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Dal Fmi all’Ocse, perché gli organismi internazionali bocciano il governo Lega-M5S

di Andrea Carli


Serve una cura shock per superare la recessione

2' di lettura

L’ultima critica sulle scelte di politica economica dell’esecutivo giallo verde è piovuta nelle ultime ore dall’Ocse. E ha travolto uno dei cavalli di battaglia del governo, e in particolare della componente leghista: quota 100. «L’abbassamento dell’età pensionabile a 62 anni con almeno 38 anni di contributi - si legge nel Rapporto sull’Italia dell’organizzazione parigina pubblicato oggi - rallenterà la crescita nel medio termine, riducendo l’occupazione tra le persone anziane e, se non applicata in modo equo» aumenterà «la diseguaglianza intergenerazionale e farà aumentare il debito pubblico.

L’Ocse ha invitato Roma ad «abrogare le modifiche alle regole sul pensionamento anticipato introdotte nel 2019 e mantenere il nesso tra l’età pensionabile e la speranza di vita».
Il segretario generale dell’Organizzazione, Angel Gurria, durante la presentazione del report ha spiegato che una marcia indietro sul regime di pensionamento anticipato introdotto con “Quota 100” consentirebbe di liberare risorse per 40 miliardi di euro da qui al 2025 .

Fmi vede ancora la recessione in Italia
Ma l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico non è l’unico organismo internazionale ad aver espresso perplessità sulle scelte di politica economica italiane. La settimana scorsa a lanciare l’allarme di una crescita negativa anche nel periodo gennaio-marzo 2019, che prolungherebbe la recessione tecnica iniziata la scorsa estate, è stato il Fondo monetario internazionale. Secondo il vicedirettore generale, David Lipton, «evidenti vulnerabilità» hanno lasciato l’Italia impreparata a fronte dei rischi che gravano sulla Ue, dal rallentamento della crescita all’impatto del protezionismo e della Brexit.

L’allarme lanciato nell’Article IV
Ancora prima, il Rapporto sull’Italia degli esperti dell’organismo di Washington, discusso il 25 gennaio dal board dei direttori, ha messo in evidenza che l’economia italiana ha rallentato e i rischi di recessione sono cresciuti. Dietro a questo rallentamento anche la maggiore incertezza sulla politica di bilancio interna, che si è tradotta, nel 2018, nell’incremento dei rendimenti sui titoli del debito pubblico. Così, nel confermare le stime su un probabile aumento del +0,6 per cento del Pil per quest’anno, il Rapporto non nasconde le preoccupazioni per le implicazioni dell’attuale politica di bilancio del governo gialloverde. Comprese quelle di un rischio di contagio globale in caso di una crisi italiana.

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