La strategia della Lega

Dal coprifuoco al Recovery, perché Salvini è sempre più di lotta e meno di governo?

Con sorpresa del leader del Carroccio le scelte sulle riaperture non hanno spento le proteste, che sono state cavalcate da Giorgia Meloni. E Salvini sente sempre più forte il fiato sul collo della presidente di Fratelli d'Italia, di cui i sondaggi settimanali confermano la crescita a scapito della Lega

di Barbara Fiammeri

(ANSA)

2' di lettura

L'astensione della Lega sul decreto Riaperture ha una valenza soprattutto tattica. Una presa di posizione così forte su un'ora di coprifuoco non può spiegare una scelta tanto dirompente qual è il mancato sostegno a un provvedimento importantissimo da parte di uno dei principali partiti della maggioranza. Soprattutto perché - come ha ricordato il premier Mario Draghi ai ministri della Lega - le scelte su cosa e quando riaprire erano state oggetto di un lungo e intenso confronto 5 giorni prima nella cabina di regia. Draghi aveva spiegato pubblicamente che sulla base dell'analisi dei dati scientifici tutto l'esecutivo aveva deciso di prendersi la responsabilità di quello che ha definito un «rischio ragionato». E subito dopo quella decisione lo stesso Salvini aveva rivendicato il risultato come un successo della Lega e la sconfitta della sinistra e di Speranza.

Le proteste cavalcate da Meloni

Il fatto è che - forse con sorpresa del leader del Carroccio - quelle scelte non hanno spento le proteste, proseguite nei giorni successivi e cavalcate da Giorgia Meloni. Ed il punto è proprio questo. Salvini sente sempre più forte il fiato sul collo della presidente di Fratelli d'Italia, di cui i sondaggi settimanali confermano la crescita a scapito della Lega. Meloni parla alle partite iva, agli autonomi che sono una parte importante della base elettorale del Carroccio.

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Il Capitano ha bisogno di smarcarsi

Ecco perché il Capitano ha bisogno di smarcarsi (anche sul Recovery) facendo della Lega - come si diceva un po' di tempo fa - un partito di lotta e di governo. Una linea che mette in difficoltà i leghisti che siedono al tavolo del Consiglio dei ministri, a partire da Giancarlo Giorgetti. Non sappiamo cosa si siano detti il premier e il ministro dello Sviluppo ma è abbastanza probabile che sia entrato in gioco il valore della parola sugli accordi presi nelle riunioni di governo, qual è stato quello partorito dalla cabina di regia la settimana scorsa «all'unanimità» e che, come tutti gli accordi, è frutto di un compromesso tra chi, come il titolare della Salute, non voleva anticipare le riaperture e chi invece spingeva in senso opposto.

Il fragile equilibrio nel governo

Quell' equilibrio adesso è saltato. Anzi Salvini continua a rilanciare, su ristoranti e palestre, a marcare sempre più la distanza dal Governo che ha votato e al quale allo stesso tempo continua a ribadire la «fiducia» della Lega. Già intanto si parla di nuove possibili modifiche al Dl, di un tagliando a metà maggio, forse anche prima. Ed è probabile, anzi scontato che novità arriveranno. Quest'anno di pandemia ci ha insegnato che nulla è più provvisorio di una decisione presa per decreto. Non succede solo in Italia e non vale solo in senso positivo. In queste ore la Germania sta decidendo nuove chiusure. C'è solo da augurarsi che il rispetto delle misure di sicurezza non venga meno e il rischio ragionato non si trasformi in azzardo.

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