l’industria in germania

Daimler taglia 10mila posti. Così l’auto alla spina mette in crisi il lavoro

La casa automobilistica di Stoccarda punta a ridurre l’organico di 10mila posti nei prossimi due anni per finanziare la transizione elettrica. Mentre l’Europarlamento chiede limiti ancora più stringenti alle emissioni

di Alberto Annicchiarico


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(REUTERS)

3' di lettura

I mille manager a casa annunciati due settimane fa si moltiplicano per 10. Daimler torna in primo piano e lega la sua decisione al piano per finanziare la costosa transizione elettrica. L’intervento, come ha precisato il capo del personale di Daimler, Wilfried Porth, prevede almeno 10mila posti di lavoro in meno entro il 2022. Una parte dei tagli avverrà tramite mancate sostituzioni, un’altra parte grazie a prepensionamenti e uscite volontarie.

Proprio nei giorni scorsi anche Audi ha comunicato un piano di tagli straordinario, di almeno 9.500 posti, sempre in Germania. Il produttore di pneumatici Continental in settembre ha parlato invece di 20mila posti in meno.

Il totale quest’anno è di circa 50mila, una cifra che dà l’idea del difficile momento del settore. Addirittura il manifatturiero tedesco, secondo dati Bloomberg, si appresta a perdere 100mila posti di lavoro. La Germania avrà anche evitato d’un soffio la recessione nel terzo trimestre, ma la pressione sui campioni industriali del paese resta altissima.

E se per il quadro generale va messa nel conto una fase di forti tensioni sul fronte del commercio internazionale, con la guerra Usa-Cina a produrre ingenti danni collaterali, per l’auto vale quello che si sa da tempo ma che addirittura potrebbe peggiorare.

Non è un caso che l’annuncio di Daimler arrivi il giorno dopo l’approvazione all’Europarlamento di una risoluzione favorevole all’inasprimento delle politiche sui limiti alle emissioni di CO2 che stanno costringendo l’industria automobilistica continentale a una costosa e dolorosa transizione dai motori termici a quelli elettrici (con relative ricadute, appunto, sull’occupazione, dato che l’elettrificazione porta a un prosciugamento della forza lavoro necessaria).

Cosa dice la risoluzione? Che l'Unione europea dovrebbe ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 per diventare climaticamente neutrale entro il 2050; anche trasporti marittimi e aerei devono ridurre le emissioni. Gli eurodeputati hanno chiesto alla Ue di impegnarsi alla conferenza delle Nazioni Unite COP25 che si volge a Madrid dal 2 al 13 dicembre per una riduzione a zero delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.. L'obiettivo attuale della Ue è di ridurre le emissioni del 40% entro il 2030, ma già dal 2012 pioveranno multe miliardarie sulle case automobilistiche che sforeranno i limiti consentiti

Tornando alla Germania, mentre il tasso di disoccupazione del paese, al 5%, rimane vicino al suo minimo storico, il numero di liberi professionisti è in aumento come anche quello dei lavoratori. Cambia quindi la qualità del lavoro.

Le aziende automobilistiche, dal canto loro, per sostenere la trasformazione si vedono costrette a dovere alleggerire, e tanto, i loro costi. Sotto la guida (da maggio) del cinquantenne svedese Ola Källenius, arrivato in un momento storico e molto critico per l’industria, al tramonto dell’era del diesel e dopo il regno ventennale di Dieter Zetsche, la Casa della stella a tre punte si è posta come obiettivo quello di risparmiare un totale di almeno 1,4 miliardi di euro in spese del personale.

Eppure l'effetto completo dei tagli - che interessano anche le filiali delle società tedesche all'estero - potrebbe non essere avvertito immediatamente. Le leggi sul lavoro e i sindacati rendono più difficili i licenziamenti. In molte grandi aziende sono in vigore accordi che non consentono forzature. Questo significa che i programmi possono durare anni. Qui sorge il problema: la potente industria automobilistica tedesca, alla quale il governo Merkel sta andando incontro con un robusto piano di incentivi per l’acquisto di auto alla spina, ha messo sul piatto decine di miliardi di euro in investimenti per l’auto elettrica. Può permettersi di perdere tempo?

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