I RAPPORTI TRA ROMA E VIENNA

Dai migranti alle vacanze sulla neve, quando l'Austria si smarca dall'Italia

Mentre Conte chiede un coordinamento con l’Ue, Vienna boccia l’idea di un Natale senza vacanze sulla neve. Non è la prima volta che i due paesi si trovano su posizioni divergenti, se non proprio opposte

di Andrea Carli

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Da sinistra a destra, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il premier Giuseppe Conte (foto Reuters)

Mentre Conte chiede un coordinamento con l’Ue, Vienna boccia l’idea di un Natale senza vacanze sulla neve. Non è la prima volta che i due paesi si trovano su posizioni divergenti, se non proprio opposte


3' di lettura

Vicine dal punto di vista della collocazione geografica ma distanti da quello politico. Ancora una volta la posizione dell’Austria diverge da quella dell’Italia. È accaduto nuovamente nelle ultime ore, con Vienna a respingere al mittente la richiesta avanzata da Giuseppe Conte per un coordinamento europeo sulla gestione degli impianti sciistiici a dicembre. Agli austriaci non piace l'idea di un Natale senza vacanze sulla neve.

E nel caso in cui lo stop allo sci dovesse essere imposto da Bruxelles, il ministro austriaco alle Finanze Gernot Bluemel e la ministra per il Turismo Elisabeth Koestinger hanno chiarito che non esiterebbero a chiedere un ristoro dell'Ue. «Non posso condividere l'iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale», ha detto Koestinger citato dall'Apa. «I nostri operatori turistici si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza, l'apres ski per esempio non sarà consentito».

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Dopo lo scontro sul doppio passaporto austriaco-italiano per i sudtirolesi, dunque, dopo il braccio di ferro sui fondi europei del Next Generation Eu, dopo le distanze emerse in materia di gestione dei flussi migratori sul tema del ricollocamento delle persone giunte in Europa sul territorio dei paesi di primo ingresso, anche sulla riapertura degli impianti sotto le feste di Natale Austria e Italia, paesi vicini sulla carta geografica, assumono posizioni opposte.

La crisi del doppio passaporto per i sudtirolesi

Il rapporto tra l'Italia e il giovanissimo cancelliere austriaco non è peraltro nuovo a frizioni di vario genere. Il suo primo governo, una coalizione con il partito di estrema destra Fpoe, aveva debuttato nel 2017 con la proposta - poi ritirata - del doppio passaporto austriaco-italiano per i sudtirolesi.

Il braccio di ferro sui migranti

In passato non sono mancate tensioni con Roma anche sui migranti. Vienna nel 2018 era arrivata a minacciare la chiusura dei confini meridionali per fermare i flussi dei cosiddetti “migranti secondari”, quelli registrati nei Paesi di arrivo e che poi si spostano altrove. Dopo che lo scorso settembre l’esecutivo Ue ha dato il via libera al nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, in occasione della prima riunione tra i ministri dell'Interno Ue la responsabile del Viminale Luciana Lamorgese ha criticato la proposta che sancisce il concetto di solidarietà obbligatoria a sostegno degli Stati sotto pressione, traducendolo in una formula a scelta tra ricollocamenti dei profughi e rimpatri sponsorizzati dei migranti, ma che non supera la responsabilità per il Paese di primo ingresso per tutte le richieste di asilo, fulcro del regolamento di Dublino.

L'Italia, ha chiarito Lamorgese in quell’occasione, non può prescindere da un chiaro superamento del principio di responsabilità dello Stato di primo ingresso. Contraria alla posizione italiana, l’Austria, a sua volta forte dell’appoggio dei quattro Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), tutti decisi a respingere la redistribuzione dei richiedenti asilo nel proprio territorio. Un'eventualità , quest'ultima, che Vienna vede anche nella proposta sui rimpatri sponsorizzati (gli Stati che falliscono, dopo otto mesi dovranno infatti accogliere i migranti sul proprio suolo).

Emergenza Covid, lo scontro sui confini chiusi

Alla fine di maggio, quando era già chiaro che le vacanze estive 2020 per gli italiani sarebbero state soprattutto nel loro paese, ancora Kurz era andato allo scontro con Roma sul tema dei confini chiusi. «In nessun caso - aveva sottolineato in quell’occasione il cancelliere - apriremo i nostri confini a Paesi che non hanno ancora sotto controllo la situazione» dei contagi da coronavirus. Una posizione che aveva suscitato la risposta del governo, affidata al ministro degli Affari europei: «Non è tempo di spot o proclami unilaterali - aveva attaccato Enzo Amendola - ma di intenso lavoro per unire l'Europa».

La partita dei fondi Ue contro la crisi Covid

Nella non facile trattativa che ha portato al via libera al Recovery Fund, l’operazione anti crisi da 750 miliardi che saranno raccolti sul mercato con la più grande emissione obbligazionaria mai lanciata dalla Commissione europea (all’Italia andranno circa 209 miliardi), è accaduto che Vienna si dicesse contraria al tentativo di compromesso franco-tedesco, mentre Roma si è sempre adoperata affinché venisse il più possibile ampliata la gittata del fondo.

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