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Dal carbone danni anche ai bilanci: in rosso 4 centrali su 5 in Europa

Il carbone non solo inquina, ma è diventato una minaccia per i bilanci delle utilities europee. Quattro su cinque centrali elettriche che utilizzano questo combustibile nel Vecchio continente oggi operano in perdita secondo uno studio di Carbon Tracker, che stima per il 2019 un “rosso” complessivo di 6,6 miliardi di euro

di Sissi Bellomo

Dalla decarbonizzazione dell’economia 20mila mld di opportunità

Il carbone non solo inquina, ma è diventato una minaccia per i bilanci delle utilities europee. Quattro su cinque centrali elettriche che utilizzano questo combustibile nel Vecchio continente oggi operano in perdita secondo uno studio di Carbon Tracker, che stima per il 2019 un “rosso” complessivo di 6,6 miliardi di euro


3' di lettura

Il carbone non solo inquina, ma è diventato una minaccia per i bilanci delle utilities europee. Quattro su cinque centrali elettriche che utilizzano questo combustibile nel Vecchio continente oggi operano in perdita secondo uno studio di Carbon Tracker, che stima per il 2019 un “rosso” complessivo di 6,6 miliardi di euro.

La continua discesa dei costi di generazione da fonti rinnovabili e il recente crollo dei prezzi del gas nel Vecchio continente hanno reso il carbone sempre meno competitivo (anche se il carbone stesso è calato di prezzo). Un duro colpo è arrivato dall’ impennata dei diritti per l’emissione di CO2, il cui valore è triplicato nell’ultimo anno (e quintuplicato rispetto a un paio di anni fa) stabilizzandosi tra 25 e 30 euro per tonnellata: livelli che per la prima volta nella storia, commenta Carbon Tracker, rendono poco conveniente persino la lignite.

A meno di un improbabile capovolgimento della situazione sul mercato, il carbone in teoria potrebbe estinguersi per motivi economici in Europa prima ancora del 2030, data auspicata per il phase-out dagli Accordi di Parigi sul clima. Ma si tratta per l’appunto di teoria.

Le perdite infatti non colpiscono tutti allo stesso modo. E in alcuni Paesi – grazie ad aiuti governativi e/o prezzi elevati sul mercato elettrico – bruciare carbone può ancora essere conveniente. Almeno dal punto di vista finanziario.

In Italia ad esempio, dov’è previsto il phase-out del carbone entro il 2025, qualche impianto riesce ancora ad operare con profitto secondo Carbon Tracker. Lo stesso accade in Slovenia e nella Repubblica ceca (a causa del caro elettricità, come da noi). Si salvano dalle perdite anche alcune centrali tedesche e olandesi molto avanzate dal punto di vista tecnologico. Ma solo in Polonia, grazie a generosissimi sussidi statali, il settore nel suo insieme avrà un Ebitda positivo quest’anno (+631 milioni di euro). In Italia è atteso un rosso di 32 milioni.

Chi soffrirà di più in assoluto è la Germania, che ha rinviato il phase-out al lontano 2038: le sue centrali a carbone avranno margini negativi per quasi 2 milioni di euro, prevede Carbon Tracker, e Rwe da sola si avvia a perdere 975 milioni, pari a circa il 6% della capitalizzazione. L’utility tedesca però respinge la previsione: «Cifre e ipotesi non reggono alla verifica dei fatti – ha replicato un portavoce della società – Sono falsi e non possono essere usati come base per una seria discussione su questo tema».

Perdite molto pesanti sono previste quest’anno anche per la Spagna (-992 milioni) e per la Repubblica Ceca (-899 milioni).

Nella Ue solo il 45% della capacità di generazione a carbone (che in tutto ammonta a 154,4 GW) è destinata a chiudere entro il 2030. I Paesi che si sono impegnati al phase-out completo entro quella data sono solo 13. Sette non hanno preso alcun impegno e gli altri hanno piani meno ambiziosi.

I tassi di utilizzo delle centrali a carbone sono comunque crollati a livelli «così bassi che fanno piangere», commenta Carbon Tracker: tra marzo e agosto 2019 la generazione da antracite è crollata del 39% , quella da lignite del 20%. Operano in perdita l’84% delle centrali a lignite (per un totale di 3,54 miliardi di euro) e il 76% di quelle alimentate con antracite (per 3,03 miliardi). In tutto il 79% degli impianti Ue è in rosso.

Il carbone, conclude la società di ricerca, ha imboccato una «strada evolutiva senza uscita» che potrà evitare solo con pesanti sussidi statali. Ma i governi che vorranno ancora sostenerlo si ritroveranno a fronteggiare «problemi difficili da gestire».

Ci sono solo tre opzioni possibili, avverte Carbon Tracker: «Passare i costi alle utilities, distruggendo valore per gli azionisti; passare i costi ai consumatori, facendo aumentare le bollette; oppure finanziare con debiti o tasse».

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