Il MATCH ROMA-VIENNA

Dal doppio passaporto ai consolati aperti: l’Austria punta ai sudtirolesi di lingua tedesca

di Andrea Carli

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano e il premier austriaco Sebastian Kurz (fonte Afp)

3' di lettura

L’ultimo round del match tra Roma e Vienna si è risolto con una vittoria dell’Italia, che ha registrato il dietrofront del governo di Sebastian Kurz sulla decisione di aprire le porte dei consolati austriaci ai sudtirolesi di lingua tedesca e ladina. In base a un disegno di legge che il governo austriaco ha trasmesso al parlamento, per poi stopparlo dopo poche ore, in caso di necessità queste persone avrebbero potuto rivolgersi a un consolato austriaco, anche se nel paese in cui si trovavano c’era una rappresentanza italiana. Una volta al corrente della proposta di legge austriaca, l’Italia ha protestato, spingendo Vienna a rivedere la sua posizione e a cambiare strada.

Il precedente del passaporto per i sudtirolesi
Ma la proposta sui consolati è solo l’ultima, in ordine di tempo, che l’esecutivo guidato dal leader dell’Övp Kurz, alleato con la destra radicale di Heinz-Christian Strache (Fpö), ha avanzato nei confronti degli altoatesini di lingua tedesca e ladina che, stando a Vienna, cadono sotto la sua “funzione tutrice”. Il primo tempo della partita si è giocato a dicembre dell’anno scorso, quando il governo austriaco ha proposto di concedere il passaporto austriaco agli italiani di lingua tedesca o ladina, cioè ai sudtirolesi che vivono in Trentino Alto Adige. La reazione italiana è stata in quell’occasione gelida. A tal punto che in un primo momento Vienna ha frenato: «Si tratta di qualcosa che ovviamente intendiamo realizzare soltanto in stretta cooperazione con l’Italia e con il governo di Roma - ha chiarito Kurz -. Nel nostro programma, siamo venuti incontro a un desiderio dei sudtirolesi espresso da tutti i partiti e soprattutto dallo stesso governo provinciale del Sudtirolo». Poi però l’Austria ha tirato dritto. I ministri Karin Kneissl e Herbert Kick hanno convocato per fine marzo un vertice tra i rappresentanti di Vienna e i capigruppo del parlamentino della provincia autonoma dell’Alto Adige.

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L’incontro proposto da Vienna e la chiusura della Farnesina
Anche in questo caso la decisione austriaca non è stata apprezzata dagli italiani. Con una nota del 7 marzo Alfano segnalava di aver dato «istruzioni al nostro Ambasciatore in Austria di non prendere parte alla riunione convocata il prossimo 23 marzo a Vienna sulla proposta della doppia cittadinanza per la popolazione di lingua tedesca e ladina dell’Alto Adige. Come già ribadito alla collega austriaca Kneissl in occasione dell’incontro di gennaio - si legge ancora nella nota -, qualunque eventuale discussione sul tema non potrà che avvenire tra Roma e Vienna e non anche, su un livello paritetico, con Bolzano, che è una Provincia autonoma della Repubblica Italiana».

Kurz, cittadinanza sudtirolesi solo d'accordo con Roma

Alfano agli austriaci: lo statuto di autonomia va preservato
Secondo il ministro degli Affari Esteri la proposta della doppia cittadinanza fatta da Vienna «stride con gli elevati livelli di tutela e sviluppo delle minoranze in Alto Adige, con la realtà delle relazioni bilaterali, con la comune appartenenza di Italia e Austria all’Ue e con il diritto internazionale. D’altra parte, anche a Vienna si riconosce la sensibilità della questione della doppia cittadinanza nel contesto dell’Alto Adige, dove la convivenza pacifica tra diversi gruppi linguistici e lo straordinario sviluppo socio-economico sono frutto dell’assetto disegnato dall’Accordo De Gasperi-Gruber e vengono garantiti dallo Statuto di Autonomia, un modello molto apprezzato in tutto il mondo e che va preservato».

I limiti al traffico di tir al Brennero
Le distanze tra Italia e Austria hanno riguardato anche altri ambiti. Uno di questi è quello dell’autotrasporto. Vienna ha infatti deciso di limitare il transito dei tir sull’autostrada A22 del Brennero: 25 giorni di “numero chiuso”, da marzo al prossimo luglio. Un altro tema è quello dei migranti. Lo scorso agosto Vienna ha inviato 70 militari al Brennero , mossa che il Viminale ha fatto sapere di considerare «sorprendente e non giustificata». Ma mossa era stata annunciata da Vienna qualche giorno prima, quando il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil aveva ventilato l’ipotesi, in vista di un eccezionale afflusso di migranti dall’Italia, di mandare l’esercito al Brennero e schierare truppe al confine. In quella circolstanza il governatore altoatesino Arno Kompatscher aveva commentato: «C’è da considerare che Vienna si prepara alle elezioni e le disposizioni sul Brennero vanno lette in parte come un messaggio interno, direi di tipo elettorale». Poi le elezioni ci sono state. Ma le distanze tra Italia e Austria, con Vienna sempre più interessata ai sudtirolesi di lingua tedesca e ladina, non sembrano venute meno.

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