dopo l’ultima proposta shock

Dai voli sicuri al disinfettante in vena: le soluzioni al coronavirus di Donald Trump

Tre mesi di sconfinamento del presidente nelle competenze sanitarie-epidemiologiche nella guerra al coronavirus

di Angela Manganaro

Coronavirus, l'idea di Trump di curarlo con il sole

Tre mesi di sconfinamento del presidente nelle competenze sanitarie-epidemiologiche nella guerra al coronavirus


5' di lettura

Questo è un articolo sulle competenze mediche ed epidemiologiche del presidente americano Donald Trump emerse negli ultimi mesi, da gennaio ad aprile 2020. Non dichiarazioni politiche, che per quanto discutibili sono condivise da paesi come la Svezia o in una certa misura dall’Olanda o dal primo Boris Johnson che sognava l’immunità di gregge per il Regno Unito con il piano di far infettare più britannici possibile (immunità che riferita al nuovo coronavirus alcuni studiosi considerano «un mito»).

In questo articolo non è dunque inclusa la domanda che qualche settimana fa Trump ha fatto ad Anthony Fauci, famoso e rispettato epidemiologo, consigliere di cinque presidenti americani, capo della task force contro il Covid19 negli Stati Uniti: «Non possiamo farci invadere dal virus?» Perché questa domanda (o tentazione) non è prettamente trumpiana: alcuni primi ministri come Johnson la pensavano come lui, altri forse l’hanno pensato senza dirlo vista la lentezza con cui hanno reagito all’epidemia, la Svezia ne ha fatto una strategia.

Iniezioni di disifenttanti e ultravioletti ai pazienti
Trump però è l’unico leader che davanti al Nemico Invisibile (così definisce il nuovo coronavirus in tutti i suoi tweet, con le maiuscole) azzarda previsioni epidemiologiche, propone soluzioni mediche, suggerisce farmaci e cure. L’ultima, la più estrema è del 23 aprile: parla alla Casa Bianca in una riunione di routine e a un certo punto definisce «interessanti» le ipotesi di provare a testare sui malati di Covid-19 iniezioni di disinfettante o raggi ultravioletti. «Vedo il disinfettante che uccide il virus in un minuto. Un minuto. C'è un modo in cui possiamo fare qualcosa del genere, mediante iniezione all'interno o quasi una pulizia? Sarebbe interessante verificarlo». Verificare cosa esattamente? Visto che il disinfettante elimina il virus sulle superfici, teorizza Trump, si potrebbe iniettarlo ai malati. In alternativa - propone il presidente nello stesso discorso - ci sarebbe la possibilità di usare «raggi ultravioletti» o «una luce molto potente» contro Covid-19.

Inutile sottolineare che medici ed esperti giudicano pericolose le affermazioni del presidente con le aziende produttrici di popolari disinfettanti come Lysol e Dettol costrette a pubblicare un comunicato per precisare che «in nessun caso» i loro prodotti possono essere «somministrati a un essere umano, né attraverso iniezione, ingestione o per altra via».

Utile invece ripercorrere le diagnosi, le previsioni e le proposte sanitarie del presidente al netto di «abbiamo un piano, abbiamo predisposto tutto davvero bene, è tutto sotto controllo» (Davos, 21 gennaio, primo caso confermato negli Stati Uniti). Al netto, perché Trump non è stato l’unico leader a rassicurare e placare i tempestivi allarmi.

Togliamo dalla lista anche le contraddittorie affermazioni sulla Cina, nella migliore e probabile ipotesi frutto di ingenuità. Trump, 24 gennaio: «La Cina ha lavorato davvero duramente per contenere il contagio. Gli Stati Uniti apprezzano immensamente i loro sforzi e la loro trasparenza». Trump, marzo-aprile: il nuovo coronavirus «virus cinese»; si scaglia contro l’Oms per essere filocinese, bene la Cia che tira fuori rapporti con i numeri falsi dei contagi e dei decessi in Cina.

«È come l’influenza »
A onor del vero, anche il paragone con l’influenza non è esclusiva trumpiana, è stato fatto anche da alcuni medici esperti. A ogni modo, il 9 febbraio quando il rischio ai suoi occhi era vaghissimo, Trump non poteva che abbracciare questa tesi. «L’influenza nel nostro Paese uccide dalle 25mila alle 69mila persone all’anno». Il 31 marzo, dopo che un suo amico malato di coronavirus entra in coma cambia idea: «Non è come l’influenza, questo è un virus violento».

