hi-tech

Dal digitale la scommessa per il settore agroalimentare

di Andrea Biondi

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(Marka)


3' di lettura

Un dato su tutti: nel settore vitinicolo – un miliardo di bottiglie esportate nel 2015 – il 77,3% delle aziende non ha fatto investimenti a valore in tecnologie Ict o ne ha fatti per meno di 5mila euro negli ultimi cinque anni. Cifre che, se riferite come sono a uno dei comparti di punta dell’agroalimentare italiano, fanno capire come sia ancora molto (forse anche troppo) lunga la strada da percorrere per imboccare la giusta direzione che porti verso la necessaria “trasformazione digitale”.

Numeri e cifre dell’inverno dello scontento hi-tech nel comparto agroalimentare sono riportati nella ricerca “Gli Impatti della Digital Trasformation sul settore Agrifood”, realizzata dal Digital Transformation Institute (Dti) con la collaborazione di Cisco Italia. E sono numeri e cifre da non sottovalutare nella loro portata visto che il settore agricolo pesa attorno al 2% del Pil in Italia, ma impiega tra agricoltura e industria il 21,7% degli occupati italiani.

«Il primo ritorno che volevamo avere con questa ricerca – spiega Michele Festuccia, responsabile dei progetti in ambito agrifood del piano di investimenti Digitaliani di Cisco – è legato alla consapevolezza dell’importanza della digitalizzazione di questo comparto. Volevamo capire lo stato dell’arte, fare emergere l’esigenza di affrontare il tema della digitalizzazione, anche se non è una esigenza conclamata, per rendere il comparto più moderno e preparato ad affrontare un mondo in cui la digitalizzazione è in corso». Altro punto per noi importante, aggiunge Festuccia, «è anche trovare il modo di interfacciarsi con tutti gli stakeholder del settore, di scavalcare la “barriera” che alcuni di loro sentono nei confronti di aziende come la nostra, digitali, per far comprendere che ci può essere un linguaggio comune e che si può lavorare insieme con degli obiettivi comuni»

La ricerca ha una parte descrittiva generale e una parte di indagine riferita al comparto vitivinicolo. Sul primo punto, le macroaree di intervento indicate vanno dall’“Agricoltura di precisione”, al “Non destructive testing” all’ “Environment Agricolture”. Nel dettaglio, con l’agricoltura di precisione sono gps, sensoristica e big data a fare la partita. Le tecniche di non destructive testing partono invece dall’utilizzo di laser, radiografie, tac, per un’analisi il più possibile accurata delle superfici. Infine con l’Environment agricolture si punta, per esempio, sulle coltivazioni idroponiche (coltivazioni con terra sostituita da un substrato interte) o aeroponiche (in serre senza utilizzo di terra).

«La digitalizzazione dei processi dell’agricoltura è propedeutica alla digitalizzazione di tutta la filiera. La ricerca ha considerato l’agricoltura ma anche le filiere della carne, pesce, latte e ha preso in considerazione tutta la catena, ad esempio la distribuzione, il consumo», spiega Stefano Epifani, presidente Dti, con una indicazione di fondo: «Il digitale non è neutrale: se non te ne occupi non solo non te ne avvantaggi, ma rischi anche di avere svantaggi rispetto a chi se ne occupa».

Per quanto riguarda i risultati dell’indagine, un altro risultato che deve far riflettere sta nel fatto che mentre il 52% delle imprese ha intenzione di fare investimenti superiori ai 5mila euro nel prossimo futuro, è anche vero che un 31% di aziende, specie medio-piccole, non ha nessuna intenzione di investire in innovazione digitale. Le tecnologie su cui si intende investire in futuro sono in particolare quelle legate al ciclo della produzione e all’ottimizzazione dei processi di trasformazione (49% e 57% le ritiene interessanti) e sono centrali i temi legati alla tracciabilità e sicurezza del prodotto, ma anche la logistica e il management e gestione dell’impresa.

Alla fine chi ha comunque investito ha ancora riserve sulla reale efficacia del suo impegno. Il 47% afferma che gli investimenti fatti non hanno inciso positivamente sui ricavi, il 15% non sa valutarlo; il 21% dichiara di avere visto un moderato effetto positivo, il 7% soltanto un reale incremento del fatturato.
Questi scarsi risultati si possono legare alla preponderante scelta di intervenire sulla distribuzione, sul web, l’e -commerce – senza un’attenta considerazione dei processi retrostanti: infatti solo il 19,3% delle aziende ha un sistema logistico organizzato in modo innovativo, mentre il 38% ha una logistica non informatizzata e il 40% dichiara di non avere alcuna pianificazione logistica.

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