EFFETTI DEL DIESELGATE

Daimler, utile in calo del 64% e taglio del dividendo per ripartire

Il fatturato è aumentato del 3%. Proposto alla prossima assemblea un dividendo tagliato dei due terzi, il 72%, a 90 centesimi per azione, per sostenere l’elettrificazione

di Alberto Annicchiarico

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(REUTERS)

Il fatturato è aumentato del 3%. Proposto alla prossima assemblea un dividendo tagliato dei due terzi, il 72%, a 90 centesimi per azione, per sostenere l’elettrificazione


2' di lettura

Profitti in calo del 64% a 2,71 miliardi di euro - anche per le ricadute in termini di sanzioni e richiami del Dieselgate, lo scandalo delle emissioni - e proposta alla prossima assemblea di dividendo tagliato dei due terzi, il 72%, a 90 centesimi per azione, per sostenere l’elettrificazione della gamma. È una fase complicata, per Daimler. Il gigante di Stoccarda che produce le Mercedes Benz è guidato da soli nove mesi dallo svedese cinquantenne Ola Källenius.Il quale non avrebbe potuto scegliere periodo peggiore per raccogliere l’eredità dell’ex padre padrone Dieter Zetsche, alla guida per un ventennio.

«Questa società deve cambiare radicalmente», ha dichiarato Källenius agli investitori dopo aver comunicato i risultati dell’intero anno. «Lavoreremo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per far sì che la svolta avvenga». Insomma, il 2020 si preannuncia piuttosto duro per Daimler.

Quanto al passato recente, nel 2019 il fatturato è aumentato leggermente, del 3%, rispetto all’anno precedente, attestandosi a 172,7 miliardi. L'ebit di gruppo è crollato del 61% attestandosi a 4,3 miliardi di euro (contro gli 11,1 miliardi del 2018). Stabile il numero di vetture vendute, pari a 3,34 milioni. «Non possiamo essere soddisfatti degli utili», ha ammesso il Ceo del gruppo, secondo il quale «sono necessarie misure per ridurre i costi e aumentare i flussi di cassa. Le abbiamo individuate e ne abbiamo avviato l’esecuzione. Faremo le mosse necessarie per incrementare la nostra forza finanziaria come base per la nostra strategia futura», ha concluso Källenius .

Una parte non secondaria della rivoluzione in Daimler è il taglio del costo del lavoro. La casa di Stoccarda in novembre ha annunciato l’obiettivo: 10mila dipendenti in menoi (di cui un migliaio da individuare tra i manager) entro il 2022). Un risparmio da 1,4 miliardi di euro, ha confermato ieri il Ceo. Azione inevitabile, perché una delle caratteristiche della rivoluzione che sta cambiando i connotati al mondo dell’Auto (il combinato disposto di elettrificazione e guida assistita prima e autonoma a regime) è proprio la minore necessità di forza lavoro.

La direzione presa da Daimler sul fronte dei costi e delle misure per snellire il gruppo rendendolo più efficiente non ha convinto del tutto il mercato, che dopo un iniziale entusiasmo ha spinto il titolo in territorio negativo (-0,48% a 42,84 euro). Con una capitalizzazione di Borsa inferiore ai 46 miliardi Daimler vale un terzo di Tesla (127 miliardi) - protagonista californiana dalla nuova era che produce un decimo delle auto della casa della stella ed è seconda, dopo il recente sbalorditivo rally, soltanto a Toyota.

Sul fronte del prodotto il ceo svedese punta a lanciare più di 20 nuove auto ibride plug-in e completamente elettriche entro il 2022. Quest’anno Mercedes Benz introdurrà una nuova versione della berlina classe S e lancerà l’EQA, un Suv elettrico compatto che affiancherà l’EQC (leggermente più grande) e il minivan EQV. Tra le vittime del rinnovamento ci sarà il pick-up Mercedes Classe X.

Daimler, infine, ha avviato «soluzioni alternative» in Cina, ed ha riavviato parzialmente la produzione negli stabilimenti gestiti assieme alle aziende partner. «La Cina - ha sottolineato Källenius - resta il mercato più importante per noi, con un grande potenziale per i prossimi sei o sette anni».

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