ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùpolitica&social

Dal “basta panico” di Conte alla mascherina di Fontana, la politica va in tilt sul coronavirus

In pochi giorni siamo passati dagli appelli anti-psicosi del governo al video allarmistico del presidente della regione Lombardia. Come il virus ha mandato in cortocircuito la comuicazione istituzionale

di Francesco Mercadante

default onloading pic
Illustrazione di Laura Cattaneo/Il Sole 24 Ore

In pochi giorni siamo passati dagli appelli anti-psicosi del governo al video allarmistico del presidente della regione Lombardia. Come il virus ha mandato in cortocircuito la comuicazione istituzionale


4' di lettura

«È tutto sotto controllo»: è la formula che, già da un mese, viene ripetuta con religiosa insistenza e ostentazione di flemma, dai rappresentanti istituzionali che si sono avvicendati nell'informare la popolazione sull'andamento del contagio da coronavirus. Lo ha fatto e, giustamente, continua a farlo soprattutto il presidente del Consiglio, dal 30 gennaio scorso, quando cioè fu riscontrata l'infezione nei due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani, a oggi.

«Non abbiate timore, la sanità italiana è efficiente!» fanno eco gli esperti, intervenendo all'unisono e dando vita a un corpus di esortazioni che non delude mai le aspettative, non altrimenti che se ogni parola provenisse da un vademecum di frasi pronte all'uso. La linearità dei discorsi è inappuntabile; il loro rapporto col mondo e coi fatti, tuttavia, lo è un po' meno. Perché?

Quel legame (fragile) tra dichiarazioni ed eventi
Proviamo a fare qualche passo indietro nel tentativo di ricostruire il legame tra dichiarazioni ed eventi. Il 30 gennaio 2020, data emblematica, Giuseppe Conte, affiancato dal ministro Speranza e dal professor Giuseppe Ippolito, in conferenza stampa, afferma: «Eravamo già molto vigili e molto attenti nel monitorare l'evoluzione di questa situazione critica, non ci siamo fatti trovare impreparati. Abbiamo chiuso il traffico aereo da e per la Cina. A quanto ci risulta, siamo il primo paese dell'Unione Europea che adotta una misura cautelativa di questo genere (…)». E conclude con l'inevitabile mantra: «È tutto sotto controllo».

Esattamente 28 giorni dopo, si contano oltre 500 contagiati e 14 morti. Per carità, secondo gli scienziati, è tutto normale e nessuno intende affatto revocarne in dubbio il parere tecnico. Ma i numeri sembrerebbero dare adito a dubbi di altro genere, specie se consideriamo che Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, oltre ad avere, da sole, il 74% dei contagi italiani, sono anche le regioni che producono il 40,7% del PIL nazionale e che, di conseguenza, si avvicinano lentamente, ma inevitabilmente, al disagio.

Eppure, strano a sentirsi, durante il “punto stampa” di Conte del 24 febbraio, quello in cui indirettamente viene accusato l'ospedale di Codogno, ufficialmente pubblicato dal Governo, alla domanda di un giornalista circa i pericoli per la nostra economia («L'impatto economico è fortissimo» gli dicono), il presidente del Consiglio risponde: «Potrebbe esserlo, ma non siamo ancora in grado di fare delle previsioni».

Insomma, il linguaggio istituzionale sembra configurarsi come il linguaggio della rassicurante contraddizione. Secondo il Governatore della Banca d'Italia Visco, infatti, si prevede una riduzione del PIL dello 0,2%, mentre Confcommercio annuncia perdite per oltre 5 miliardi, Confturismo per poco meno di 3 miliardi, in considerazione dell'assenza di più di 20 milioni di turisti dall'Italia, e, sulla base di uno studio Coldiretti-ISTAT, in materia di food, l'esportazione dei prodotti italiani in Cina si è ridotta dell'11,9% nel solo mese di gennaio.

