Gli scenari

Dal cambio di data alla dose in vacanza, la guida per chi si vaccina in estate

Per il commissario Figliuolo il richiamo nei luoghi di villeggiatura può essere una soluzione residuale, da limitare ai soggiorni di lungo periodo, venendo così incontro ai lavoratori stagionali

di Andrea Carli

Estate 2021, come organizzare le vacanze in era Covid

5' di lettura

Aspettare di essere immunizzati per partire o partire rimandando al rientro dalle ferie l’appuntamento con il richiamo? Con alle spalle il record delle 600mila vaccinazioni contro il coronavirus in un giorno, con Abruzzo, Liguria, Umbria e Veneto che da lunedì 7 giugno saranno in zona bianca, e con ancora in testa le parole del presidente dell’Iss Brusaferro, secondo il quale «se la tendenza prosegue così, per la seconda settimana di giugno tutta l’Italia sarà in zona bianca», ci si convince che la situazione, anche grazie a una campagna vaccinale che ha cambiato passo, sia in via di miglioramento. E con questa constatazione si fa strada una voglia di vacanze.

Le tre ipotesi

Ma prima di prenotare al mare o in montagna o un viaggio all’estero, molte famiglie devono risolvere una questione. O meglio, devono fare i conti con una data, quella del richiamo e quindi della conclusione del percorso vaccinale. Un problema che si fa ancora più concreto dopo il via libera all’uso del vaccino Pfizer–BioNtech per immunizzare dal Covid i giovani tra i 12 e i 15 anni. Se da una parte la soluzione consente di creare le condizioni per un ritorno sui banchi di scuola a settembre in condizioni di maggiore sicurezza, dall’altra costringe le famiglie a pianificare le vacanze calendario alla mano, nell’attesa che anche gli adolescenti concludano il percorso di immunizzazione. Le ipotesi allo stato attuale sono tre. La prima: prendere in considerazione l’idea di effettuare il richiamo direttamente nella località di villeggiatura, ma questo deve essere possibile: serve un via libera della struttura commissariale che ancora non c’è nonostante due regioni, Piemonte e Liguria, stiano già muovendosi in quella direzione. C’è poi un problema tecnico: ogni regione ha la sua piattaforma, e non è facile mettere in connessione e far dialogare le anagrafi vaccinali. E uno logistico: occorrerebbe spostare le dosi da una regione a un’altra. La seconda ipotesi, allo stato attuale più realistica - ma il quadro è in evoluzione - è quella di puntare su un approccio più flessibile, come peraltro suggerito dal commissario per l’Emergenza Figliuolo, e quindi rinviare (o prenotare direttamente) l’appuntamento con il richiamo al rientro dalle ferie. Oppure, ed è il terzo scenario, si può decidere semplicemente di partire solo una volta immunizzati.

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La linea Figliuolo: i richiami in vacanza siano l’eccezione

In occasione di un recente incontro con i presidenti delle Regioni, Figliuolo ha chiarito come la pensa sull’ipotesi di garantire i vaccini in vacanza. I richiami in quella sede devono essere l’eccezione, non la regola. Inoltre questa possibilità può essere presa in considerazione solo per chi effettua un soggiorno di lungo periodo, tre settimane almeno, in una regione che non è quella in cui risiede. È il caso dei lavoratori stagionali, che durante l’estate raggiungono per lavoro le principali località turistiche, o di chi ha una seconda casa. Ecco allora come possibile punto di mediazione l’ipotesi di un domicilio temporaneo con iscrizione all’anagrafe sanitaria del luogo di vacanza per chi ci trascorra almeno tre settimane, per salvaguardare la stagione turistica senza rallentare la campagna vaccinale.

Liguria e Piemonte fanno da apripista ma l’ultima parola è del commissario

La posizione di Figliuolo si pone pertanto in contrasto con la strategia delineata e promossa da Liguria e Piemonte, ovvero la sottoscrizione di un protocollo che consente ai liguri che si recano in vacanza in Piemonte di vaccinarsi, e viceversa. «Serve però l’autorizzazione del generale Figliuolo - ha spiegato il governatore del Piemonte Alberto Cirio -: spero che arrivi, perché credo che il (settore) pubblico debba imparare sempre di più a essere flessibile e andare incontro alle esigenze delle persone».

