dieselgate

Daimler, via a maxi-perquisizioni. Coinvolti 230 agenti in 11 uffici

di Alessandro Merli

Reuters

2' di lettura

Perquisizioni in diverse sedi della Daimler per il dieselgate, lo scandalo della manipolazione delle emissioni di gas di scarico delle auto, scoppiato nel 2015 alla Volkswagen e per il quale è sotto inchiesta penale da qualche mese in Germania anche la casa produttrice delle Mercedes. Le perquisizioni, ordinate dalla Procura di Stoccarda, riguardano 11 sedi della Daimler fra il Baden-Wuerttemberg, Berlino, la Bassa Sassonia e la Sassonia e hanno coinvolto 23 magistrati e 230 uomini delle forze dell'ordine.

L’operazione è stata condotta, secondo una nota della procura, «contro dipendenti noti e ignoti della Daimler, che sono sospettati di truffa e pubblicità ingannevole riguardante la manipolazione del trattamento delle emissioni di automobili diesel». L’inchiesta, con le due imputazioni appunto di frode e pubblicità ingannevole, è stata aperta nel marzo scorso. La casa di Stoccarda non ha fornito dettagli, salvo precisare che sta collaborando con le autorità. L’accusa di pubblicità ingannevole si riferisce ad alcune dichiarazioni sulle auto Mercedes in cui sarebbero stati indicati livelli di emissione più bassi di quelli effettivi. L’inserimento della pubblicità ingannevole fra i capi d’accusa sarebbe dovuto, secondo analisti del settore automobilistico, anche al fatto che le norme europee sulle emissioni dei motori diesel sarebbero sufficientemente vaghe da rendere più difficile la prova del reato di truffa legato alla manipolazione dei dati sulle emissioni, come è emerso anche nel caso della Volkswagen.

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Il mese scorso, la Daimler aveva comunicato che è in corso un'inchiesta anche da parte delle autorità degli Stati Uniti, dove le norme sono più stringenti e dove è iniziata la prima indagine a carico della Volkswagen, sull’inquinamento provocato dai suoi veicoli diesel e sull’installazione di meccanismi di manipolazione delle emissioni. L’inchiesta americana può portare al richiamo di autovetture e all'imposizione di pesanti multe. Qualche giorno fa, la casa tedesca aveva annunciato di aver rinunciato ai piani di chiedere l'autorizzazione negli Usa per vendere modelli Mercedes-Benz diesel del 2017. Dopo lo scoppio dello scandalo Volkswagen nel settembre del 2015, la Daimler aveva lanciato lo scorso anno un'indagine interna su richiesta del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Intanto, arrivano cattive notizie per la Volkswagen dalla Francia. L’autorità di controllo sulle truffe ai consumatori, secondo quanto ha riferito il quotidiano «Le Monde», avrebbe inviato un rapporto alla magistratura in cui si indica che la Vw avrebbe incassato 22 miliardi di euro dalla vendita di vetture diesel contenenti il meccanismo di manipolazione delle emissioni. Sugli stessi veicoli, secondo il rapporto, il più grande produttore automobilistico del mondo avrebbe risparmiato 1,5 miliardi di euro che sarebbero stati necessari per mettere in regola le auto. Queste cifre potrebbero essere usate da un tribunale per fissare l'entità di una eventuale multa se Volkswagen fosse ritenuta responsabile di truffa. L'autorità anti-frodi, secondo il quotidiano, avrebbe calcolato che la pena massima teorica potrebbe ammontare al 10% dei ricavi annui, pari a circa 19 miliardi di euro. Negli Stati Uniti, Vw deve già affrontare costi per il dieselgate fino a 25 miliardi di dollari.

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