La sceneggiata di Fontana
È appena il caso di ripetere a scopo di autoconvincimento che «tutto è sotto controllo». Nel frattempo, assistiamo esterrefatti alla scena del Governatore Fontana che, novello Coriolano, mostra al popolo di sostenitori e adepti le proprie ferite da combattimento, indossando la mascherina e ricordandoci l'efficacia comunicativa della brechtiana opera da tre soldi.

«Anzitutto, vi voglio dire che i numeri stanno aumentando»: il suo esordio, a dire il vero, non è tanto rassicurante quanto le consuetudini linguistiche di Conte. Il seguito richiama alla nostra memoria uno dei tanti servizi dei tg dai paesi di guerra, per quanto Attilio Fontana sia disinvolto e pacato, quasi appagato, nell'informare i cittadini.

«Non abbiamo tenuto la conferenza stampa in cui avremmo dovuto raccontare i risultati della giornata (…) Una mia stretta collaboratrice ha contratto il virus (…) Io non ho contratto il virus per cui possiamo continuare a dedicarci alla battaglia che stiamo combattendo (…) Cercherò di vivere in una sorta di autoisolamento (…) Quando mi vedrete nei prossimi giorni, non spaventatevi (…) Sono pronto a difendere tutti i lombardi (…)» e così via.

Vien fatto di pensare che sia in atto una sorta di scontro tra Stato e Regioni, anche se sappiamo che così non è nei fatti. Ma non solo. La perplessità ci conduce ad altro: «i numeri stanno aumentando», «battaglia», «combattendo», «difendere», ovverosia frasi, sostantivi e verbi appartenenti a quella che il linguista Giuseppe Antonelli, nel proprio ultimo saggio, Una vita tra le parole, ha definito veterolingua, una lingua semplicistica e aggressiva.

Da Schengen alla pericolosità, i troppi «ma» sul coronavirus
Certo, il problema c'è, non lo si può negare con una scrollata di spalle, ed è evidente che qualcosa dev'essere sfuggito al controllo, nonostante il moto armonico di Conte e del suo esecutivo. Nessuno chiede di sospendere Schenghen, ma, nello stesso tempo, i voli per l'Italia vengono cancellati e i viaggiatori italiani vengono respinti.

Il coronavirus non è letale ed è più pericoloso per gli anziani che per i soggetti giovani e sani, ma il cosiddetto paziente 1, il trentottenne di Codogno, è in prognosi riservata e, probabilmente, in gravi condizioni. Il 95% dei test effettuati per verificare la presenza del COVID-19 è negativo, ma la media dei contagi dell'ultimo mese è pari a 18,8 nuovi casi al giorno.

I “ma” cominciano a essere troppi, considerando che il Governo ha dichiarato di voler seguire la linea della “massima trasparenza” (punto stampa del governo, 24 feb 2020).

Nel già citato punto stampa, un altro giornalista chiede al presidente del Consiglio se questo sia il momento più critico dell'emergenza: «Guardi, è difficile dirlo perché in questo momento è difficile prevedere in modo certo l'evoluzione (…)». A questo punto, ci chiediamo: che cos'è successo negli ultimi ventotto giorni, se in una delle prime dichiarazioni rilasciate Conte aveva detto che «eravamo già vigili e molto attenti» e «non ci siamo fatti trovare impreparati»?

Il tema linguistico, verbale e non verbale (…visti certi gesti plateali), della contraddizione torna a dominare l'area dei significati e l'atteggiamento della comunità civile, molto probabilmente, non è altro che una conseguenza delle contraddizioni stesse.

Anche nell'ambito del rapporto tra governo centrale e governi regionali, non sembra proprio che ci sia stata un'intesa perfetta, dal momento che Giuseppe Conte non ha esitato a rimproverare Luca Ceriscioli, governatore delle Marche, per delle «iniziative autonome non giustificate». Al momento, l'ultimo DPCM potrebbe aver messo tutti d'accordo. Staremo a vedere.

«Sono gli scienziati che ci guidano», parola di presidente del Consiglio.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti