CONTROCORRENTE

Dal condono di Ischia, a Tap e trivelle: tutti i no del ministro dell’Ambiente Costa

di Andrea Carli


Lite Lega-M5s sulle trivelle

3' di lettura

L’alta tensione raggiunta nelle ultime ore all’interno delle forze politiche di maggioranza, che ha registrato un momento di picco quando il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in quota Cinque Stelle e fedelissimo di Di Maio, ha minacciato di lasciare l’esecutivo dopo la chiusura della Lega all’emendamento al decreto semplificazioni che prevedeva lo stop alle trivellazioni e l’aumento dei canoni, è solo l’ultimo caso in cui il generale dei Carabinieri che ha scoperto la Terra dei Fuochi, attualmente prestato alla politica, ha espresso dichiarazioni di dissenso sulle scelte del governo.

La presa di posizione sulle trivelle è stata forse quella più forte. «Da quando sono Ministro - ha precisato in più di un’occasione - non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò. Non sono diventato Ministro dell’Ambiente per riportare l’Italia al Medioevo economico e ambientale. Anche se arrivasse un parere positivo della Commissione Via, non sarebbe automaticamente una autorizzazione».

Alla fine il compromesso sull’emendamento in materia trivelle è stato trovato, e l’allarme, anche questa volta, rientrato. Dal gasdotto Tap al condono per l’isola di Ischia, le situazioni in cui Costa è stato vicino allo strappo non sono mancate. E non occorre andare tanto indietro nel tempo.

Dl Genova: «spero che il parlamento cambi articolo su Ischia»
Fine ottobre. Dopo una maratona no stop dal pomeriggio alle 7 del mattino, e la ripresa dopo pranzo, il decretone Genova è approvato dalle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera. E approda in Aula, carico di polemiche per il condono concesso a Ischia con l’ok della Lega, che si è rimangiata il no della settimana precedente. L’emendamento sul condono nell’isola è il più bersagliato. In commissione è arrivato quasi a mezzanotte: i due relatori Gianluca Rospi del M5s e Flavio Di Muro della Lega, chiedono di aggiungere all’articolo 25 sulle procedure di condono vincoli normativi sugli abusi edilizi “pendenti” per le case danneggiate dal sisma del 2017. «Bisognerà stare attenti, io ho già il mal di stomaco», avverte Costa. «Le case abusive le ho sequestrate nella mia vita precedente da generale della Forestale e dei Carabinieri - sottolinea il ministro in un’intervista a Sky Tg24 - . Non riesco a declinare il verbo condono. Mi affido al parlamento per una rivisitazione dell’articolo che sia conforme al senso di giustizia. Confido che il dibattito in parlamento lo arricchirà e lo renderà più accettabile».

Il sì al Tap: devo far rispettare le norme, anche se non mi trovano d’accordo
Qualche giorno dopo scoppia un nuovo caso. Costa pubblica una nota nella quale comunica che sul Tap, il gasdotto destinato a trasportare, dal 2020, 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbajian alla Puglia, non sono immerse illeggittimità. È, di fatto, il via libera dell’esecutivo giallo verde, e quindi anche della componente pentastellata, a un’infrastruttura che nei giorni della campagna elettorale era stata fortemente criticata da esponenti di prima linea del Movimento, tanto da ottenere il plauso di ambientalisti e contrari alla realizzazione del gasdotto. Ambientalisti e contrari alla realizzazione del gasdotto che, dopo la comunicazione del ministro, attaccano M5s per il cambiamento di rotta. Nella nota Costa sottolinea che si parla di «un procedimento già autorizzato e concluso nel 2014, su cui si è espresso il Consiglio di Stato con sentenza 1392 del 27 marzo 2017, confermandone definitivamente la legittimità». «La Tap? Ho fatto solo un’analisi di legittimità degli atti, che è diversa dall’esser d’accordo o meno se fare il Tap - ribadirà in una intervista successiva a Un giorno da pecora, su Rai Radio1 -. Questa è una cosa autorizzata anni fa, nella scorsa legislatura. Io sono un Ministro della Repubblica e devo far rispettare le norme, anche se magari alcune norme non mi trovano d’accordo». Questa è una di quelle. E non sarà la prima volta.

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