privacy

Dal Garante più trasparenza sulle banche dati della polizia

di Antonello Cherchi


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1' di lettura

I cittadini hanno il diritto di conoscere quali e quante sono le banche dati utilizzate dalla polizia, quali operazioni vengono effettuate sui dati personali e per quanto tempo questi ultimi sono custoditi. Lo ha sottolineato il Garante della privacy in uno dei due pareri fornito al ministero dell’Interno su altrettanti schemi di decreto, entrambi relativi alla gestione delle informazioni personali effettuata per fini di polizia attraverso database. Un particolare tipo di trattamento dei dati personali che è regolato nella parte seconda del codice della privacy.

I due pareri del Garante Privacy sulle banche dati della Polizia/1

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Cittadini informati
In particolare, nel parere relativo al decreto sui trattamenti non occasionali di dati personali custoditi nei principali archivi del Viminale (il centro elaborazione dati, il database Afis delle impronte digitali, quello del Dna), l’Authority ha ribadito il principio della trasparenza nei confronti della collettività, che è tenuta a conoscere il numero degli archivi, la loro tipologia, nonché il nome dei titolari del trattamento dei dati a cui potersi rivolgere in caso di necessità di informazioni e per far eventualmente valere la lesione dei diritti di riservatezza.

I due pareri del Garante Privacy sulle banche dati della Polizia/2

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La selezione dei dati
Nei pareri il Garante ha anche chiesto che vengano esclusi dal trattamento dei dati personali finalizzati ad attività di polizia quelli relativi ad attività amministrative e quelli per i quali non sia dimostrata una correlazione diretta con il lavoro investigativo (per esempio, le informazioni necessarie per il rilascio di licenze, di autorizzazioni, di nullaosta).

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