RESPONSABILE ISTRUZIONE

Dal figlio alla scuola inglese a crocifisso e merendine, Fioramonti ministro delle polemiche social

Il pentastellato, ex professore di economia politica all’università di Pretoria, da quando è entrato nella cabina di regia del dicastero di Viale Trastevere è finito con una certa frequenza sotto la lente dei social e dell’opposizione. Con richieste di dimissioni che sono piovute dal centro destra. «Contro di me vespaio mediatico», avverte

di An.C.


Scuola, Fioramonti sta con Greta Thunberg e i Fridays for Future

2' di lettura

Dalla tassa sulle merendine e sui voli per reperire 3 miliardi da destinare alla scuola, al crocifisso da rimuovere dalla parete delle aule scolastiche e da sostituire con un mappamondo, alla scelta di iscrivere il figlio a una scuola inglese, ai vecchi post pubblicati su Facebook con alcuni commenti fuori luogo su Daniela Santanché, Silvio Berlusconi e sulla polizia, espressi qualche anno fa sul suo profilo e ripescati dal Giornale.

Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, ex professore di economia politica all’università di Pretoria ed eletto alla Camera nel 2018 con M5S, da quando è entrato nella stanza dei bottoni del dicastero di Viale Trastevere è finito con una certa frequenza sotto la lente dei social (nelle ultime ore l’hashtag #fioramontidimettiti è diventato virale) e dell’opposizione, dalla Lega a Forza Italia. Le richieste di dimissioni non si sono fatte attendere.

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Il ministro: «contro di me vespaio mediatico»
Fioramonti non ci sta. Parla di «vespaio mediatico», conseguenza del fatto che lui è «portatore di un nuovo modo di pensare». Quanto alla polenica che è stata sollevata sui social e non solo per il fatto che ha iscritto il figlio - lui responsabile per l’Istruzione nella squadra del Conte due - a una scuola d’inglese, il pentastellato passa al contrattacco e annuncia un esposto al garante della privacy, «da privato cittadino e non da Ministro».

Le uscite su Santanché, Berlusconi e la polizia «guardia del potere»
Nel mirino, nelle ultime ore, sono finite le osservazioni che l’attuale ministro in passato ha rivolto all’ex deputata azzurra Santanché («Ha gli zigomi rifatti e se fossi una donnale sputerei in faccia»), o quelle sul Cavaliere dopo il terremoto dell’Aquila («Iettatore nano, imperatore della sfiga»), o alla polizia («È solo un corpo di guardia del potere, invece che una forza al servizio dei cittadini»).

«Sono opinioni di cui non vado fiero»
«Sono opinioni scritte di getto, di cui non vado fiero - si difende Fioramonti -. Difendo e difenderò sempre il diritto alla libera informazione, accetto in silenzio tutte le critiche, in taluni casi anche molto dure, che mi vengono rivolte. A tutti può capitare di incorrere in errori, anche a me, come nel caso dei toni usati nelle affermazioni rilanciate dal tritacarne mediatico, pur vecchie di anni e fatte quando ero un semplice cittadino». Ma la polemica sulle sue parole non accenna a scendere di intensità e il ministro, che ha vissuto molti anni in Sudafrica, non nasconde un certo disappunto. «La diffusione della conoscenza storica - scrive il ministro sul suo profilo Facebook - è importantissima non solo perché in grado di favorire lo sviluppo del pensiero critico, ma perché può insegnare alle studentesse ed agli studenti che la storia non è solo una sequenza di battaglie, ma anche costruzione di società». Ed è proprio quel pensiero critico il cui riconoscimento in queste ore gli sembra messo a repentaglio.

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