LA GESTIONE DEI FLUSSI MIGRATORI

Dal Codice Minniti alla stretta annunciata da Salvini, Ong ancora osservate speciali

di Andrea Carli


Medici senza frontiere: a bordo dell'Aquarius scorte di cibo per un giorno

3' di lettura

Un anno (almeno) sotto la lente. A poche ore dal suo insediamento alla guida del ministero dell’Interno Matteo Salvini ha fornito alcune indicazioni sulle soluzioni che adotterà nella gestione dei flussi migratori. Una di queste riguarda le Ong attive nei soccorsi nel Mediterraneo: Salvini ha annunciato una stretta su quelle che con la loro attività favoriscono gli arrivi.

Per le ong che operano nel mediterraneo un anno sotto la lente
Non è la prima volta che queste organizzazioni vengono poste sotto osservazione. Nella precedente legislatura la commissione Difesa del Senato ha avviato un’indagine conoscitiva. Si è conclusa con una relazione che invitava a bloccare «i corridoi umanitari gestiti autonomamente dalle ong». Durante la campagna elettorale sia Lega sia M5s hanno più volte criticato i “taxi del mare” per i loro interventi. Il vero passo nella direzione di controlli più stretti sull’operato delle ong risale all’anno scorso: fine luglio del 2017. Il ministro dell’Interno di allora, Marco Minniti, adotta un Codice di condotta. La mancata sottoscrizione del Codice o l’inosservanza degli impegni espone le navi delle ong a contromisure e sanzioni. Da quel momento in poi di fatto le operazioni Sar (search and rescue) di fronte a Tripoli passano alla Guardia costiera libica.

S alvini: incontrerò il procuratore di Catania Zuccaro
Ora la nuova stretta annunciata dal nuovo responsabile del Viminale Matteo Salvini, contro le Ong che, ha spiegato, operano da “vice scafisti”, ovvero favoriscono l’immigrazione. Il ministro ha annunciato che incontrerà Carmelo Zuccaro, il procuratore di Catania che a febbraio 2017 ha aperto un’inchiesta sui salvataggi.

Che cosa prevede il Codice
Tra le misure previste dal Codice di condotta approvato a fine luglio, quindi quasi un anno fa, l’impegno delle Ong a non entrare nelle acque territoriali libiche «salvo in situazioni di grave e imminente pericolo che richiedano assistenza immediata», e di non ostacolare l’attività di Search and Rescue (Sar) da parte della Guardia costiera libica. Non devono fare comunicazioni finalizzate ad agevolare la partenza delle barche che trasportano migranti. Devono anche informare il proprio Stato di bandiera quando un soccorso avviene al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita. Non possono inoltre trasferire le persone soccorse su altre navi, «eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo (Mrcc) e sotto il suo coordinamento anche sulla base delle informazioni fornite dal comandante della nave». Si impegnano «a una cooperazione leale con l’autorità di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti». Dal punto di vista della trasparenza delle fonti di finanziamento, le ong che hanno sottoscritto l’accordo devono dichiararle alle autorità dello Stato in cui l’organizzazione è registrata.

Nel Mediterraneo continuano a operare solo quattro imbarcazioni
A causa della stretta regolamentatoria e del rapporto non facile con la Guardia costiera libica alcune ong hanno deciso di interrompere le attività nel Mediterraneo. Continuano a navigare la Aquarius di Sos Meditérranée, l’olandese Sea Eye, la Lifeline di Mission Lifeline e la Open Arms della spagnola Practiva, che riprende il mare dopo il dissequestro dei giorni scorsi attuato dal gip di Ragusa, Giovanni Giampiccolo. Sotto sequestro a Trapani, invece, la Iuventa della tedesca Judend Rette. Intanto, con la bella stagione e l’accentuarsi dell’instabilità politica in Libia il rischio è di una ripresa degli sbarchi.

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