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Dal battistrada alle piste d’atletica: le sette vite degli pneumatici a fine corsa

Duecentomila tonnellate di pneumatici fuori uso (i Pfu) raccolti in un anno dalla società consortile milanese Ecopneus

di Davide Madeddu

(MaxSafaniuk - stock.adobe.com)

3' di lettura

Duecentomila tonnellate di pneumatici fuori uso raccolti in un anno. E poi un contributo notevole sia al consumo di anidride carbonica sia nel costo legato all'importazione di materia prima dall’estero. La nuova vita degli pneumatici a fine corsa inizia con lo smaltimento. È qui che i rifiuti si trasformeranno nuovamente in materia prima per poi essere utilizzati nei settori più disparati. Dalla realizzazione di superfici sportive (campi di calcio, piste per la corsa) agli asfalti silenziosi, continuando con la produzione di arredi urbani per arrivare poi agli interventi propedeutici al recupero energetico.

Bilancio positivo

E' un bilancio positivo quello stilato da Ecopneus, la società consortile senza scopo di lucro e considerata una delle principali operatrici, nell’ambito degli pneumatici fuori uso, in ambito nazionale. L’anno appena concluso, come sottolineano i responsabili, si chiude con un dato di raccolta pari a 200 mila tonnellate di pneumatici recuperati in tutto il territorio nazionale.

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Obiettivo raggiunto

Un valore che «ha permesso di raggiungere pienamente gli obiettivi di raccolta straordinari fissati dal Ministero della Transizione Ecologica per far fronte alle criticità che hanno colpito il sistema di raccolta nazionale». Nel 2021 la quota di raccolta «aggiuntiva straordinaria» per far fronte alla situazione «emergenziale» è stata aumentata prima del 15 per cento poi del 20 per cento.

I dati

Le 200 mila tonnellate di pneumatici recuperati fanno parte del sistema che ha registrato 65.000 richieste di intervento che hanno interessato oltre 26.500 gommisti, stazioni di servizio e autofficine in tutte le Province italiane.

Un intervento capillare

«Il 2021 è stato un anno complesso per l'intero sistema e anche il 2022 è partito segnato dalle conseguenze della situazione sanitaria che stiamo purtroppo ancora vivendo - commenta Federico Dossena, Direttore Generale di Ecopneus –. Lo scorso anno, nonostante la situazione emergenziale, siamo riusciti comunque a raggiungere pienamente gli obiettivi di legge, garantendo una raccolta capillare su tutto il territorio nazionale e dando il nostro contributo per risolvere un problema causa di forti sofferenze per i gommisti».

Riciclo e ricerca

Ricordando poi che il mercato della gomma riciclata è in forte crescita e che il consorzio da tempo punta la sua attenzione anche verso al ricerca e lo sviluppo indirizzati al «riciclo chimico e le applicazioni in ambito industriale», il direttore pone l’accento su un’altra questione, da tempo cara al consorzio. Ossia gli pneumatici fantasma. Un tema su cui da tempo il consorzio ha avviato una vera e propria battaglia. «Abbiamo messo in campo tutte le risorse di cui disponiamo – aggiunge –, dando immediatamente seguito al provvedimento ministeriale che è intervenuto su un problema strutturale, legato principalmente ai flussi irregolari di pneumatici che ogni anno entrano nel nostro Paese senza documentazione fiscale, che alterano i conteggi sugli obiettivi di raccolta dei soggetti autorizzati, causando importanti perdite per l'erario e sottraendo risorse economiche all’intero sistema di recupero degli pneumatici fuori uso».

Dieci anni di crescita e risparmio

Negli ultimi dieci anni il bilancio della società consortile senza scopo di lucro segna una costante crescita con una gestione di pneumatici pari a 2,2 milioni di tonnellate e 130 mila in più «rispetto agli obiettivi di legge». Poi ci sono circa 700 mila missioni dai 26.500 gommisti registrati sul territorio nazionale. «Grazie all'attività di recupero e riciclo di Ecopneus - conclude - in 10 anni è stata evitata l'emissione di oltre 3,36 milioni di tonnellate di Co2 equivalenti a cui si aggiunge un risparmio per il Paese legato alla riduzione delle importazioni di materiale vergine che complessivamente si attesta ad oltre 1,15 miliardi di euro».

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