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Dal condono fiscale al tetto agli stipendi dei manager: quando colpisce la «manina» in Parlamento

Nel 2008 la denuncia da parte del leader M5s Luigi Di Maio della “manina” che avrebbe “manipolato” il testo finale del condono fiscale arrivato al Quirinale

di Andrea Gagliardi

(ANSA)

2' di lettura

Ora che è stato presentato dal governo alla Camera l’ emendamento che stoppa la deroga che avrebbe consentito agli alti dirigenti dei ministeri e ai capi delle forze dell’ordine e delle forze armate di superare i 240mila euro di stipendio (approvata appena il giorno prima a Palazzo Madama) è tutto un fuggi fuggi dalla paternità della norma originaria. Il ripristino del tetto costringe senatori a tornare in Aula per la terza lettura, a cinque giorni dalle elezioni politiche, per rimediare a quello che tutti i partiti, il giorno dopo il “fattaccio”, non esitano a definire un errore.

Salvo scaricare le responsabilità sul governo e, in particolare, sul ministero dell’Economia, reo, a loro dire, di avere presentato all’ultimo la norma incriminata attraverso una riformulazione.

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«Nessuna manina», ha replicato piccato alle critiche il sottosegretario al Mef Federico Freni, che ha seguito i lavori delle commissioni in Senato e ora alla Camera. Mentre il senatore di Fi Marco Perosino chiosa sulla Stampa: «È stata la manina dei funzionari statali. Lo volevano fare e hanno preso l’occasione, sperando non se ne accorgesse nessuno».

Ma di precedenti di presunte “manine” in azione ce ne sono stati altri. Il più famoso forse è quello che risale a ottobre 2018, governo Conte I sponsorizzato da Lega e M5s. All’ordine del giorno c’era un condono fiscale che però nella versione finale si allargava, con tanto di scudo penale, anche per i casi di riciclaggio. Di qui la denuncia shock del leader dei 5S Luigi Di Maio, pronto ad andare direttamente in procura: «Al Quirinale è arrivato un testo manipolato», ha tuonato ospite di Porta a Porta, senza chiarire con chi ce l’avesse, se con l’alleato leghista o con il Ministero dell’Economia, sostenendo di non sapere se la “manina” che aveva riscritto il testo approvato lunedì in Consiglio dei ministri fosse “politica o tecnica”.

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