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Dal Def alla manovra: il percorso a ostacoli della legge di bilancio fino a Natale

di Gianni Trovati


Manovra, ecco tutte le tappe della sessione di bilancio

6' di lettura

NaDef, Dpb, output gap, deficit nominale e saldo strutturale. Il dibattito di queste settimane rimbalza fra «vertici sulla manovra», tweet dei protagonisti, interviste e soffiate più o meno interessate, in un rimpallo disordinato fra obiettivi di deficit e rilanci su reddito di cittadinanza, pensioni, tasse e investimenti.

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Ma il percorso che porta dai programmi agli articoli e ai commi della legge di bilancio è scandito da scelte precise che vanno assunte seguendo un calendario predefinito, disegnato nel 2016 dalla riforma della contabilità (quella che ha ribattezzato in legge di bilancio la vecchia legge di stabilità).

Ed è bene conoscerlo. Perché la politica parlerà di manovra tutti i giorni, fino a Natale. E sapere come funzionano gli snodi del meccanismo è utile per evitare di scambiare ogni dichiarazione come decisiva.

Legge di bilancio / Quando arrivano i numeri ufficiali su deficit e debito?
Il 27 settembre, con la Nota di aggiornamento al Def (NaDef)
La prima tappa è la Nota di aggiornamento al Def che il governo deve presentare al Parlamento entro giovedì 27 settembre. La Nota è sempre importante, perché fa tesoro di quello che è successo all’economia e alla finanza pubblica nel corso degli ultimi mesi. Ma quest’anno ha un valore aggiuntivo. Il governo giallo-verde, che si è insediato all’inizio di giugno dopo tre mesi di stallo post-elettorale, si è finora limitato a ereditare il Def preparato da Padoan e Gentiloni, che fotografava le prospettive di crescita, debito e deficit a legislazione vigente. Il governo Gentiloni, infatti, non ha scritto un programma di finanza pubblica perché era in uscita; il governo Conte non l’ha fatto perché appena insediato non aveva una linea comune sul tema, come mostra la faticosa ricerca di un accordo che prosegue in questi giorni.

L’assenza di un programma definito ha alimentato la girandola di prese di posizione di governo e maggioranza sullo sforamento dei tetti di deficit, che ha mandato in altalena spread e rendimenti dei Btp. La Nota di aggiornamento fornirà quindi la prima proposta ufficiale del governo su dove portare nei prossimi tre anni debito e deficit, anche sulla base delle previsioni di crescita influenzate dalle misure che il governo ha intenzione di prendere per favorirla (rilancio degli investimenti, interventi fiscali su imprese e famiglie, eccetera).

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È una decisione definitiva?
No, l’ultima parola tocca al Parlamento
Attenzione, si tratta di una proposta perché il Parlamento ha un ruolo chiave. I numeri, che devono essere «validati» dall’Ufficio parlamentare di Bilancio (l’Authority indipendente, composta da tecnici di alto livello, creata dalla riforma della contabilità), proporranno obiettivi diversi da quelli scritti ad aprile, che per il 2019 puntavano a un indebitamento netto dello 0,8% del Pil, dimezzato rispetto a quest’anno, e a un deficit strutturale (cioè al netto degli effetti del ciclo economico e delle una tantum) dello 0,4%, contro lo 0,8% previsto per quest’anno. A cambiare questi dati intervengono due fattori: la frenata dell’economia, che aumenta il peso dell’indebitamento netto sul Pil, e le scelte del governo, che puntano a un deficit più alto per finanziare almeno una parte delle misure del programma. Tria chiede di «non peggiorare» i livelli di quest’anno, M5S e Lega premono per spazi aggiuntivi, ma in entrambi i casi serve più deficit rispetto ai programmi. E per ottenerlo occorre che il Parlamento dia il via libera, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Quando parte il confronto con l’Ue?
Il 15 ottobre, con il programma di bilancio
Superato lo scoglio della Nadef, bisogna passare a Bruxelles. Entro il 15 ottobre, tutti i Paesi dell’Eurozona devono inviare alla commissione Ue il proprio Dpb (Draft Budgetary Plan), che oltre alle tabelle dei programmi di finanza pubblica deve indicare le misure che serviranno ad attuarli. Il confronto informale con la commissione è partito da mesi, secondo una liturgia allungata anche dalla difficoltà di assumere decisioni drastiche a pochi mesi da elezioni europee considerate una prova del fuoco per la tenuta dell’Unione. Ma con il Dpb la discussione cresce di livello. Nel documento vanno indicati tutti i capitoli principali della manovra, dagli interventi sulle pensioni a quelli su reddito di cittadinanza e fisco, e ogni descrizione è accompagnata da un numeretto che misura la spesa prevista; nel caso di interventi di spending review va indicato il peso degli tagli previsti, mentre per misure come la revisione degli sconti fiscali (se mai si faranno) bisogna scrivere le maggiori entrate previste.

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Quando decide la Commissione?
Tempi lunghi, fra numeri (cervellotici) e politica
Se vincerà la “linea Tria” sul deficit, e non ci saranno quindi rotture plateali immediate, la cautela europea porterà a un lungo confronto a media temperatura sui conti italiani. Sul piatto c’è anche la correzione da 5 miliardi (tre decimali di Pil) chiesta sul 2018 e poi rimandata all’anno prossimo, in un procedimento che potrebbe non vedere conclusioni definitive fino alla prossima primavera. Naturalmente tutto dipende dal rapporto fra la proposta italiana e la complicata contabilità europea, tenendo conto di almeno due elementi.

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