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Dal caffé a gli snack, distributori automatici aperti ma in crisi (e fuori dal Dl Ristori)

Smart working, didattica digitale, ordinanze locali, chiusure: ricavi in calo di un terzo ma esclusione dalle misure compensative

di E.Sg.

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(Syda Productions - stock.adobe.com)

Smart working, didattica digitale, ordinanze locali, chiusure: ricavi in calo di un terzo ma esclusione dalle misure compensative


2' di lettura

Il settore della distribuzione automatica che in Italia conta circa 3mila aziende per 30mila lavoratori rischia di essere messo in ginocchio da smart working e didattica a distanza. Secondo l’associazione di settore Confida, il comparto che nel 2019 ha fatturato 2,3 miliardi è arrivato a perdere anche il 70% del business durante il lockdown e, dopo una breve ripresa, a partire da ottobre sta di nuovo crollando a picco.

In media il calo delle consumazioni è in media di quasi il 34% nel primo semestre: secondo i dati eleaborati con Ipsos, rispetto allo stesso periodo del 2019 sono stati venduti il 27,51% in meno di caffè e il 42,98% in meno di bottigliette d'acqua. Consumi quasi dimezzati (-46,5%) per gli snack salati e netta diminuzione (-38,6%) anche per quelli dolci come biscotti, brioches e merendine.

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«I Dpcm emanati da ottobre in poi – commenta Massimo Trapletti, presidente di Confida – non vietano l'operatività delle vending machine. Tuttavia, introducono lo smart working, la didattica a distanza, vietano le visite dei parenti negli ospedali e nelle strutture sanitarie, eccetera. Così facendo, I distributori automatici, anche se accesi, non vengono utilizzati perché non c'è il passaggio dei consumatori».

A questa situazione si aggiungono – recita un comunicato – i canoni concessori e demaniali che le imprese devono pagare per installare i distributori automatici nel settore pubblico (anche se le macchine sono ferme) e alcune iniziative ministeriali che rischiano di deprimere ancor più i consumi. «Il Ministero dell'Ambiente ha, per esempio, redatto una prima versione di Cam (Criteri Ambientali Minimi), delle linee guida che condizioneranno gli acquisti del servizio di somministrazione di alimenti e bevande tramite distributori automatici: i criteri indicati nella prima bozza ministeriale rischiano di rendere impossibile il servizio del vending in tutta la Pa.

«Chiediamo al Governo – continua Trapletti – che si impegni a prendere misure a favore del comparto come la cassa integrazione covid-19 in deroga giornaliera, l'inserimento del settore tra quelli sostenuti dai Dl Ristori, il credito d'imposta al 70% dell'importo dei canoni concessori per l'anno 2020-2021, la messa in campo di contributi a fondo perduto per investimenti in innovazione, digitale e sostenibilità, e infine la riduzione dell'aliquota Iva del vending dal 10% al 4% per il 2021».

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