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Dal blocco navale alla diffamazione: il duello tra Salvini e Rackete

Un mese e mezzo di insulti e scontri tra il leader della Lega e la comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete. Post dell'allora ministro dell’Interno sono stati fatti anche con la gip di Agrigento che aveva escluso responsabilità per la “Capitana”, accusata di aver forzato un blocco navale e speronato una motovedetta della Guardia di finanza

di Ivan Cimmarusti


Carola Rackete e' libera, gip non firma convalida arresto

3' di lettura

Uno scontro a muso duro tra Matteo Salvini e Carola Rackete. Il Capitano contro la Capitana. Circa un mese, tra giugno e luglio, in cui l’allora responsabile del Viminale e la comandante della Sea Watch 3 si sono fronteggiati, per la decisione della Rackete di forzare il blocco navale e speronare una motovedetta della Guardia di finanza per far sbarcare a Lampedusa 53 migranti salvati a 47 miglia nautiche dalla Libia. Un clima di tensione iniziato il 12 giugno scorso e culminato, dopo l’arresto della stessa Capitana, con la decisione della revoca della misura cautelare, che ha fatto infuriare Salvini.

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Il fatto
Per quei fatti la stessa Rackete aveva affermato di aver compiuto quei reati per essersi trovata in «uno stato di necessità». Posizione smentita dalla Procura di Agrigento, secondo cui «non risulta che i fatti-reato siano stati compiuti in presenza di una causa di giustificazione o di non punibilità». Sul punto «si evidenzia che non appare configurabile lo stato di necessità ex articolo 54 codice penale, atteso che la Sea Watch 3 veniva costantemente monitorata ed assistita dalle Forze dell’ordine nei giorni antecedenti all’arresto in flagranza di reato della comandante». Il procuratore Patronaggio ritenne «nobili» i principi di «solidarietà» della Sea Watch 3 ma spiegò che «le situazioni di emergenza esistenti a bordo erano state fronteggiate con forme di assistenza sanitaria ai migranti, con sbarco a terra dei casi di pericolo di danno grave alla persona».

GUARDA IL VIDEO - Esposto Rackete contro Salvini: chiudere i suoi profili social

“La sbruffoncella”
Ma già da qualche giorno prima erano partiti i primi insulti. Il 26 giugno, per esempio, Salvini fa una diretta Facebook. «Chi se ne frega delle regole ne risponde… lo dico anche a quella sbruffoncella della comandante della Sea Watch che fa politica sulla pelle di qualche decina di immigrati per dimostrare non si sa cosa, immigrati pagata non si sa da chi». Il 2 luglio invece scrive su Tweeter: «Nessun problema: per la comandante criminale è pronto provvedimento per rispedirla nel suo Paese perché pericolosa per la Sicurezza nazionale. Tornerà in Germania, dove non sarebbero così tolleranti con una italiana che dovesse attentare alla vita di poliziotti tedeschi».

La gip: escluso il decreto Sicurezza bis
Il 3 luglio successivo arriva la decisione del gip di Agrigento Alessandra Vella: «arresti revocati» per la Rackete. Nelle 13 pagine di motivazione con cui ha respinto le richieste del procuratore capo di Agrigento Patronaggio, il gip ha chiarito che quell’operazione di soccorso, iniziata il 12 giugno scorso, non si esauriva «nella mera presa a bordo dei naufraghi, ma nella loro conduzione fino al più volte citato porto sicuro», identificato in quello di Lampedusa. Non solo: trattandosi di salvataggio in mare compiuto per il rischio di naufragio, ha escluso l’applicazione del Decreto Sicurezza bis, fiore all’occhiello di Salvini.

Sea Watch: le foto a bordo

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“La sentenza politica”
Il giorno stesso arriva la replica dell’ex ministro: «Nessuno mi toglie dalla testa che quella di Agrigento è una sentenza politica». In un post scrive: «Purtroppo in Italia i delinquenti sono protetti dalla legge. Con questa sentenza autorizziamo tutti a non rispettare le forze dell’ordine», «il magistrato così facendo ha autorizzato a delinquere», «visto che speronare non è reato mi auguro che qualcuno speroni l'automobile su cui viaggia il gip Alessandra Vella» , «convoca la gente in piazza bisogna cominciare a fare qualcosa con questa gentaglia corrotta». Insulti che si sono ripetuti per tutta la prima parte dell’estate.

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