L’edizione 2022

Dal 24 aprile apre Biennale Arte a Venezia tra Green economy e nuovi fondi Pnrr

La 59esima esposizione di Arti visive dal titolo “Il latte dei sogni”, negli spazi del Padiglione centrale dei Giardini e dell'Arsenale di Venezia, esporrà le opere di 213 artisti provenienti da 58 Paesi

di Gerardo Pelosi

5' di lettura

Sarà un'edizione tutta all'insegna dell'umanità minacciata, delle metamorfosi dei corpi e delle relazioni tra individui e tecnologie la 59° esposizione di Arti visive dal titolo “Il latte dei sogni” che negli spazi del Padiglione centrale dei Giardini e dell'Arsenale di Venezia esporrà le opere di 213 artisti provenienti da 58 Paesi. Ma la rassegna presentata ieri dal presidente della Biennale Roberto Cicutto e dalla curatrice Cecilia Alemani si caratterizzerà anche per la selezione di alcuni giovani artisti provenienti da Biennale College, per il rigoroso rispetto della neutralità carbonica in forza dei principi della transizione verde e per l'avvio dei nuovi progetti di ampliamento degli spazi dell'Arsenale da destinare all'archivio storico con i fondi messi a disposizione dal Pnrr.
Il titolo della mostra “Il latte dei sogni” è preso da un libro di favole dell'artista surrealista Leonora Carrington (1917-2011) in cui si descrive un mondo magico nel quale la vita viene reinventata attraverso l'immaginazione e nel quale è concesso cambiare e trasformarsi.

Cicutto: si risponde alla domanda: “Come sta cambiando la definizione di umano”?

l presidente della Biennale Cicutto ha ricordato come la Alemani nel suo lavoro di ricerca sulle nuove tendenze delle arti visive si sia posta alcune domande. “Fra queste, - ha detto Cicutto - una in particolare mi sembra riassumerle: “Come sta cambiando la definizione di umano?. Il suo lavoro comincia con l'individuazione di un'ispiratrice, Leonora Carrington, dalla cui arte sviluppa filoni e temi interpretati dagli artisti, che raccontano “la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra gli individui e le tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra”.

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Compagni di viaggio da mondi diversi, convivenze sorprendenti

Un modo, secondo il presidente della Biennale che cerca di unire le diverse contemporaneità che la Biennale Arte ha raccontato in centoventisette anni di vita. Approccio già presente nella mostra Le Muse inquiete realizzata dall'Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC) nel Padiglione Centrale ai Giardini, curata da tutti i Direttori dei sei Settori artistici della Biennale (Architettura, Arte, Cinema, Danza, Musica, Teatro) e coordinata dalla stessa Cecilia Alemani nel 2020. La Mostra di Cecilia Alemani, osserva Cicutto «immagina nuove armonie, convivenze finora impensabili e soluzioni sorprendenti, proprio perché prendono le distanze dall'antropocentrismo; è un viaggio alla fine del quale non ci sono sconfitti, ma si configurano nuove alleanze generate dal dialogo fra esseri diversi (alcuni forse prodotti anche da macchine) con tutti gli elementi naturali che il nostro pianeta (e forse anche altri) ci presenta. I compagni di viaggio, le artiste e gli artisti, che si aggregano alla Curatrice provengono da mondi molto diversi fra loro».

Biennale College: selezionati quattro artisti anche per Arti visive

Cicutto ha anche sottolineato come le opere di alcuni giovani provenienti da Biennale college per Arti visive saranno esposti alla pari degli altri artisti. «Il frutto delle attività dei College – ha precisato Cicutto - è il riconoscimento sui palcoscenici e sugli schermi della Biennale del valore di chi vi partecipa, che spesso viene ricompensato da un inserimento stabile nel mondo del lavoro. Sembrava difficile realizzarlo anche per Arte. Ma invece tre artiste e un artista, scelti fra i molti candidati da tutto il mondo, vedranno le loro opere esposte fuori concorso nell'Esposizione Internazionale, con uguale dignità rispetto ai loro colleghi già affermati».

