare integrata, turnazione, insomma gli stessi modelli organizzativi che erano previsti anche lo scorso settembre.

I timori dei presidi

Ma i presidi restano scettici: «Bisogna lasciare alle scuole la facoltà di stabilire la percentuale di studenti che deve frequentare: si può fare una turnazione per cui il 75/80% degli studenti va in presenza e l'altro viene deciso dalla scuola. Qualche elemento di flessibilità sarebbe necessario», dichiara il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.

Verso il ricorso ai test salivari

Il governo progetta, però, anche altri interventi. Per gestire il problema del tracciamento dei positivi, lavora a un piano di tamponi a campione per testare il contagio tra i banchi. «Certamente quello dei test salivari può essere un tema che può dare una soluzione» conferma il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. «L’immunità per tre quarti del personale scolastico e un programma di test salivari rapidi sugli studenti renderanno la scuola ancora più sicura» assicura Sergio Abrignani, immunologo dell'università Statale di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus. «I test salivari non sono invasivi come i tamponi nasali - sottolinea l'esperto - Sono antigenici, quindi rapidi, e molto semplici da eseguire. Danno il risultato in 5 minuti. Non sono ovviamente precisi come i tamponi molecolari, ma per gli screening su grandi numeri sono un aiuto valido. Possiamo pensare a test ripetuti una o due volte alla settimana su tutti gli studenti», anche perché «la capacità produttiva a livello mondiale ormai c'è».

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