Previsioni sulla curva epidemica
Sempre a febbraio quando negli Stati Uniti i casi confermati sono solo 15, Trump azzarda una previsione statistica: presto, dice, il numero di contagi si avvicinerà allo zero. Il 24 aprile gli Stati Uniti sono il primo Paese al mondo per numero di contagi (867.100) e per decessi (44.400).

Fiducia nella bella stagione
Trump spera nel caldo che dovrebbe mitigare l’aggressività del virus. Anche in questo caso non è il solo, lo sperano diversi scienziati anche se nessuno se la sente di affermarlo con certezza. La fiducia di Trump nella bella stagione rientra però in questa lista perché non è ispirata da un epidemiologo o da uno studio con una minima base scientifica ma da Xi Jinping. Il 7 febbraio Trump afferma «si spera che con il caldo il virus diventi più debole e vada via», poi precisa che è perché glielo ha detto il presidente cinese. Lo ripete qualche giorno dopo alla Casa Bianca davanti ai governatori riuniti: «Ho avuto una lunga discussione al telefono con Xi e lui è davvero molto fiducioso che da aprile o entro aprile il virus verrà ucciso dal caldo».

Il «miracolo»
Il 27 febbraio sempre alla Casa Bianca incontra i leader afroamericani ma non scende nei dettagli come con i governatori: «Sta per sparire. In un solo giorno come un miracolo, il virus sparirà». Il 16 marzo annuncia le regole sul distanziamento tra persone, e precisa che le misure saranno in vigore fino a luglio-agosto.

Volare è sicuro
Il 4 marzo, sempre alla Casa Bianca, Trump parla delle strategie di contenimento della diffusione del virus con gli amministratori delegati delle compagnie aeree (settore colpito duramente dalla pandemia). Il presidente dice agli executive: «Penso che nei posti in cui le persone volano, volare è sicuro. Una larga parte del mondo puo volare in sicurezza. Non voglio dire nient’altro a questo proposito. Abbiamo chiuso alcune parti del mondo e autamoticamente abbiamo chiuso anche i voli. E’ sicuro». L’11 marzo (1.700 casi confermati negli Stati Uniti) dallo Studio Ovale in diretta tv, Trump comunica alla nazione: «Sospenderemo tutti i voli da e per l’Europa per 30 giorni. Queste restrizioni verranno riviste in base alla situazione sul terreno».

Previsioni sulla riapertura
Incurante come al solito di curve pandemiche e modelli predittivi a cui gli scienziati lavorano e su cui i comuni mortali si scervellano, il 25 marzo, con quasi 66.000 casi confermati negli Stati Uniti, il presidente dice a Fox News: «Vorrei che il Paese aprisse o solo fosse pronto a farlo entro Pasqua. Penso che il giorno di Pasqua avremo le chiese piene in tutto il Paese». Lo stesso giorno dice in una conferenza stampa alla Casa Bianca di «iniziare a vedere la luce in fondo al tunnel».

Il 29 marzo tutte le misure di distanziamento sociale sono prorogate fino al 30 aprile e Trump stesso fissa un nuovo giorno della ripresa, il primo giugno. Il 31 marzo lascia perdere la luce e i tunnel e ammette: «Le prossime due settimane saranno un inferno, le più dure».

La passione per la clorochina
A inizio aprile il presidente si appassiona alla clorochina e alla idrossiclorochina, all’idea che questi due antimalarici possano togliere di mezzo il virus punto e basta. Non importa che il mondo scientifico discuta il se, il come e il quando e non pochi, ad esempio l’Istituto superiore di sanità francese, avanzino forti dubbi sull’uso di questi farmaci. Trump stavolta è sicuro, pare sia stato convinto da Peter Navarro che di mestiere fa l’economista e il consigliere economico alla Casa Bianca ma come merito ha quello di averlo avvertito a fine gennaio del flagello in arrivo.

Il dottor Fauci blocca l’ennesimo sconfinamento del presidente e liquida come «aneddoti» le basi scientifiche su cui poggia l’entusiasmo del capo.

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