Alemani: non una mostra sulla pandemia ma su nuove forme di coesistenza

La mostra, ha spiegato la Alemani, nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi ultimi mesi, non è una mostra sulla pandemia ma registra inevitabilmente le convulsioni dei nostri tempi. In questi momenti, come insegna la storia della Biennale di Venezia, l'arte e gli artisti ci aiutano a immaginare nuove forme di coesistenza e nuove, infinite possibilità di trasformazione. «La mostra – ha detto la Alemani - è stata concepita e realizzata in un periodo di grande instabilità e incertezza. La sua genesi ed esecuzione hanno coinciso con l'inizio e il continuo protrarsi della pandemia di Covid-19 che ha costretto La Biennale di Venezia a posticipare questa edizione di un anno, un evento che, sin dal 1895, si era verificato soltanto durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Che la mostra possa aprire è di per sé un fatto straordinario: non tanto il simbolo di una ritrovata normalità, quanto piuttosto il segno di uno sforzo collettivo che ha qualcosa di miracoloso. In questi interminabili mesi passati di fronte a uno schermo mi sono chiesta più volte quale fosse la responsabilità dell'Esposizione Internazionale d'Arte in questo momento storico e la risposta più semplice e sincera che mi sono riuscita a dare è che la Biennale assomiglia a tutto ciò di cui ci siamo dolorosamente privati in questi ultimi due anni: la libertà di incontrarsi con persone da tutto il mondo, la possibilità di viaggiare, la gioia di stare insieme, la pratica della differenza, della traduzione, dell'incomprensione e quella della comunione».

Oltre 180 dei 213 artisti non hanno mai partecipato alla Biennale

Tre le principali aree tematiche: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra gli individui e le tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra. La mostra si articola negli spazi del Padiglione Centrale ai Giardini e in quelli delle Corderie, delle Artiglierie e negli spazi esterni delle Gaggiandre e del Giardino delle Vergini nel complesso dell'Arsenale. Oltre 180 artiste e artisti non hanno mai partecipato all'Esposizione Internazionale d'Arte prima d'ora Per la prima volta negli oltre 127 anni di storia dell'istituzione veneziana la Biennale include una maggioranza preponderante di artiste donne e soggetti non binari, scelta che riflette un panorama internazionale di grande fermento creativo ed è anche un deliberato ridimensionamento della centralità del ruolo maschile nella storia dell'arte e della cultura attuali.

Anche per Arti visive si punta alla neutralità carbonica

La 59° edizione di Arti visive sarà l'occasione per La Biennale per un nuovo impegno per la neutralità carbonica già avviato nel 2021 con un percorso di rivisitazione di tutte le proprie attività secondo principi consolidati e riconosciuti di sostenibilità ambientale. Per il 2022 l'obiettivo è quello di estendere il raggiungimento della certificazione della “neutralità carbonica”, ottenuto nel 2021 per la 78. Mostra del Cinema, a tutte le attività programmate dalla Biennale. Sono stati individuati gli ambiti e gli interventi specifici volti a minimizzare le emissioni e, più in generale, a gestire con attenzione il profilo di impatto ambientale di tutte le attività. A titolo di esempio: riutilizzo dei materiali e scelta di materiali riciclabili per gli allestimenti utilizzo di energia elettrica integralmente da fonti rinnovabili certificate inserimento di criteri di sostenibilità in fase di gare di appalto dei fornitori linee guida e indicazioni in tema di sostenibilità ambientale per le partecipazioni nazionali sensibilizzazione del pubblico e degli ospiti sull'impatto ambientale L'obiettivo è quello di ridurre le emissioni generate dalle manifestazioni, e dunque le necessità di compensazione: ma per raggiungerlo è necessario il contributo di tutti gli interlocutori che le rendono possibili, in particolar modo del pubblico che vi partecipa. La Biennale si è assunta e si assumerà queste responsabilità, ma è stato chiesto e sarà chiesto a tutti una collaborazione attiva per comportamenti virtuosi.

Al via i progetti del PNRR per le infrastrutture della Biennale a Venezia e al Lido

Nel frattempo l'offerta culturale della Biennale per la città di Venezia si amplierà anche grazie a nuovi fondi previsti dal Pnrr. Un mese fa la Giunta comunale di Venezia ha dato il via libera alla delibera con la quale si procederà, una volta sottoscritto il Protocollo d'intesa tra il Comune di Venezia, il Ministero della Cultura e quello della Difesa, al progetto per valorizzare l'Arsenale di Venezia e destinarlo a sede dell'archivio storico. Nell'agosto del 2020, il Ministero della Cultura ha già approvato uno stanziamento di 20 milioni di euro per il restauro e la riqualificazione degli edifici “Officine e Comparto del ferro”. Ma nell'ambito del PNRR alla Biennale di Venezia è stato destinato un ulteriore stanziamento di 170 milioni dei quali quasi 105 milioni destinati al recupero dell'area dell'Arsenale in concessione alla Fondazione. «La cultura darà un grande contributo alla ripartenza del Paese - aveva detto il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini - il potenziamento delle infrastrutture culturali della Biennale di Venezia, nel centro storico e al Lido, arricchirà una delle maggiori istituzioni culturali italiane, forte di un indiscusso prestigio internazionale, e ne consentirà l'evoluzione in un polo permanente di ricerca sulle arti contemporanee».


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