Dietro le quinte

Dal bozzetto alla scena ecco la fabbrica della Scala

Nei laboratori dell'ex Ansaldo, a Milano, 120 professionisti lavorano per dare vita a scenografie e costumi delle produzioni scaligere

di Giovanna Mancini

Al lavoro nei laboratori dell'ex Ansaldo. Gli scenografi della Scala realizzano i fondali per «La bayadère», il balletto che debutta il prossimo 15 dicembre al Piermarini.

3' di lettura

Quando la squadra dei trasportatori si avvicina alla grande scala dorata – attorniata da sculture in gesso e resina raffiguranti dei leoni – la caposcenografa che mi sta accompagnando nella visita ai laboratori dell’ex Ansaldo perde per un attimo il filo del discorso. Il suo sguardo segue attento (e non senza un filo di preoccupazione) i movimenti degli operai incaricati di trasportare i materiali di scena di «La bayadère» dai laboratori di via Bergognone fino al Teatro alla Scala: fondali, statue, elementi architettonici. In teatro saranno poi allestiti per il debutto, mercoledì prossimo, del balletto creato da Nureyev per l’Opéra di Parigi nel 1992, ripreso da Manuel Legris per questa nuova produzione del teatro scaligero, con le scene e i costumi di Luisa Spinatelli, in programma al Piermarini fino all’8 gennaio.

Dal bozzetto al palcoscenico

Ma è tra le mura di questa ex fabbrica nella zona sud di Milano che prende forma l’«hardware», per così dire, degli spettacoli scaligeri. È questo il vero «backstage» del teatro, dove si lavora per trasformare in costumi e materiali di scena i disegni degli autori.

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«Il rapporto con il bozzettista è fondamentale – ci spiega Emanuela Finardi, caposcenografa realizzatrice incaricata per «La Bayadère», tenendo in mano i disegni di Spinatelli, mentre dalla passerella che sovrasta il padiglione 16 dell’ex Ansaldo ci illustra i dettagli del fondale che la sua squadra di scenografi sta ultimando, sotto di noi –. Con Spinatelli è stato facile, perché collabora da anni con la Scala e inoltre è stata l’insegnante di molti di noi, che abbiamo studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera», racconta Finardi.

Entrata in Scala nel 1989, oggi è una dei tre caposcenografi dei laboratori, ciascuno dei quali coordina una squadra di quattro scenografi e quattro tecnici. «Il nostro teatro ha una stagione molto ricca e con molte produzioni proprie – spiega Finardi –. Ogni due settimane in media c’ è un cambio, perciò ci troviamo a realizzare più spettacoli contemporaneamente. Sarebbe impossibile, per una sola persona, supervisionarli tutti».

Un flusso continuo

È un flusso continuo: mentre martedì scorso al Piermarini debuttava il «Macbeth» di Verdi (diretto da Riccardo Chailly per la regia di Davide Livermore), inaugurando la stagione 2021-2022 del teatro lirico più famoso d’Italia, all’Ansaldo le maestranze stavano già ultimando scene e costumi per «La bayadère» e lavorando a quelle dei prossimi titoli in programma. «Mediamente servono circa tre mesi per realizzare una nuova produzione – dice ancora Finardi – ma è difficile fare una stima precisa, proprio perché realizziamo più progetti contemporaneamente». Un lavoro faticoso e delicato, ma «bellissimo: «Si rinnova ogni volta e poi non siamo semplici esecutori: gli scenografi realizzatori hanno un ruolo attivo di collaborazione con i progettisti. I disegni iniziali vanno adattati alle esigenze del teatro e degli artisti. Noi conosciamo bene il nostro palcoscenico e possiamo suggerire le soluzioni migliori». Comprese quelle per la logistica: un tema non banale per un teatro come la Scala, situato nel pieno centro di Milano, tra stradine strette e trafficatissime, o spesso impegnato (Covid permettendo) in tournée internazionali che richiedono anche il trasporto delle scene.

Il tesoro della Scala

I laboratori, con i depositi in cui vengono custoditi i materiali delle produzioni realizzate, sono un vero «tesoro» per la Scala, un unicum nel panorama teatrale italiano. «Abbiamo tutte le competenze che servono a mettere in piedi uno spettacolo, dalle scene ai costumi, alle acconciature», spiega Ruggero Bellini, oggi responsabile dei laboratori scenografici, dove ha iniziato a lavorare 27 anni fa come falegname. Qui lavorano circa 70 persone tra scenografi, scultori, falegnami, meccanici, termoformatori e addetti alla elaborazione attrezzeria, a cui si aggiungono le maestranze della sartoria, per un totale di oltre 120 dipendenti.

Il progetto Rubattino

«I laboratori storici del Teatro erano in Bovisa, poi nel 2000 ci siamo trasferiti qui – aggiunge Bellini –. È uno spazio grande e funzionale, ma abbiamo la necessità di ammodernare alcuni servizi e, soprattutto di avere laboratori e magazzini in un unico luogo, mentre oggi i depositi sono separati e dispersi in più sedi». Da qui nasce la decisione di trasferire tutto nel quartiere Rubattino, con l’ambizione di creare una vera e propria “cittadella” della Scala, un «polo culturale aperto alla città», come spiega il sovrintendente Meyer, che ospiterà i laboratori, i nuovi magazzini informatizzati, diverse sale prove, uno spazio polifunzionale con 600 posti.

Il progetto, che richiede un investimento di 120 milioni di euro, dovrebbe essere pronto entro cinque anni. Lo scorso 20 ottobre il Comune di Milano e la Scala hanno lanciato il bando di gara («La Magnifica Fabbrica»), che sarà aggiudicato a maggio 2022. Per il finanziamento il Comune conta sulla possibilità di utilizzare i fondi nel Pnrr, come ha spiegato il sindaco della città, Giuseppe Sala, che considera il progetto parte del piano di riqualificazione di Rubattino.

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