ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa strategia «one health»

Dal clima all’ambiente: è già partita la lotta contro le future pandemie

Stanziati 500 milioni per dare vita al Sistema di prevenzione dai rischi ambientali e climatici: le Asl dovranno coordinarsi con la rete già operativa delle Arpa per monitorare le minacce alla salute

di Barbara Gobbi

Sviluppo sostenibile e risposte all'AMR per migliorare la salute

3' di lettura

Una sfida è scongiurare l’«inferno climatico» evocato in occasione dell'ultima Cop 27 in Egitto dal segretario generale Onu Antònio Guterres: a ogni aumento della temperatura di un decimo di grado crescono anche i rischi per la salute umana, a partire da killer come le malattie cardiovascolari. Un’altra è ricacciare indietro le pandemie che covano in qualche punto del pianeta, in attesa che il giusto mix di ingredienti dia fuoco di nuovo alla miccia. Un’altra ancora è contrastare con dosi massicce di appropriatezza quegli extra-abusi di rimedi salvifici come gli antibiotici, che perdono efficacia per l’impiego scellerato nel mondo umano e animale. E chi più ne ha, ne metta.

La strategia «One Health» o «Planetary Health»

La strategia «One Health» - o «Planetary Health» se si amplia lo sguardo all'intero pianeta - ha bussato con prepotenza alla porta dopo la pandemia, ricordandoci che solo un approccio integrato e sistematico capace di tenere insieme benessere ambientale e salute animale e umana potrà salvarci. Non è retorica: la marcia andava invertita “ieri”. La corsa ai ripari è faticosamente partita - sia sul fronte internazionale con la nuova sinergia a quattro “pro Planetary Health” avviata da Fondo per l'alimentazione e l’agricoltura (Fao), Organizzazione per la salute animale (Oie), Programma Onu per l’ambiente (Unep) e Organizzazione mondiale della sanità (Oms) - sia a livello di singoli Stati. L'Italia ha segnato il cambio di passo trovando risorse nel Piano nazionale complementare (Pnc), dove con soldi propri finanzia azioni di sostegno al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): alla «One Health» sono destinati 500 milioni destinati al programma «Salute, ambiente, biodiversità e clima».

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Il Sistema prevenzione salute rischi ambientali e climatici

I tempi sono gli stessi del Pnrr, quindi strettissimi: da qui al 2026 accanto al Sistema di prevenzione ambiente (Snpa) che già esisteva con la rete delle Arpa e che fa capo all'Ispra va attuato un Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici (Snps). Istituito ad apriIe, va ora riempito di contenuti. Si tratta di realizzare un’architettura integrata che tenga insieme mondi fino a oggi separati – ambiente e salute umana e animale, appunto - attivando anche nel Servizio sanitario nazionale, nelle Regioni con le loro Asl e dipartimenti di prevenzione, i nodi di una rete capillare. Fatta di infrastrutture, di tecnologie (va creata anche una piattaforma dati nazionale), di ricerca e in più di personale adeguato.

I progetti in pista nelle Regioni e i rischi del sistema bicefalo

I temi dei progetti? Dalla correlazione tra qualità dell’aria e salute all’abbattimento del rischio di inquinamento indoor, dal monitoraggio delle microplastiche ai contaminanti per i pesci che popolano il Mediterraneo. L’approccio è il più vasto che si possa immaginare proprio perché in un'ottica «One Health» tutti gli interventi, tra ambiente e salute, vanno tenuti insieme. Non mancano le critiche: «È un sistema che resta bicefalo – afferma il presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima), Alessandro Miani -. Così l’integrazione è difficile: ad esempio le Agenzie regionali per l’ambiente sono state private di figure esperte anche in sanità mentre le Asl non hanno tecnici competenti sull’ambiente. Si rischia di non parlare la stessa lingua. Inoltre servono strumenti per capire se le politiche e gli investimenti stiano andando nella direzione giusta così da poter intervenire se necessario. Insieme al Consorzio interuniversitario di informatica stiamo approntando un sistema di monitoraggio basato su algoritmi dell’Oms, quindi validati, implementato per la realtà italiana. Adottarlo consentirebbe check periodici ad esempio sugli effetti dell’inquinamento dell’aria, che secondo gli ultimi dati Ue nel 2020 ha prodotto 606mila anni di vita persi in Italia che equivalgono a oltre 61 miliardi di euro. È un calcolo che viene fatto da economisti europei sul valore assegnato alle morti premature per inquinamentl da pm 2.5 e non a tutto l'inquinamento atmosferico».

A COSA SERVONO LE RISORSE STANZIATE
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LE REGIONI GIÀ IMPEGNATE SUL FRONTE «ONE HEALTH»
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Per ora, si legge nei report ufficiali, il cronoprogramma One Health che come per il Pnrr segue ritmi pressanti è stato rispettato: livello locale (Regioni, Asl e dipartimenti di prevenzione) e centrale (Iss e ministero della Salute) stanno lavorando così come è in piedi la collaborazione tra Snps (area salute) e Snpa (area ambiente). Ma il 2026 è sempre più vicino e la consapevolezza sulla One Health è ancora in gran parte da costruire.

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