Soluzione praticabile se la platea di turisti è contenuta

Figliuolo non avrebbe ancora deciso come valutare il protocollo tra le due Regioni del Nordovest. Come sul resto anche sui vaccini in vacanza si preferirebbe dare una direttiva nazionale. Allo stesso tempo, accordi circoscritti dal punto di vista geografico che riguardino numeri di turisti “contenuti” non vengono visti in maniera del tutto negativa. Ben più complicato sarebbe metterli in pratica in zone ad altissima concentrazione di turisti.Intervenuto al Festival dell’Ecconomia di Trento, il ministro del Turismo Massimo Garavaglia ha affrontato un aspetto della questione, quello dei turisti che decidono di venire in Italia. «Le Regioni si sapranno organizzare, si metterà un tetto - ha affermato - . È questione di buon senso, ma non mettere questo servizio, se altri lo forniscono, vuol dire che hai un servizio di qualità inferiore».

Un terzo della popolazione attende prima dose o richiamo tra luglio e agosto

Secondo i dati del ministero della Salute e dello stessa struttura commissariale, gli italiani che attendono la prima dose o il richiamo tra luglio e agosto sono 20 milioni circa, un terzo della popolazione, più due milioni di 12-15enni alla prima dose. Quelli che però si fermeranno per lunghi periodi in un luogo diverso da quello di residenza - la fetta a cui puntano le Regioni nel documento al governo - sarebbero molti di meno (una stima non c’è ancora).

Le perplessità della Lombardia

La Lombardia frena. Secondo il presidente della Regione Attilio Fontana, fare i vaccini in vacanza «è una cosa complicata, noi però siamo pronti a farli cercando di andare incontro alle esigenze dei nostri cittadini, dando loro la possibilità di cambiare eventualmente la prenotazione della seconda dose nel caso in cui interferisca con il periodo di vacanza».

Vaccini in vacanza, Lombardia frena. Regioni divise

Figliuolo alle Regioni: serve flessibilità sui richiami

Insomma si giocherebbe più sul rinvio dell’appuntamento che sulla possibilità di farlo “in trasferta”. Figliuolo ha inviato una lettera alle regioni chiedendo loro di adottare una procedura più flessibile nella prenotazione dei vaccini. Entro la fine del mese, ad esempio, Lombardia e Calabria dovrebbero dare la possibilità di cambiare la data del richiamo in base alle esigenze, chiamando il call center o direttamente tramite il portale. «Già in fase di prenotazione - ha chiarito il commissario straordinario - dovrà essere possibile trovare la data migliore per il richiamo e far sì che già in quella fase si possa spostarlo eventualmente in un altro giorno nel range dei 42 giorni o delle 4-12 settimane». Questo significa che si potrà anticipare la seconda dose o posticiparla. «Dare flessibilità significa che con un numero verde , oppure andando online è possibile spostare la data in un altro giorno. Ritengo sia fattibile - ha concluso Figliuolo -, nei tempi tecnici di adeguamento dei sistemi informatici».

I tempi per rinviare il richiamo

E ogni vaccino ha una soglia di flessibilità per il richiamo. Secondo le indicazioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), la seconda dose di Pfizer può andare da 21 a 42 giorni, un range di tre settimane. Per Moderna si va da 28 a 42 giorni (2 settimane), così come per AstraZeneca, che, pur avendo un range di tre mesi, l’Agenzia ha consigliato di richiamare tra i 70 e gli 84 giorni. Il Tar del Lazio ha sancito come legittima la decisione di differire da 21 a 35 giorni la somministrazione della seconda dose di Pfizer.

I “contro” della soluzione

Il rinvio dell’appuntamento ha i suoi “contro”. Ri-prenotare i vaccinandi comporta infatti problemi informatici - le banche dati sanitarie non sono collegate - e logistici, ma è su questa flessibilità che Figliuolo ha esortato a investire.

Il caso Veneto

Per affrontare la questione vaccini in vacanza il Veneto punta a rallentare il ritmo delle somministrazioni dei centri vaccinali nelle due settimane centrali di agosto. In questo modo i veneti non dovranno rientrare solo per effettuare il richiamo.

Il problema della disponibilità di dosi

Un’altra difficoltà nel vaccinare gli italiani in vacanza sono le dosi. Diverse regioni temono di rimanere senza se le usano per i villeggianti. Oppure di non essere “risarcite” con altrettante dosi dalle ammistrazioni di provenienza dei vacanzieri. Con conseguente rallentamento della campagna vaccinale. Uno scenario, quest’ultimo, che giunti a questo punto tutti preferirebbero evitare.

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