nel cantiere di palermo

Dalla costruzione del troncone al taglio dell’acciaio, così la nave conquista una “seconda” vita

di Celestina Dominelli

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3' di lettura

L’ultimo contratto, da oltre 200 milioni di euro, a novembre con Windstar Cruises (gruppo Xanterra Travel Collection), uno dei principali operatori nel settore delle crociere di alta gamma, per un imponente piano di allungamento e ammodernamento su tre navi della flotta. Ma l’esperienza di Fincantieri nella trasformazione navale ha radici molto profonde. Al punto che, nel cantiere di Palermo, solo negli ultimi 30 anni sono stati portati a termine più di 30 allungamenti. Con il salto di qualità nel 2014 in occasione dell’avvio del programma “Rinascimento” con Msc. Da quel momento, infatti, il gruppo guidato da Giuseppe Bono ha avviato una serie molto consistente di operazioni di questo tipo che per complessità sono assolutamente equiparabili alla costruzione di una nave nuova. Con in più la difficoltà di far sì che la “seconda” vita di questi giganti del mare si adatti perfettamente alle unità esistenti.

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Si parte dalla progettazione
Ma quali sono le tappe dell’allungamento di una nave? Una volta messe a fuoco i desiderata commerciali del committente sono due i fattori principali che guidano la progettazione: la robustezza della trave nave e le caratteristiche idrodinamiche dello scafo. È infatti evidente, per cominciare, che la nave allungata ha esigenze strutturali completamente diverse da quelle che aveva prima. Tradotto: nel definire l’allungamento, il progettista dovrà soprattutto cercare di minimizzare gli interventi di modifica alla nave esistente. Perché sono questi gli aspetti che incidono sui costi e, soprattutto, sui tempi di sosta della nave in cantiere. Intervenire sulle parti strutturali implica rimuovere gli arredi, gli impianti, molto spesso i pavimenti e i relativi sottofondi. E tutto questo comporta un esborso crescente.

Fincantieri: tutte le fasi della costruzione di una nave da crociera

La definizione della linea di taglio
Dal punto di vista idrodinamico, l’inserimento di un troncone non è una operazione semplice e anche questo comporta un attento esame dell’assetto prima e dopo l’allungamento. Contestualmente alla lunghezza del troncone da inserire, viene poi definita la linea di taglio e quindi la posizione della nuova sezione con quest’ultima che rappresenterà evidentemente il punto di miglior compromesso tra i piani commerciali dell’armatore, l’efficienza idrodinamica della nave e le esigenze di disposizione finali dei vari ponti. Bisogna inoltre considerare la scelta di come realizzare i vari sistemi (elettrici e idraulici) che deve essere fatta in funzione delle dimensioni del troncone e della posizione in cui lo si inserisce nella nave.

La costruzione del troncone di allungamento
Definito il progetto, si passa poi alla costruzione del troncone di allungamento e il suo grado di “allestimento”, ovvero impianti, soffitti, pareti, moduli cabinabili, arredamento, deve essere il più avanzato possibile, così da ridurre al minimo il tempo di sosta della nave. Dopo l’ingresso di quest’ultima in bacino e la successiva marcatura della linea di taglio, vengono quindi rimossi tutti gli arredi e gli impianti in prossimità della linea stessa, per predisporre la struttura in acciaio della nave all’operazione. A quel punto comincia il taglio vero e proprio che generalmente è eseguito in modalità manuale o semiautomatica a seconda del tipo di struttura da tagliare. Poi, una volta concluso il taglio, si procede a movimentare i tronconi della nave per permettere l’inserimento di quello nuovo.

Doppio binario per l’inserimento della nuova sezione
Questi interventi possono seguire un duplice binario. Tradizionalmente lo spostamento avveniva per galleggiamento, con il troncone prodiero (quello a prua) e la sezione di allungamento opportunamente zavorrati in modo da galleggiare a immersioni. Ma questa manovra, dai tempi piuttosto lunghi, è stata sostituita oggi dalla movimentazione a secco. In pratica, nel momento in cui la nave entra nel bacino di carenaggio, viene fatta posare su un piano di taccate (i sostegni di legno che negli scali di costruzione si pongono sotto la carena per mantenerla dritta) in parte fisse (per la sezione destinata a rimanere ferma) e in parte mobili (per quella che dovrà spostarsi in modo da far spazio al troncone di allungamento).

Gli ultimi passaggi prima del traguardo finale
Le taccate mobili sono in grado di sollevare un peso di circa mille tonnellate, mentre per il troncone di allungamento, che è più leggero, si usano dei carrelli multi-ruota. Dopo aver messo in posizione, quindi, i tre grandi blocchi che andranno a ricostituire la nave, si procede con la saldatura - manuale o semiautomatica in funzione della struttura - in base a una sequenza precisa per la giunzione della nave. Una volta completata questa operazione, vengono infine ripristinati gli impianti e successivamente l’arredo.

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