NON SOLO JUVE-NAPOLI

Dal dischetto alle carte bollate, quando lo sport è materia di avvocati

Gruppi legali multidisciplinari con esperti di finanza e nuove tecnologie per studiare la fruizione in digitale. Arriva il Covid manager per la sicurezza

di Elena Pasquini

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Gruppi legali multidisciplinari con esperti di finanza e nuove tecnologie per studiare la fruizione in digitale. Arriva il Covid manager per la sicurezza


3' di lettura

Il contratto sportivo oggi si muove tra clausole Covid e sperimentazione di partnership “digital”. L’emergenza pandemica ha infatti toccato a diversi livelli il comparto – dall’impiantistica ai contratti con gli atleti, da un cambiamento della domanda a nuovi obblighi nell’offerta - e ha accelerato alcune tendenze già in atto. A partire dalla fruizione in remoto delle competizioni, una possibilità entrata di diritto nella stesura dei contratti, o la ricerca di figure manageriali per l’adeguamento rapido a un mercato ancora instabile.

Conta il “gioco di squadra”

Fondamentale il “gioco di squadra” tanto per le organizzazioni sportive quanto per gli advisor. «L’inevitabile impatto economico legato alla diffusione del Covid-19 sullo sport – afferma Riccardo Giacomin, associate del dipartimento sportivo Rödl & Partner – va contenuto lavorando sull’unione d’intenti tra tutte le parti coinvolte, non da ultime quelle istituzionali. Così, se da un lato gli sponsor devono continuare a credere nella validità del prodotto, i rights-holder dovrebbero adeguare l’offerta in termini di servizi, valore e coinvolgimento sui loro assets, in un’ottica di condivisione dei guadagni e investimenti comuni, soprattutto verso nuove tecnologie e digitale». Il percorso per trasformare il tifoso in consumatore ha bisogno di figure altamente specializzate, affiancate da advisor (inclusi quelli legali) in grado di fare chiarezza su rischi e opportunità nelle strategie.

Cambia il business

«Il lockdown ha inciso fortemente sui profili economici dello sport, imponendo una riconsiderazione totale del modello di business - sottolinea Federico Venturi Ferriolo, co-responsabile del dipartimento di diritto dello sport in Lca –. È venuto meno il presupposto principale dei contratti: la disputa degli eventi sportivi. Un esempio è quanto accaduto per la riconfigurazione di stadi e arene a porte chiuse: leghe e società hanno modificato i propri investimenti sui diritti fisici per preferire quelli di sponsorizzazione digitale, più flessibili e scalabili». Ma non tutti i nodi sono risolti: basti pensare alla vicenda della partita Juventus-Napoli, sulla quale dopo lo stop ai partenopei per i casi di positività si annuncia una serrata battaglia legale.

Per non parlare del rischio, sempre dietro l’angolo, di nuove chiusure e sospensioni dei tornei. L’esigenza di consulenza e formazione in ambito legale e finanziario – e di investimenti in ambito digitale e gestionale - era emersa già nella ricerca che Sport e salute Spa aveva portato avanti in luglio con Swg su 2.546 organizzazioni sportive italiane.

Le richieste delle società sportive

Nei mesi passati, «la richiesta di imprese e società sportive è stata quella di introdurre clausole di forza maggiore e hardship (chiamate impropriamente “clausole Covid”) nei contratti di collaborazione e prestazione sportiva, di sponsorizzazione di locazione e concessori relativi all’affidamento di impianti sportivi pubblici», spiegano Andrea Mileto e Manuela Magistro del dipartimento sportivo di Lexant. Ora il lavoro sui contratti può essere considerato residuale. È tempo di incrementare il regime di previsione dei rischi d’impresa per affrontare in anticipo le crisi, non solo sanitarie, e stilare le prassi operative di ridefinizione dei processi in conseguenza dell’emergenza sanitaria. Ecco perché molte federazioni hanno introdotto il Covid manager: un esperto in sicurezza sul lavoro, «che a volte può essere individuato in un dirigente di società o, a livelli giovanili, persino nel tecnico», sottolineano da Lexant.

Team multidisciplinari

È tempo anche di quelle che Giacomin definisce «affascinanti sfide» per i consulenti legali, chiamati da federazioni, organizzazioni e società sportive a stilare nuovi modelli contrattuali per ottimizzare partnership e collaborazioni con ingegneri gestionali, esperti in nuove tecnologie o con società attive nel digital. L’abbinamento tra tecnologia e sport è una tendenza con margini di crescita interessanti.

La figura del professionista solitario «sta diventando anacronistica», dice Venturi Ferriolo: si dovrebbe contare sempre su un team multidisciplinare con almeno un esperto in diritto commerciale, uno specialista in protezione della proprietà intellettuale e un giuslavorista. Meglio ancora se affiancati da colleghi esperti di legaltech e di diritto internazionale.

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